A Forio la bellezza nascosta della festa di San Vito

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A distanza di un anno – un intervallo che può durare un’eternità – torniamo a parlare della festa di San Vito. Forio è un comune che vale la pena di essere visitato e che pretende l’attenzione che merita. É un racconto che scorre lungo le strade e le rive della storia e del tempo. Il nome della seconda città isolana per importanza ed estensione, racchiude il fascino delle influenze che l’hanno animata e secondo alcuni studiosi deriverebbe da «Fiorio», a simboleggiare il fiorire dopo la distruzione di altri Casali. Secondo altri più probabile che discenda dal greco «phoròs», ossia «fertile» oppure da «chorìon» cioè «villaggio».

E’ stata meta e centro internazionale di uomini dello spettacolo e della cultura, da Luchino Visconti a Pier Paolo Pasolini passando per Elsa Morante e Alberto Moravia, Renato Guttuso, Auden e Pablo Neruda Ed è il mese di giugno il più adatto per immergersi in questa che sembra un borgo con le caratteristiche di una cittadella. Spingendosi sia verso le strette stradine del Cierco oppure restando sul corso principale la percezione di essere fuori dal mondo, pur navigando al suo interno, non ci abbandona neppure per un momento. Una delle occasioni per comprendere al meglio la sua linfa si presenta con la festa di San Vito che richiama un fermento singolare durante la celebrazione dei riti e dei festeggiamenti mentre non passa inosservata la folla immensa e compatta che inonda le strade.

Il rito folclorico della processione celebra il patrono della città, con una delle due statue del Santo, quella lignea, posta a sinistra dell’altare nella Basilica a lui dedicata e definita «Parrocchia» in un documento del 1306 custodito in Vaticano. Protettore di danzatori e pescatori Vito il Santo, si presume, nacque in Sicilia per l’esattezza a Mazara Del Vallo nel III secolo. Giovane e fervente cristiano subì il martirio per la propria fede nel 303 per opera dell’imperatore Diocleziano che lo fece imprigionare e uccidere assieme al precettore Modesto e alla nutrice Crescenzia. Il culto si sviluppa dall’Italia, in altre località, sino a Praga nella cui Cattedrale forse sono conservati alcuni resti, ma le salme dei tre si presume siano sepolte presso la città di Marigliano, identificata dagli studiosi come l’antico Marianus. É il 15 Giugno, giorno della morte del giovane Vito, che il sentimento di devozione si può toccare con mano, mentre si percorrono i viottoli della festa e sui lati scorrono le esposizioni di torrone e caramelle. L’attaccamento a San Vito, da parte dei foriani, calca la storia in una relazione secolare dalla quale vale la pena farsi suggestionare.

Di Graziano Petrucci

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