Cesti lavorati a mano, l'artigiano Gennaro Di Meglio

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A Buonopane, terra della ‘Ndrezzata, a pochi passi dal palco in muratura dove si svolgono gli spettacoli più coinvolgenti di questa antica danza, c’è la casa di uno degli ultimi artigiani isolani specializzati nell’intreccio e nella produzione di cesti fatti a mano. La sua è un'arte antica, essenzialmente manuale e fatta di pazienza e gesti meccanici e precisi. Già all'ingresso della sua abitazione possiamo farci un'idea del carattere di Gennaro di Meglio: ci accoglie, infatti, un mosaico, da lui realizzato, dove è scritto "L' Arti... Gennaro di Meglio vi invita a visitare le sue creazioni".

I puntini sospensivi non sono lì a caso: il padrone di casa li ha messi per lasciare scegliere al visitatore se devono completare la parola artista o la parola artigiano.
Un gioco per coinvolgere ancora di più i visitatori e metterli a loro agio prima di cominciare il percorso tra le sue creazioni.
Signor Di Meglio, quando è cominciato tutto?
Devo dire che la mia famiglia ha sempre avuto un certo talento per l'arte dell'intreccio: alcuni avi e cugini erano molto bravi in questo campo.
Io, però, ho cominciato per caso, dopo un brutto incidente sul lavoro che mi ha bloccato a casa per diverso tempo. Mia suocera, anche lei bravissima nel fare cestini intrecciati, si lamentava sempre che i suoi figli non volevano imparare la sua arte e così, per sfida, le ho detto che ci avrei provato: con sua grande sorpresa ho dimostrato di potercela fare ed eccomi qui, dopo vent'anni a creare sempre più oggetti intrecciando canne e rametti di salici, olmi, ulivi e ginestre.
Come si svolge il suo lavoro?
È un lavoro prettamente manuale basato sull'uso della canna che taglio a strisce e poi intreccio servendomi di strumenti quali forbici, coltellini a ronca e puntoni.
Con la canna di solito faccio le pareti dei cestini mentre per la base e gli orli uso i salici dopo averli bagnati per renderli più elastici.
Sono tutti materiali locali?
Le canne si trovano molto facilmente sull'isola e le uso per dare un tocco ischitano alla mia creazione; i salici, invece, sono di importazione. Alcune volte uso l'ulivo, l'olmo o il mirto, che rende il cesto profumato, per sostituire il salice e rendere autoctono al 100% il manufatto.
Quali sono state le soddisfazioni più grandi della sua attività?
Essere chiamato da grandi alberghi e ristoranti ischitani per abbellire le loro decorazioni è sempre stato per me motivo di grande vanto; ma quello che mi ha reso più orgoglioso è l'aver avuto la possibilità, attraverso i miei lavori, di far pubblicità alla nostra isola in giro per l'Italia: questo è sempre stato il mio principale obiettivo e la motivazione che ancora oggi mi fa continuare nonostante i tanti acciacchi.
Che tipo di manufatti ama maggiormente creare?
A parte i cestini utilizzati per usi quotidiani e molto richiesti dagli stessi compaesani, quello che mi piace maggiormente creare sono oggetti di abbellimento che incuriosiscano i turisti. Intrecciando materiali di diversi colori riesco a rendere piacevoli e degni di esposizione anche oggetti semplici come sottopentole, cestini, portafrutta, vassoi.
Ultimamente ho creato molte cornucopie, fescine e lampadari e devo dire che hanno avuto tutti molto successo e apprezzamento.
Come vede il futuro della sua arte?
I miei figli non sembrano, purtroppo, al momento molto interessati a portare avanti la mia attività; il primogenito stava imparando e prometteva anche bene ma le difficoltà burocratiche e alcune incomprensioni con le autorità riguardo alle modalità di esposizione dei nostri manufatti in luoghi pubblici, lo hanno portato a fare altro. Io mi sono sempre proposto di insegnare nelle scuole e di aiutare chi voleva cominciare a praticare, la mia porta è sempre stata aperta; ma lo ripeto da tempo: bisogna che tutti, a partire da chi ci governa, si impegnino per salvaguardare le antiche tradizioni locali, per non farle cessare definitivamente.
Un filo di malinconia caratterizza la voce di Gennaro quando si toccano questi argomenti, ma basta passare davanti alle tante foto ricordo appese alle pareti del salotto e ai tanti attestati di stima ricevuti nel corso della sua vita che l'umore cambia e ritorna l'orgoglio e la forza per continuare a creare.
Lasciando la casa-laboratorio-museo, quasi inciampando tra le innumerevoli creazioni sparse sul pavimento e all'entrata, la voce piacevole di Gennaro mi blocca per l'ennesima volta: la voglia di chiacchierare, di intrattenere è innata, come l'orgoglio di appartenere ad una terra particolare come Buonopane.
E a proposito del suo paese Gennaro ci tiene a precisare che prima di infortunarsi e cominciare la carriera di intrecciatore era Caporale di 'Ndrezzata, la danza folkloristica locale; solo pochi possono vantarsi di avere avuto l'onore e l'onere di comandare la danza e lui addirittura lo ha fatto davanti al papa in sala Nervi nel lontano 1984.
Davanti all'ennesima foto mostrata e dopo l'ennesimo invito a bere un bicchiere dell'ottimo vino locale, Gennaro ci saluta con la frase che riassume la sua vita: "posso davvero dire che dalla 'Ndrezzata sono passato alla 'Ntrecciata!"
Lunga vita alle tradizioni isolane!

di Antonio Castagliuolo

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Inviato: 6 Anni 6 Mesi fa da didi #1449
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Bravo Gennaro!!
Ischia e l'italia tutta ha tanto bisogno di gente come Te, le Tue creazioni sono uniche, durano nel tempo e molto utili.
Grazie e buon lavoro

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