L'acqua migliore del mondo

nitrodiNon avevo neanche 10 anni quando con la bicicletta, una “venti” con la canna in obliquo, mi sfracellai sano sano vicino al balconcino di Calabbresiello, a Via Roma, nel centro di Barano. Le ginocchia piene di sangue, come la spalla destra, la fronte ammatunzata, un macello. Oggi non si sarebbe perso un attimo: subito a Lacco Ameno, in ospedale. Mamma e papà non avevano né macchina né patente. E poi figurarsi, i miei genitori sapevano benissimo cosa si faceva in questi casi. Lo avevano imparato dai loro vecchi.

Da Angelino il Barbiere e da Totonno di Sciacherr. Per loro, dall’inizio dei tempi questa cosa si sanava nel posto migliore che conoscevano, quello per sempre, quello da sempre. Mi misero sulla carrozzella di Strano il tappezziere e via, fino a sopra la valle.Arrivati sul ponte, quello della storica ‘Ndrezzata, mio padre mi caricò sulle sue spalle e cominciò a scendere il pendio. E, una volta giù cominciò a lavarmi con quell’acqua che scendeva da un tubo, e a farmela bere, perché diceva che se avevo delle piaghe interne, l’acqua avrebbe sanato pure quelle. Allora ho conosciuto Nitrodi. L’acqua migliore del mondo.

Ci ho passato l’adolescenza, sotto quella doccia, tutti i giorni salivo da Maronti a piedi e su fino al ponte di Buonopane. Allora ti dovevi sedere su una pietra, uno spuntone di roccia, o in fila, aspettando il tuo turno. I tedeschi, i turisti di una volta, perfino Adriano Celentano, venivano giù ad ammorbidirsi la pelle, la capa, i nervi. Siamo cresciuti tutti senza brufoli, quelli della generazione che andava a Nitrodi. Milioni e milioni di persone. Non poteva essere un caso. Tu pensi che per duemila anni è stato così, e quello deve essere. L’acqua migliore del mondo.

Di più e di meglio non si può. E tanto basta. Poi, qualche anno fa, sono venuti dei ragazzi, che hanno trasformato, senza trasformarla, una cosa buona in un incanto della natura, della più primitiva natura. Di quella che tu pensi non possa mai più esistere. Che più di quello non si può. Ho cercato di mettere tutti i profumi, gli aromi, le sensazioni che avvertivo sollevando lo sguardo verso il pietto della collina dove ora puoi far asciugare con calma l’acqua sul tuo corpo al riparo dal vento, nelle pagine del mio romanzo, Il Principe di Cavascura. Invano.

Eppure ce l’ho messa tutta. Ho cercato di spiegare, di far vedere, far capire cosa si prova affacciandosi alla terrazza naturale che dà sulla baia incantata dei Maronti. Poi ho capito. Non è spiegabile, a parole, Nitrodi. Ci devi andare. Ti devi mettere sul viso una maschera di fango e girare per il parco. Ubriacarti nei mille e mille profumi che ti circondano. Farti una doccia e poi asciugarti, e poi un’altra e un’altra ancora. Un piccolo mondo del benessere dove, pensa, se chiedi una Coca Cola, ti rispondono sorridendo che puoi avere solo delle cose che provengono dal parco, che sono nate lì. Tisane di rosmarino, miele di aloe.

Come i prodotti che puoi portare a casa, creme, estratti da erbe del parco, tutte preparate con acqua della Fonte di Nitrodi. Cose così. E tu non puoi credere che è veramente così. Che l’acqua e la storia di Nitrodi sono al centro di tutto. Che stai in un altro mondo. Fatto di purezza, di appaciamento dell’anima e del corpo. Un mondo che non esiste in questo mondo. Un mondo a parte. Questa è, grazie a Dio e a dei ragazzi di oggi, la fonte delle Ninfe di Nitrodi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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