Visconti chi?

L Visconti S Cecchi D Amico alla ColombaiaIl grande genio del teatro del cinema, Luchino Visconti, del quale ricorrono i 40 anni della morte e 110 dalla nascita, scelse l'isola d'Ischia come ideale del "buen retiro creativo" per attendere ad alcuni suoi lavori che poi divennero "capolavori" In questa prospettiva nel bosco di Zaro, sulla costa settentrionale di Forio, acquistò una villa "La Colombaia" che, nel tempo, e dopo la scomparsa del maestro, è diventato una sorta di avamposto controverso e mitizzato per la cultura italiana e non solo

Le rocce trachitiche del giardino accolgono le ceneri di Luchino e della sorella Ubalda. La Colombaia e Visconti rappresentano un binomio potente, in tutti i sensi, accompagnandosi a una vaga sensazione sospesa e di turbamento, qualcosa di irrisolto per l’immaginario locale. Ho chiesto al regista Gaetano Amalfitano di raccontare il suo rapporto complesso e originale con il luogo e il suo mito duplice. (Ci. Cen.)

Il mio rapporto con la Colombaia è iniziato intorno al 2005, ma c’era stato un breve precedente nel 1995: stavo girando a Ischia un “promo” che mi servisse da supporto nel cercare una produzione per un film tratto dalla mia prima sceneggiatura, in cui i due protagonisti erano un ragazzo italo-tedesco, ambientalista militante dal passato oscuro, e una giovane laureata romana reduce da uno stupro, in vacanza a Ischia con una comitiva di amici. Lui vive sull’isola e accompagna lei in alcuni luoghi tra cui la Colombaia. Avevo una piccola troupe di amici, tutti non ischitani, più mio padre Michele che spesso ci accompagnava per guidare la seconda automobile e a cui piaceva stare col gruppo. Quando andammo a girare alla Colombaia, era la prima volta che vedevo questo luogo che per me aveva già un sapore mitico, per quanto sapessi poco e niente di Visconti a Ischia. Sapevo solo che era una villa abbandonata a causa  di un contenzioso tra gli eredi e il comune di Forio. Arrivammo presso la villa avventurandoci per un sentiero dal bosco adiacente. Non c’era nessuno, scoprimmo una specie di castello abbandonato in malo modo, selvaggio nonostante l’aura nobiliare, come se fosse stato appena saccheggiato da mercenari: mattonelle divelte, scale arrugginite, locali deserti, tutto aperto e disponibile a chiunque. Quasi un maniero maledetto, cinematograficamente affascinante perché offriva ampia libertà creativa. Girammo una scena sul terrazzo davanti alla facciata, poi un’altra lungo la scala a chiocciola di ferro davanti all’ascensore, ancora completo dei suoi vetri colorati, non più funzionante ma in buono stato nonostante accenni di ruggine, e una terza scena sul terrazzo panoramico superiore. Il “promo” non mi servì a molto, il film non l’ho girato ma nel 1999 una produttrice romana me lo avrebbe fatto realizzare se il Ministero le avesse concesso il finanziamento previsto per legge. Non andò così. Ritorniamo al 2005: poco tempo dopo la presentazione del mio documentario «Angelo Rizzoli e Ischia» - sulla storia del legame tra il grande editore-produttore milanese e l’isola d’Ischia negli anni ’50- ’60 - Ugo Vuoso, direttore artistico della Fondazione La Colombaia, mi chiese se volessi fare un documentario su Visconti e Ischia da presentare nel 2006 per il centenario della nascita del maestro. Entusiasta dell’idea, gli mandai un preventivo che fu accettato. 

Quindi intervistai Gianni Rondolino, grande storico del cinema. Nel 2006 cominciarono i guai amministrativi per la Colombaia e la sua nuova decadenza, di conseguenza il mio progetto di documentario non avanzava e a un certo punto, parlandone con l’amica Anna Pilato, decidemmo di spostare l’asse del tema: non più Visconti e Ischia, bensì le case abitate da Visconti, e «Luchino a casa» poteva esserne il titolo.
E così, tra 2006 e 2007 intervistai Roberto Ielasi, Piero Tosi e Caterina D’Amico, e feci altre riprese. Poi mi fermai al momento di affrontare quelle fuori Roma e Ischia perché abbastanza impegnative economicamente, soprattutto quelle in Lombardia, ma anche perché rivolsi le mie energie verso un’altra sceneggiatura, che poi abbandonai per un’altra ancora, che poi realizzai tra il 2008 e il 2009, cioè il film «Spiriti come noi».  Nel frattempo avevo congelato il progetto sulle case di Visconti per diversi motivi, pur pensandoci ogni tanto e parlandone con Anna Pilato, finché nell’autunno 2014 lo riprendo in considerazione: ero stimolato dopo aver rivisto la mia intervista al grande Piero Tosi in cui egli parlava, con ricchezza di descrizioni, del Visconti casalingo, privato. Quell’intervista già di per sé costituiva, secondo me, un documento da non lasciare nel cassetto, tuttavia avevo ancora dubbi. Qualche mese prima avevo preso contatti telefonici con Cristina Gastel, nipote di Visconti, che gentilmente si era offerta nel collaborare alle riprese delle case viscontiane in Lombardia, ma non avevamo concordato tempi e dettagli. Rispetto al 2007 avevo più esperienza e possibilità per affrontare la trasferta in Lombardia ma alla fine decisi, dopo un travagliato fine-settimana di riflessioni, di rinunciare al documentario per realizzare invece un cortometraggio da girare alla Colombaia. Da qui è nato «Visconti… chi?» scritto, organizzato e girato in pochissimo tempo perché eravamo prossimi alla chiusura stagionale della villa: era il 2 novembre 2014, ma da allora non ha più riaperto al pubblico per la complessa problematica amministrativo-giudiziaria. La storia racconta di un uomo che una mattina esce di casa abbandonando la moglie, per una crisi matrimoniale causata da vari problemi, e approda a Ischia, dove prende una decisione drastica.  Il giorno dopo casualmente arriva alla Colombaia, senza saperne l’esistenza, la esplora facendo un breve viaggio nel mondo di Visconti che lo porta a riflettere sui suoi drammi personali finché sembra intenzionato a un’altra decisione drastica. Ci tenevo a fare un lavoro che riguardasse Visconti, anche se, prima del 2005, non lo consideravo tra i miei registi preferiti, pur conoscendolo e apprezzandone i capolavori. Poi, man mano che ne approfondivo l’opera e la vita, l’attrazione cresceva. Non voglio aggiungere parole alla vasta letteratura su questo grande artista del ‘900, posso solo dire che vedendo e rivedendo i suoi film - tranne «Lo straniero» e «Le Notti bianche» e qualcuno dei suoi episodi  brevi – sono affascinato dalle tematiche, dalla bellezza e dalla profondità del suo cinema. Ma anche da un qualcosa che apprezzo particolarmente come regista, ed è una certa “perfezione”, diciamo, un forte avvicinarsi alla perfezione, se questa esiste nel cinema, della messa in scena, unendo, come pochi cineasti sanno fare bene, spettacolo e racconto, forma e contenuto.

Inoltre ci tenevo, forse, anche per una motivazione “territoriale”: non potevo essere indifferente al fatto che Visconti avesse scelto la mia isola come “residenza vacanziera” in cui accogliere amici/collaboratori per creare tante pagine del suo cinema e del suo teatro, e poi come luogo dove farsi seppellire. Perciò è stata una piccola soddisfazione in più avere quasi tutti collaboratori di Ischia – tra cui il protagonista, l’attore-regista-scrittore Eduardo Cocciardo... ...tutti intenzionati, come il sottoscritto, a omaggiare degnamente il grande Luchinoe la sua Colombaia.

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