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Le due metà di uno

coniugi walton

DI RAFFAELE MIRELLI
Da sempre la natura parla dell’essere umano e in certi casi lo fonda, oltrepassandolo. La storia dei giardini la Mortella è dicotomia pura che, da un lato, implica il rapporto uomo-natura, dall’altro invece lo trascende. Questo scritto narra di un’essenza divisa, di due metà che s’incontrano nell’altro. La prima metà di questa storia è incarnata da Susana Walton. La chorisia speciosa è una pianta di origini sud-americane: nel giardino si trova all’ingresso, dopo la biglietteria sulla vostra sinistra.

 

Alta circa 20 metri, fu piantata da Susana Walton trentacinque anni fa. Portata a Ischia da uno dei suoi viaggi in Argentina, mentre si recava con suo marito, William Walton, a una serata di gala. Lady Walton quando vide questa pianta, fece fermare l’auto e prontamente scese per raccoglierne un seme. Susana, il Demiurgo di questo giardino, s’identificava in quell’essere vivente per le sue fattezze: un tronco maestoso e tondo, denso di spine che ne difendono la corteccia; una bottiglia, un vaso dal quale maestoso si leva il tronco verso il cielo, unico luogo possibile che narra e coglie le sfumature di questa incredibile vicenda umana. La seconda metà di questa storia è rappresentata da Sir William Walton. LA RIVELAZIONE DEL LUOGO MISTICO William proveniva da una famiglia umile. All’età di soli dieci anni fu accolto nel coro della chiesa per il suo talento nel canto e per la peculiarità del tono. I suoi studi furono sostenuti dalla famiglia Sitwell, famiglia aristocratica inglese che lo accolse come un figlio. Ed è proprio nella dimora dei Sitwell, dove vi si trasferì all’età di diciotto anni, che il compositore inglese ebbe la sua rivelazione e visione di un giardino come luogo mistico e d’ispirazione, che ne illuminasse la visione e dimensione creativa, esaltando la natura umana, quella creativa. Susana e William s’incontrarono a Buenos Aires. Lady Walton apparteneva a una famiglia benestante argentina. Il padre avvocato di grande influenza, non ebbe la forza di opporsi al loro matrimonio: William, in visita in Argentina per una conferenza, vide la giovinetta tra la folla e, attirato dai suoi brillanti occhi, le confessò senza remore il suo amore. La proposta di matrimonio venne dapprima presa da Susana come un eloquio di un folle, eppure, dopo solo tre mesi, i due convolarono a nozze, proprio a Buenos Aires. Correva l’anno 1948. Lei aveva ventidue anni, lui quarantacinque. Da Londra a Ischia il passo fu breve. La coppia, infatti, voleva superare le grigie giornate invernali, trascorrendole in Italia. William era da sempre appassionato della nostra terra. I due furono dirottati su Ischia, quasi per caso. Nemmeno la conoscevano. Si sistemarono a Forio d’Ischia nel convento di S. Francesco, in una dimora umile e maltenuta, scelta solo perché vi era un pianoforte. Dopo poco si spostarono, restando nel comune di Forio, a Casa Cirillo, situata sulla collina che sovrasta la spiaggia di S. Francesco. Di lì a sei anni furono capaci di acquistare il terreno attuale sul quale nasce la Mortella, dove la visione condivisa dei due prenderà forma in modo amorevolmente dicotomico. Susana, donna vivace intellettualmente e capace, spirito elegantemente devoto al marito, alla sua opera, ne fu l’artefice principale. Il giardino nella sua morfologia conserva due parti: quella inferiore e quella superiore, due habitat tra loro differenti, non solo dal punto di vista botanico. La parte inferiore fu ideata da Susana come luogo in cui suo marito William potesse trovare ispirazione, isolato dal mondo esterno. Qui gli elementi botanici sono tra loro messi in sinergia, sebbene con provenienze geografiche molto eterogenee. WILLIAM, MUSICA E SOLO MUSICA Nel 1983 William morì e così Susana decise di far costruire, quasi come fosse una declinazione della parte inferiore, quella che adesso è la parte superiore del giardino. La direttrice della Fondazione Walton, Alessandra Vinciguerra, vede in questa l’ingresso del Mediterraneo nel giardino. Qui il sole domina le pietre e le piante, aprendo l’orizzonte al mare, all’isola. Due aspetti di una stessa realtà molto diversi ma affini che raccontano in modo speciale lo spirito di William e Susana. riservato, deciso, che amava conversare e comunicare di lavoro, di musica. In esso non troverete mai espressioni che afferiscano al mondo emozionale, che è completamente delegato alla musica. La sua visione è conclusa, completata nella musica, la sua genesi invece proviene dal giardino, dalla natura come luogo di creazione. Per Susana Walton la scrittura è invece mezzo d’espressione emozionale, estroverso e chiaro, e il giardino trasuda del suo essere. Il paradosso di questo giardino, aperto al pubblico nell’anno 1991, è forte: qui la natura e la natura umana sono in perfetta armonia, perché seguono e si aprono a delle differenze richieste dallo spirito di chi li ha pensati. Visto secondo le differenze e le affinità di William e Susana, la Mortella è palesamento di una vita fatta d’amore, di una storia d’amore poco romanzata. Le due parti in questione si esprimono non solo nella disposizione del giardino, ma anche nel modo e nel tempo in cui esse nascono e vengono pensate. STORIA D’AMORE REALE E METAFISICA La cura che Susana Walton ha risposto in questo luogo è la stessa che William ha risposto nella musica. Entrambi hanno espresso la loro natura più intima in coincidenza con la natura stessa. Tutto ciò che è stato generato in questo giardino diviene albero, frutto, foglia e seme. Questi elementi (natura naturans), generano, creano il nuovo, il futuro, la finalità della Fondazione Walton. Non esiste storia (d’amore) più reale e metafisica. La musica di William è espressione reale di necessità, il giardino di Susana è fondamento di essa, ma di essenza spirituale. Nell’essere umano la natura va oltre natura, trova il suo fondamento nello spirito e questo giardino ne è la testimonianza più certa: tutto quello che troverete qui sarà frutto di un incontro visionario, metafisico, poco romantico, ma ricco di devozione. Le due metà qui racchiuse, Susana e William, coesistono nell’opera umana, da una parte nella musica e dall’altra nella botanica.

Solo dei versi di Goethe possono riassumere questa dicotomia dell’Uno, che, non a caso, troverete citati in uno scritto di Susana Walton dedicato alla Mortella, dal titolo «Il libro del giardino» (2005):

È una sola cosa viva,
che in se stessa si è divisa?
O son due, che scelto hanno,
si conoscan come una?
In risposta a tal domanda,
trovai forse il giusto senso.
Non avverti nei miei canti ch’io son uno e doppio insieme?
(Gingko biloba)


 

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