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Forio d'Ischia
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Belvedere di Serrara
Serrara Fontana
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Serrara Fontana
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Forio d'Ischia
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Belvedere Punta Imperatore
Forio d'Ischia
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Forio d'Ischia
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Città d'Ischia
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Città d'Ischia
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Città d'Ischia
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La Pineta degli Artisti
Città d'Ischia
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campanile-soccorso

Cercare di definire uno stile architettonico unico per un'isola così variegata, un'isola capace di offrire mare e montagna e un vasto assortimento di colori e profumi, è impresa in sostanza ardua.
Ischia è un crogiuolo di modelli, stili, intuizioni e costrizioni che si sono rincorse nel corso dei secoli della sua storia, frutto delle varie colonizzazioni che si sono succedute ma anche dei bisogni, delle necessità e delle possibilità per i suoi abitanti.
I suoi borghi, le sue vie, le sue chiese, i suoi entroterra sono un continuo avvicendarsi di forme e sostanze che tracciano un importante passato storico di questa isola.
Esempi di una tradizione ispanico-aragonese e delle necessità di quel periodo storico si presentano nell'antico borgo marinaro d'Ischia Ponte e hanno la loro sublimazione nella fantastica roccaforte del Castello Aragonese, meraviglioso esempio d'armonia con la natura, giusto sfruttamento degli spazi, abilità militare e costruttiva, conoscenza di numeri e forme geometriche, costruito su un rilievo a mare, collegato alla terraferma solo da un ponte. Nei resti dell'acquedotto presente ancora nella zona Pilastri denotiamo l'antica dominazione romana, primi turisti ante litteram della nostra isola, giacché la preservavano principalmente per i suoi tesori termali. Potremmo ritrovare un pezzo di Medioriente e della dominazione turca, visitando il Forio e avvicinandoci alla bellissima Chiesa del Soccorso come non notare le tracce di un'architettura mista tra il bizantino e il moresco, tipica di quell'epoca.
È, però, nell'entroterra ischitano che si sviluppa il vero spirito isolano con costruzioni e stili prettamente ispirati alle esigenze, ai materiali e alla geofisica del territorio facendo fiorire tradizioni costruttive come le "case nella pietra", le "parracine", la cupola "a carusiello", elementi che spesso si fondono con veri e propri rituali associati alla loro costruzione. L'ingegnosità dell'abitante del luogo, la necessità di sfuggire alle invasioni piratesche e di creare nuovi spazi coltivabili, fa sì che gigantesche porzioni di roccia staccatisi dalle montagne circostanti, perfettamente mimetizzate nel verde dell'isola, fra le contrade di Ciglio, Cotto, Panza e Falanga, in seguito alle varie manifestazioni associate all'attività vulcanica, siano scavate all'interno ed adibite a vere e proprie abitazioni, costruite proprio nella roccia, così come testimonia il nome a loro dato (case di pietra), servendo di volta in volta, persino ancora oggi, secondo le necessità da comode case rurali, fresche cellai, pozzi per la raccolta dell'acqua, depositi per gli attrezzi agricoli, luoghi di culto. Un gioiello d'abilità tecnica, conoscenza del territorio e asservimento dei materiali a disposizione per il proprio abbisogno sono le "parracine", muri di contenimento e delimitazione costruite con pietre laviche o tufo verde o giallo, senza l'utilizzo di calce in modo da permettere lo scorrimento delle acque pluviali, impedendo così l'allagamento dei terreni. Il completamento delle case, spesso con la cupola a "carusiello", semicircolare a volta, o piana, con un tetto di lapillo e calce, chiamato "asteco" era occasione per un particolare rituale tutto isolano, "a vattuta' e ll'asteco", in cui la battitura del lapillo e della calce, per renderlo uniforme, era effettuata da una vera squadra di persone (capomastro, caposquadra, maestri lastricatori e manuali battitori) ed era accompagnata da musicanti con clarino e tamburello. La squadra operava tutta insieme, procedendo con i battitori affiancati per l'intera superficie della copertura ed alternando i passaggi da un capo all'altro in direzioni tra loro ortogonali, rappresentando, di fatto, un momento di comunione dell'intera comunità, simbolo di uno spirito d'unione e d'intenti oramai dimenticato in molte parti del mondo. Insomma, l'architettura isolana è figlia del greco e del romano, del turco e dell'ispanico, ma anche del mare, della terra, della roccia e del fuoco che formano quest'isola e dell'ingegno e delle necessità di chi, da secoli, si avvicenda su questo suolo fertile di vita, magia e passione.

Dall'Ottocento a oggi

Le vicende storico-urbanistiche dell'800 possono considerarsi come iniziate con l'esaurirsi dei pericoli causati dalle scorrerie saracene. A seguito degli avvenimenti politici che determinarono lo spopolamento del "Castello" ed il conseguente trasferimento sull'isola di tutti i privilegi e le prerogative, il Borgo di Celso assunse la denominazione ufficiale d'Ischia.

Con la trasformazione del lago di Villa dei Bagni in porto l'omonimo centro diveniva il fulcro della vita commerciale dell'isola imponendosi, ben presto, per il crescente incremento dei traffici, come il vero polmone dell'attività economica isolana e conseguentemente sede privilegiata per gli uffici pubblici. Nel contempo non era mancato, con l'ampliamento del centro di Campagnano, il diffondersi di piccoli nuclei abitativi lungo le pendici della omonima collina e nelle campagne tra l'Arso e Montagnone.

Dal Rinascimento al Settecento

Le notizie riguardanti, la distribuzione delle "sedi umane" sull'isola, durante il Medio Evo, sono estremamente frammentarie e lacunose. La romana Arenaria, il cui insediamento maggiore era presso la zona di Lacco, a partire dalla seconda metà del I millennio d.C., è chiamata Insula Maior o semplicemente Insula, dalla cui forma dialettale, Isola, deriva l'attuale Ischia.
Sotto la minaccia delle invasioni barbariche prima e di scorrerie saracene poi, gli isolani si rifugiarono sull'isolotto detto, oggi, Castello d'Ischia, entro la cerchia delle sue munitissime mura. Dal circuito delle mura, di forma circolare, è probabile che l'abitato sullo scoglio sia stato denominato "Girone" e "Castrum Gironis" il Castello sulla sua sommità. Il decentramento urbanistico avvenuto nell'età romana continuò la sua modesta espansione sull'isola conservando il carattere prevalentemente agricolo, come si rileva da antiche fonti sulle origini di chiese, conventi ed oratori, documenti che, pur non corredati da una puntualizzazione rigorosa di fatti topografici, fanno presupporre l'esistenza d'insediamenti di una certa entità.

Dai Romani al Medioevo

Il documento più importante per la storia urbanistica dell'isola nel secolo XVI è la pianta del Cartaro (1586), ove, nonostante la sommarietà dell'incisione, Ischia appare definita nelle sue parti essenziali.

Redatta in allegato al testo di Giulo Jasolino "De Remedi Naturali", dedicato alle cure termali ischitane, la carta propone un'organica illustrazione della situazione del tempo: il tipografo, infatti, benché intendesse porre in evidenza, esagerando a tale scopo le dimensioni, le località ricche di sorgenti ed i collegamenti tra loro, assicurati da una complessa rete di vie pubbliche, molte delle quali conservano, ancora oggi, il loro tracciato originario, non tralasci˜ di rappresentare la complessa orografia ed i nuclei abitati. L'incisione ha valore di documento, altres", perché offre un panorama toponomastico completamente rinnovato: ad oriente è riportato "Ischia civitas", denominazione che accomuna sia l'abitato principale sullo scoglio del Castello che il fitto aglomerato che si estende sulla costa opposta.

Il Castello Aragonese

L'Isola d'Ischia ha un'origine molto antica. Le prime testimonianze di nuclei abitativi sull'isola sono rinvenibili nella zona di Lacco Ameno, dove intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. una colonia greca venne a mettere le proprie radici.

Le caratteristiche dei luoghi rispondevano in pieno alla logica ed ai requisiti di un insediamento umano.

Il promontorio di Monte Vico, per tre lati a strapiombo sul mare, ne divenne l'acropoli; le due insenature "sotto Varuli" e "San Montano" funzionarono rispettivamente da porto commerciale e da riparo alle navi in caso d'attacco dalla terra; la pianura di Santa Restituta permise l'attività produttiva del piccolo abitato, dislocato anche ad Arbusto, Mezzavia e Mazzola ed infine la valle di San Montano accolse la necropoli. Dovette trattarsi di una colonia di una certa consistenza, a giudicare dalla ricchezza dei reperti rinvenuti. A Monte Vico vi sono tracce di mura elleniche, blocchi basamentali di tempio; resti di strutture murarie a secco e fornaci, ceramiche, metalli lavorati, cocci vari, indicano un'intensa attività commerciale.
Phitecusa fu sicuramente fondata dai Greci e specificamente degli Eubei, ma fu frequentata anche da popolazioni diverse, come dimostrano i tanti materiali rinvenuti, che non sono solo di fattura greca. Secondo molti studiosi, la cittadella di Phitecusa era una sorta di porto franco utilizzato per il commercio da mercati orientali, da artigiani provenienti da Siria, Egitto, Puglia, Calabria.

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Dalle origini al I sec a.C.

I coloni Euboici, Calcidesi ed Eritriesi, approdati, nella prima metà dell'VIII secolo, si stanziarono a nord ovest sull'altura di Monte Vico dell'isola, circondata da tre parti dal mare e collegata ad essa da un'impervia via d'accesso, località dalle condizioni ottimali per un utile insediamento cui fu dato il nome di Pithecusa.

Oltre che per ragioni di difesa, la scelta dovette essere determinata dall'esistenza di due rade d'approdo alla base del promontorio che rendevano agevoli le attività marinare e commerciali della nuova colonia.

Più che probabile appare, quindi, che Pithecusa, almeno nel primo tempo della sua fondazione, abbia assunto il ruolo d'emporio marittimo-commerciale. Ciò, però, non deve ascrivere l'assenza, nell'isola, di precedenti insediamenti: la stessa località di Monte Vico, infatti, era stata abitata ininterrottamente dalla età del bronzo. Frammenti di ceramica micenea, databili tra il XV e XIV sec., ritrovati nella fascia costiera tra Porto d'Ischia e Casamicciola e precisamente sulla collina di Castiglione, provano, anzi, preesistenti legami con il mondo Egeo.

La topografia di Pithecusa si configura con: a valle il promontorio, a nord-est, il porto ed un piccolo nucleo abitato (l'odierna Lacco); sull'altura la Città Ascendente fino all'Acropoli, ove la presenza di un Tempio arcaico è documentata da resti di tegole e cornici figuline; ai piedi dell'acropoli, a nord-ovest, ancora un approdo e la valle di S. Montano, area adatta per l'ubicazione della necropoli.

Alfonso Di Spigna, il pittore della malinconia, nacque a Lacco Ameno il 1 gennaio 1697 da Dioniso e Lucia Castaldo e morì il 1 novembre del 1785 all'età di 88 anni. Fu seppellito nella congregazione dei laici di Santa Maria dell'Assunta a Lacco e nel terremoto dell'83 le ossa del pittore andarono disperse nel crollo della detta Congrega. Scolaro di Francesco Solimena, trascorse parte della sua giovinezza a Genova, dove dimorò circa 7 anni. Dovette ritornare a Ischia prima del 1735, poiché in quest'anno vengonoregistrati pagamenti a suo nome nella chiesa di S. Maria di Loreto e nella Congrega dei Visitapoveri. Il pittore fu membro di questa Congrega fino alla morte, ricoprendo cariche importanti. Dalle notizie della sua vita si ha l'immagine di un'artista ben inserito nella vita isolana del 700, attivo e ben retribuito, proprietario terriero che, come scrisse il parroco Domenico Marone nell'atto di morte "spese bene la sua vita". Nella chiesa di S.Sebastiano, sono conservate due tele, "L'annunciazione" e "L'Arcangelo Gabriele con Tobiolo".

Il Card. Baldassarre Cossa, nato ad Ischia verso la metà del secolo XIV e morto a Firenze il 22 Dicembre 1419, figlio dell' Ammiraglio Giovanni Cossa e di Cicciola Barrili. Fu uno dei tre pontefici durante lo scisma d'Occidente con il nome di Giovanni XXIII, dal 1410 al 1415.

Il Card. Inigo d'Avalos, nato negli anni trenta del secolo XVI ad Ischia e morto a Roma il 20 Febbraio 1600, era figlio di Alfonso d'Avalos, Marchese di Pescara e di Maria d'Aragona. Fu Abate Commendatario di Procida.

Del pittore Cesare Calise ci sono scarsissime notizie e molti suoi quadri sono andati distrutti. Da qualche storico Cesare Calise, fu ritenuto di natali leccesi ma in realtà era originario di Forio.

La sua attività è documentata dal 1588 al 1641, come si evince dai contratti da lui firmati e dai registri parrocchiali. Pittore manierista, ha avuto un destino avverso, perché quasi tutta la sua produzione artistica è stata distrutta o mal restaurata, come nel caso della Madonna dei Misteri nella chiesa di Barano.Altre sue opere sono: la Madonna di Loreto, S. Nicola da Talentino, trittico raffigurante la Madonna delle Grazie e i Santi Vito e Caterina d’Alessandria, il martirio di Santa Caterina d’Alessandria, la Madonna del Rosario e i quindici Misteri.

Tutte le tele del Calise sono firmate in lingua latina "Caesar Calensis pingebat"

Filippo di Lustro, foriano di nascita, viveva stabilmente a Napoli, dove aveva frequentato l’università laureandosi in Legge. Presidente del club di Portici, il di Lustro collaborava con alcuni personaggi di spicco nelle vicende di quello straordinario decennio di fine secolo: Carlo Lauberg, che sarebbe divenuto Capo del Governo Provvisorio della Repubblica Napoletana del ’99, ed i giovani Vincenzo Galiani ed Emanuele De Deo.Tutti insieme parteciparono alla congiura antiborbonica del ’94 che, fallita, fu repressa nel sangue.
Filippo di Lustro, sottraendosi alla giustizia borbonica si rifugiò sull’isola natia. A proteggerlo fu la natura selvaggia dell’Epomeo, che offriva ripari sicuri e impenetrabili. Per diversi giorni di Lustro attese che giungesse il momento opportuno per continuare la fuga, finché una notte, non riuscì ad imbarcarsi fortunosamente a Lacco Ameno su un gozzo che lo condusse a Civitavecchia.
Dal porto laziale, l’uomo raggiunse la Liguria, dove, nella zona di Oneglia, l’attuale Imperia, era stata fondata una repubblica filo-francese, di cui era presidente Filippo Buonarroti, fine intellettuale e rivoluzionario giacobino. Lì di Lustro ricoprì ruoli di notevole responsabilità nell’ambito dell’amministrazione della repubblica, conquistandosi la fiducia e la considerazione del Buonarroti. La permanenza ad Oneglia, durò pochi mesi. Già l’anno seguente, quando fu revocato il mandato presidenziale a Buonarroti, di Lustro decise, insieme al Buonarroti stesso, di trasferirsi in Francia, a Parigi, dove continuò con maggiore intensità la sua attività politica, aderendo al programma di Babeuf, quel “Manifesto degli Uguali” che rivendicava l’applicazione del principio di uguaglianza nell’organizzazione sociale ed economica dello Stato francese.
Dopo la cattura e la condanna a morte di Babeuf, di Lustro scelse di arruolarsi nell’esercito di Napoleone, dove raggiunse il grado di Commissario di Guerra. Con l’armata napoleonica partecipò alla campagna d’Egitto e lì, il 25 luglio 1799 trovò la morte combattendo contro i Turchi ad Abukir.
(Fonte: Centro di ricerche storiche d'Ambra)

Erasmo Di Lustro nasce a Forio nel 1823. Entra giovanissimo nell’Ordine Francescano dei Minori osservanti , con il nome di padre Giuseppe da Forio.
Ottimo oratore, dotato di una fervente passione politica, non nasconde le sue simpatie liberali, contro i Borboni. Ideali che sono la sua bandiera anche dopo la fuga dei regnanti spagnoli. Si rivolge alla massa spiegandogli la necessità di annettere Roma alresto del paese per completare l’Italia.
Il suo pensiero ed i suoi modi attirano la simpatia di Giuseppe Garibaldi, ma gli provocano non pochi problemi con le gerarchie ecclesiastiche, che vedono nel prete una ribellione al Papa. Allontanato dall’Ordine, riprende il nome di battesimo, Erasmo Di Lustro e si dedica all’insegnamento in una scuola privata a Napoli, dove si impegna in profondi studi umanistici.
Nel 1873 ritorna a Forio e prende parte alle dispute legate alla vita politica locale. Negli ultimi anni vive un’esistenza ritirata, dedicandosi all’insegnamento privato e agli studi letterari.
Muore il 4 gennaio 1898.

Monsignore Francesco Morgioni, nato ad Ischia il 1 Settembre 1661 da Nicola Morgioni e da Domenica Sorrentino. Fu Vicario Generale della nostra Diocesi.
Vescovo di Ruvo di Puglia e poi di Minori. Morì ad Ischia il 18 Novembre 1712.

Mons. Bernardo Onorato Buonocore, nato ad Ischia il 18 Agosto 1700 da Nicola Onorato e da Antonia Sirabella. Fu Vescovo di Trevico e Vico della Baronia.
Morì a Trevico (Avellino) il 31 Dicembre 1773.

Mons. Francesco Lanfreschi, nato ad Ischia il 17 Marzo 1691 dal Marchese Giacomo Lanfreschi e da Angela di Mesesy-Garay. Fu vescovo di Gaeta e poi Arcivescovo di Acerenza e Matera. Morì a Matera il 18 Novembre 1772

Monsign. Giovanni Andrea Schiano, nato ad Ischia il 21 Aprile 1676 da Antonio Schiano e Lucia Colonna. Fu Vescovo di Massa Lubrense. Morì ad Ischia il 12 Dicembre 1745.

Anna Baldino nata a Piedimonte di Barano d’Ischia il 16 gennaio 1913. Si laureò in lettere presso la Regia Università di Napoli nel 1937; dal ‘37 al ’50 fu insegnante di lettere, latino e greco nella sezione distaccata in Ischia del liceo “Umberto”di Napoli, nel 1951 divenne preside. Fondò tutte le scuole medie esistenti nei rimanenti comuni dell’isola. La Baldino ha scritto e pubblicato Saggi sulla Controriforma.

Luigi-Lavitrano

Luigi Lavitrano nacque a Forio il 7 Marzo del 1874, da Leonardo e Giuseppina Musella. Dopo il terremoto del 1883 venne condotto a Castelmorrone (Caserta) in un istituto diretto dalle suore della carità, dove compì i primi studi. Terminato il corso di studi primari, fu affidato a padre Filippo Valentini, che aveva aperto una scuola a Roma, qui compì i studi liceali e nel 1897 conseguì la laura in teologia.Il 26 marzo 1898 venne ordinato sacerdote a Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Nel 1914 venne eletto Vescovo di Cava dei Tirreni, Sarno e nel 1924 venne promosso Arcivescovo di Benevento. Durante la permanenza alla guida delle due diocesi, Luigi Lavitrano si dedicò con tutte le sue forze alla cura delle anime, ai tanti orfani.
Nel 1928 venne proclamato Arcivescovo di Palermo il quale venne accolto con la benedizione del popolo, restò 17 anni e durante la seconda Guerra Mondiale rimase come unica autorità a Palermo. Pio XII lo chiamò a Roma nel 1945 elevandolo al grado di prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi; nella nuova ed alta carica si distinse per la sua vita integerrima governando signorilmente.
Il 2 agosto 1950 il cardinale morì a Castelgandolfo. I suoi resti mortali riposano a Forio nella basilica di S. Maria di Loreto.

tommaso-cigliano

Nato a Forio il 3 agosto 1842, si laureò nel 1866 come medico chirurgo e si specializzò in omeopatia partecipando alla Terza Guerra d’Indipendenza, come ufficiale medico. Scrisse diversi lavori sulla omeopatia prendendo parte a diversi congressi internazionali; nel 1895 venne istituita la cattedra di omeopatia all’Università di Napoli e per primo ad occupare quella cattedra fu proprio il Cigliano. Nel 1896 fu eletto come ConsigliereProvinciale per il Mandamento di Forio, ottenne la provincializzazione della strada di Ischia–Forio.
Morì a Napoli nel 1913, quella Napoli che gli assegnò un posto nel recinto degli uomini illustri.
La sua residenza foriana è l’antico palazzo Cigliano, dove ancora oggi, sul fianco della torre troneggia un angelo, che regge una festone, con su scritto: «Similia similibus».

Nato ad Ischia Porto il 4 Dicembre 1870. Nel 1897 dopo rigorosi studi venne ordinato sacerdote; sacerdote rigoroso ed equilibrato nello spirito, trasmetteva le sue idee ed iniziative con chiarezza. Il Buonocore prese in affitto dal comune di Ischia i locali del convento di S’Antonio per creare una scuola perché, a quei tempi chi voleva studiare doveva per forza entrare in seminario, nacque così ad Ischia la prima scuola secondaria a tipo agrario la “ Vittoria Colonna “ che nel 1933 venne regificata. Nel 1939apre un’altra scuola privata :l’Istituto Magistrale “Ferrante D’Avalos”, che ben presto venne parificato. Riempì le case degli Ischitani con opuscoli, giornali e libri pubblicati a sue spese ne sono testimonianza i libretti intitolati” La Cultura”, il quindicinale” La Vedetta del Golfo” e libri con la storia di Ischia.

Giovanni-Maltese

 Giovanni Maltese nacque a Forio il 7 gennaio 1852 da Francesco e Rosa Castaldi, domiciliati nella zona di Monterone. Orfano di madre ancora bambino, essendo il padre passato a seconde nozze, fu affidato alle cure degli zii agricoltori e visse perciò la sua infanzia a contatto con la fertile terra di Forio e con la cultura contadina. Ben presto emerse in lui l'amore per l'arte, cui era naturalmente vocato. Si divertiva a scolpire testee figurine di uomini e di animali nel legno dei rami della sua terra con risultati apprezzabili in un bambino della sua età; e questo spinse l'allora sindaco Orazio Patalano a chiedere per lui una borsa di studio che gli consentì di trasferisi a Napoli e di iscriversi all'Accademia delle Belle Arti, dove ricevette istruzione ed educazione artistica dai più noti maestri del tempo. Ottenuto il diploma si trasferì a Roma, dove frequentò per due anni lo studio di GIULIO MONTEVERDE, celebre scultore verista. Proprio dallo scultore Monteverde, piemontese di nascita e romano di adozione, il nostro Maltese fu indicato come scultore per i lavori di abbellimento del castello di Chenonceaux, uno dei castelli della Loira, che ancora oggi si visitano con ammirazione, per l'eleganza dello stile, la perfezione dell'impianto architettonico, la simbiosi con l'ambiente naturale in cui sono immersi. La sua permanenza nella valle della Loira durò poco più di sei mesi. Tornato a Forio si dedicò alla scultura su commissione ed in questo periodo (1881) produsse "I pidocchiosi" bella scultura in gesso.
Tra il 1881 e il 1883 l'isola d'Ischia fu colpita da due terremoti; il più devastante fu quello dell'83, detto anche "terremoto di Casamicciola" perchè fu quella cittadina ad avere il maggior numero di danni e di morti. Anche Forio patì molti danni e pianse molti morti. Tra questi alcuni parenti di Giovanni Maltese, che riuscì a salvarne uno solo dalle macerie con l'aiuto di un ragazzo allora di dieci anni, individuato dai biografi poi nella persona di Luigi Patalano, che gli divenne in seguito amicissimo, anche se motivi politici li separarono agli inzi del '900, come dimostra qualche strale satirico lanciato da Maltese a Patalano nella raccolta "Cerrerme". Ottenuto in enfiteusi il Torrione dal Comune, lo trasformò in privata abitazione e in atelier personale. Qui è stato realizzato il maggior numero delle sue sculture e pitture, che ancora vi risiedono, essendo stato lasciato al Comune il suo consistente patrimonio artistico e avendolo il Comune disposto e ordinato nella sala superiore, chiamato Museo G. Maltese. Felicissimo fu l'incontro dell'artista con la signora Fanny Lane Fayer, ne nacque una vivificante esperienza d'amore, che si concluse con le nozze, celebrate a Napoli il 20 aprile 1901. L'affinità elettiva con la sposa, il carattere dolcissimo di Fanny, la tardiva ma profonda esperienza d'amore diedero allo scultore un rinnovato vigore e una insperata serenità.
Purtroppo il destino non gli fu generoso. Solo 12 anni dopo, il 21 agosto 1913, G. Maltese moriva a Forio, colpito da malattia cardiaca.

Nacque a Forio il 23 settembre 1880, terzogenito del dott. Matteo, medico e studioso del termalismo isolano, e di Marianna Patalano. Studiò presso il Seminario d’Ischia e nel Collegio dei Padri Benedettini di Cava dei Tirreni. Laureato in giurisprudenza, si dedicò maggiormente alla poesia e alle arti figurative. Collaborò ai quotidiani Il Mattino e Il Giorno; diresse i periodici isolani Il Gerone e L’Aquilotto, quest’ultimo da lui stesso fondato nel 1921.Partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale di complemento. In quegli anni ideò ed eseguì il monumento a Vittorio Emanuele III, eretto nella città di Gorizia. Insegnò storia e diritto a Napoli nelle scuole tecniche. Tornato a Forio, dopo la seconda guerra mondiale, gli fu affidata dal Comune la custodia e la direzione del Torrione, dove erano conservate le opere del poeta e scultore Giovanni Maltese, di cui curò anche la pubblicazione dei Sonetti inediti dialettali con l’aggiunta di un glossario e di un saggio sul dialetto foriano. Sue raccolte poetiche: Quando ne imbrocco una e I miei versi giocosi, e la commedia in dialetto foriano Nzàurete. Furono da lui composte le epigrafi al Cardinale Luigi Lavitrano (Basilica di S. Maria di Loreto) e all’eroe foriano Luca Balsofiore.
Giovanni Verde amò profondamente Forio e l’isola. Negli ultimi tempi si dedicò alla istituzione del Gruppo Marinai d’Italia. Nel 1955 cura la pubblicazione dei sonetti dialettali inediti di Maltese.
Tra le sue opere ricordiamo: “La saga di Pitecusa o la leggenda dell’isola d’Ischia”, “Quando ne imbrocco una”, in dialetto foriano, “I miei versi giocosi” in italiano e la commedia in dialetto foriano “Nzàurete”.
La sua produzione poetica si caratterizza per un’intelligente ironia ed autoironia, attraverso la quale coglie gli aspetti genuini della vita foriana. Accanto alla sua produzione poetica è da annoverare il lavoro di scultore, ricordando almeno il monumento a Vittorio Emanuele II a Gorizia e il bassorilievo dedicato a Luca Balsofiore, medaglia d’oro al valore militare.
Morì il 28 marzo 1956.

luca-balsofiore

Luca Balsofiore nacque a Forio d'Ischia (Napoli) l'11 gennaio 1906. Conseguito il diploma di Capitano Marittimo presso l'Istituto Nautico di Napoli ed ammesso al Corso Ufficiali di complemento all'Accademia Navale di Livorno, nel giugno 1928 conseguì la nomina a Sottotenente Direzione Macchine. Trattenuto in servizio a domanda, nel 1930 fu promosso Tenente e nel 1937 venne nominato Capitano, prestando successivamente servizio su unitàdella Squadra Navale, presso la Scuola Specialisti di Venezia, all'Accademia Navale di Livorno, presso il Comando Militare Marittimo Autonomo dell'Alto Adriatico, ed infine a Navalgenio Genova.Partecipò alle operazioni militari in Spagna, il 16 aprile 1941, partecipò alla missione di scorta convogli che vide l'unità aspramente impegnata contro 4 unità similari inglesi. Nell'aspro combattimento che ne segui e che culminò con l'affondamento del Luca Tarigo e del cacciatorpediniere inglese Mohawk silurato dallo stesso Luca Tarigo, Luca Balsofiore benché gravemente ferito ed accecato da un colpo al viso volle essere accompagnato in plancia comando accanto al suo Comandante il Capitano di Fregata Pietro De Cristofaro, e con lui scomparì tra i flutti nell'affondamento dell'unità.

Luigi-Mazzella

Luigi Mazzella nato ad Ischia il 21 Dicembre del 1829. Nel 1865 si laureò in medicina specializzandosi in chirurgia ostetrica, fu un medico di grande scienza e si prodigò verso i pazienti con singolarità. Nel 1869 fu eletto sindaco d’Ischia e resse le sorti del comune per quindici anni circa, diede incremento alle scuole elementari, semplificò la burocrazia del comunee mise disciplina negli uffici pubblici. L’opera che lo ricorda ai posteri fu lacostruzione dello stabilimento termo-minerale di Ischia Porto. Muore il 5 marzo 1883.

matteo-verde

Nacque a Forio nel 1836. Si laureò in medicina nel 1863. A Forio si prodigò con tutte le sue forze per alleviare le sofferenze morali e materiali delle classi umili e diseredate. Nel 1881 e 1883, quando Ischia fu colpita dal sisma, Matteo Verde fu tra i primi a soccorrere i feriti. Tali meriti gli valsero la nomina di cavaliere della Corona d’Italia da parte del re Umberto I. Fu un medico impegnato negli studi scientifici e nella ricerca. Propagandò l’usodelle vaccinazioni per prevenire le malattie esantematiche. Nel 1894 prese parte al movimento liberatorio giovanile “Lega per la Libertà”, prese parte anche agli avvenimenti politici foriani ma non ricoprì mai cariche amministrative. Ai suoi funerali alcuni giovani patrioti avvolsero la bara nella bandiera tricolore.

Monsignor Agostino D'Arco, nato ad Ischia il 5 Marzo 1899 da Michelangelo D'Arco e Maria Francesca Trani, Vescovo titolare di Tenneso e Coadiutore di Mons. Emanuel, Vescovo di Castellamare di Stabia, al quale succedette il 29 Marzo 1952.
Morì a Castellamare il 29 Settembre 1966.

Mons. Carlo Mennella, nato a Casamicciola il 29 Giugno 1834 da Nicola Mennella e Carolina Sirabella. Fu Vescovo titolare di Mennith ed Ausiliare di Mons. Di Nicola, Vescovo di Ischia.
Morì a Casamicciola il 30 Luglio 1883.

Monsignor Giovanni Onorato Carcaterra, O.F.M., nato a Forio l'11 Febbraio 1871 da Vincenzo Carcaterra e Raffaela Capuano.
Fu Custode di Terrasanta a Gerusalemme, poi Vescovo titolare di Ipso.
Morì a Grumo Nevano il 14 Marzo 1940.

Nacque a Forio il 24 gennaio 1856 di origini contadine.
Avviato in seminario dal sacerdote Filippo Monte, si distinse ben presto fra i coetanei per le elette virtù di mente e di cuore. Ordinato sacerdote, fu destinato all’insegnamento nel Seminario d’Ischia per la sua profonda cultura e per le notevoli doti di umanacomprensione e di paterna carità.
Nel 1902, dopo trentuno anni di insegnamento e di guida spirituale svolti nel Seminario Iscitano, Giovanni Regine veniva nominato Vescovo di Nicastro. Resse quell’importante Diocesi per sedici anni, lasciando fra le popolazioni calabre un’impronta incancellabile per l’infaticabile attività pastorale, l’operosità incessante, le iniziative sociali (specie in occasione del terremoto che colpì le Calabrie nel 1908) e il Governo della Chiesa (indisse un importante Sinodo nel 1911; i 340 decreti sono raccolti in un volume di eccezionale interesse ecclesiastico e teologico).
Nell’infuriare della prima guerra mondiale, mons. Fu nominato Arcivescovo di Trani e Barletta da Papa Pio X. Duro nell’alto incarico appena due anni: il morbo della peste che infieriva nella città di Trani lo colse mentre si prodigava fra gli ammalati, incurante dei pericoli e con tutto l’ardore del suo ministero religioso e sociale (4 ottobre 1918).
Le venerate spoglie furono traslate nella sua terra natale, a Forio, dove non aveva mai smesso di soggiornare nei mesi estivi o nei periodi di riposo, e tumulate nella Basilica di S.Maria di Loreto.

Giovanni-Scotti

Monsignor Giovanni Scotti, nato a Barano d'Ischia il 18 Marzo 1874 da Salvatore Scotti e Caterina Mattera, a soli 22 anni si laurò in sacra teologia e l’anno dopo conseguì la laurea in Utroque jure.
Profondo conoscitore della Bibbia pubblicò dei volumi di commento biblico che ebbero l’onore di più edizioni. Nel 1918 venne promosso Arcivescovo di Rossano ove lavorò tra i giovani di azione cattolica,e affrontò i penosi problemi sociali e di rinnovamento economico della vita del paese. Morì a Procida il 16 Ottobre 1930.

Cristofaro-Mennella

 Prof. Mennella Cristofaro nato a Casamicciola Terme il 17 Febbraio del 1907, attraversò i corsi di studi molto rapidamente, laureandosi in scienze fisico–matematiche. Fu nominato, nel 1951, Direttore dell’Osservatorio Geofisico dell’isola d’Ischia da parte dell’Ufficio Centrale di Meteorologia ed Ecologia. Una sua opera accolta nel mondo universitario fu “Il Clima d’Italia”.Il Mennella fu socio della Società Astronomica Italiana, di quella Geofisica e Meteorologia, di quella Geografica Italiana, dell’Associazione Medici Italiana di Idroclimatologia, della Società Italiana per il progresso delle Scienze e della Società di Astronautica Italiana. Morì il 25 Gennaio del 1976.

Vincenzo-Telese

Vincenzo Telese nato ad Ischia il 19 febbraio del 1907. Nel 1928 assunse la rappresentanza della Banca d’America e d’Italia, nel 1930 era titolare e direttore dell’Ufficio del Forestiero fondato per contribuire alla valorizzazione delle risorse naturali ed allo sviluppo delle attività turistiche e termali dell’isola.
Dal 1936 al 1946 assolse l’incarico di Giudice Conciliatore di Ischia, nel 1946 divenne Sindaco di Ischia.Sviluppò il turismo; snellì la parte burocratica degli uffici comunali, diede incremento alle scuole elementari, medie e superiori, ed invitò ad Ischia operatori turistici; così Ischia diventò luogo turistico di prima classe.
Nel 1966 fu nominato Presidente della Società Iniziative Turistiche Ischia e del Club Internazionale “Ischia nel Mondo”.

Giuseppe-DAscia

Giuseppe D’Ascia, autore della monumentale ed enciclopedica Storia dell’isola d’Ischia (1867), nasce a Forio il 23 febbraio 1822. A dieci anni perde entrambi i genitori a poca distanza l’uno dall’altro. Studia a Napoli per circa sei anni e nel 1845 sposa Maria Capuano, che muore prematuramente, lasciandolo vedovo e padre di due figli. I dolori non finiscono per lui che nel 1860, dopo essere sopravvissuto ad un’imboscata tesagli da

nemici personali, deve affrontare la perdita del figlio quattordicenne. L’anno successivo sposa Teresa Calise, da cui ha quattro figli. Ricopre tre volte la carica Sindaco di Forio (1861 – 1863, 1868 – 1869, 1870 – 1872) e quella di consigliere provinciale dal 1861 al 1878.
Nel terremoto del 1883 perde la casa e la sua ricca biblioteca, dove conserva manoscritti e documenti rari. Muore a Forio il 7 giugno 1889.
Il suo nome è legato soprattutto alla ricostruzione della Storia dell’isola d’Ischia. Pur con i limiti di un’opera scritta da un consigliere comunale desideroso di rendere un «tributo di affetto alla Patria, la quale, dimenticata da suoi, era stata in qualche parte illustrata da penna straniera», il testo di D’Ascia resta un’opera basilare per quanti vogliano avvicinarsi alla ricostruzione del passato dell’isola. Il volume è strutturato in quattro parti - storia fisica, storia civile, statistica amministrativa ed economica, storia monografica dei sei comuni dell’isola e del Castello di Ischia – ed è il risultato di un intenso lavoro volto, come si legge nella Prefazione, a «dissotterrare tutto quanto riguardava l’isola d’Ischia, sia dalle opere storiche, sia dai cenni pubblicati, dalle memorie edite; sia dagli archivi, dalle cronache, e dalle tradizioni, che oscure restavano, obliate negli ammuffati scaffali di qualche segreteria municipale, o tra le ragnatele di antico libro di memoria di qualche famiglia di quest’Isola».
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Alberto Mario nasce a Lendinara (Rovigo) nel 1825. Partecipò alla prima guerra d'indipendenza e ai tentativi insurrezionali di Genova.
Nel 1857 si reca prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Ritorna in Italia per la seconda guerra d'Indipendenza, ma vi giunge quando è già stato firmato l'armistizio. Sposato con la mazziniana Jessie White ed amicoe consigliere di Garibaldi, partecipa alla spedizione dei Mille. Alle imprese di Garibaldi dedica due suoi scritti: La Camicia Rossa (1870) e Vita popolare di Garibaldi (1872). Muore nel 1883.

Luigi Patalano, letterato, politico e poeta, nasce a Forio nel 1869. Intraprende gli studi classici e dopo la maturità si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. Non termina gli studi per dedicarsi al giornalismo.

Nel 1890 fonda e dirige la rivista Pro Patria. Rivista politica e scientifica. Giornale radicale che accoglie socialisti e repubblicani e che si presenta come «un settimanale di altissimo livello culturale e particolarmente incisivo, sulla linea repubblicana mazziniana ed in aperta opposizione alla monarchia» (D’Ambra, p. 11).

Autore di poesie, diari psicologici e opere storiche oramai disperse, instaura rapporti di lavoro e di amicizia con Cavallotti, Bovio e Ibriani.
Nel 1893 fonda e dirige insieme al geografo Ferdinando Corsari la Rassegna scientifica letteraria e politica sempre con atteggiamento critico e di rottura, che gli costa un lungo processo all’amico Corsari. Patalano lo difende con coraggio nei suoi molti scritti, tra cui ricordiamo “Ferdinando Corsari e un processo massonico”.
Nel 1889 e nel 1894, per la sua attività giornalistica, subisce due condanne dal Tribunale di Napoli per diffamazione a mezzo stampa.
Proprietario della Mezzatorre, in questo castello a torre scrive Patogenesi di un comune, un saggio storico e sociale in cui riporta alcune impressioni di vita cittadina. Amico dello scultore e poeta Giovanni Maltese, stringe un rapporto fraterno anche Giovanni Verde, figlio del medico Mattero Verde, altro illustre personaggio foriano. Muore a Forio nel 1954.

(Lacco Ameno 1909-Roma 1964). Generale di Divisione. In tenera età si trasferì con la famiglia a Taranto, dove il padre, maresciallo, prestava servizio nella Marina Militare. Dopo i primi studi, nel 1929 entrò nell'Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena. Il 22 gennaio 1941, al comando della Divisione corazzata Ariete, partì per l'Africa settentrionale italiana. Sui campi di battaglia fu combattente eroico, trascinatore di missioni, meritando varie decorazioni, tra cui la Croce di ferro germanica di II classe, cheperò lui calpestò e buttò via quando ci fu l'eccidio delle Fosse Ardeatine. Il 7 maggio 1942 il re Vittorio Emanuele III gli conferì l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia. Durante le Olimpiadi di Roma, nel 1960, tenne il comando del Raggruppamento Militare. Il comune di Lacco Ameno ha deliberato di intitolargli una strada.

agostino-lauro

(Ischia 1917-1989). Armatore che ha dato grande impulso alle comunicazioni marittime tra le isole ed il continente. Fin da piccolo dimostrò una grande propensione per il mare. Imparò innanzitutto a pilotare l'Ondina, in servizio per i collegamenti Ischia-Napoli. Quando l'isola d'Ischia cominciò ad affermarsi in campo turistico, Agostino Lauro avviò la costituzione della compagnia di navigazione che diventerà nel tempo una delle più grandi edimportanti del Mediterraneo, contribuendo soprattutto ad agevolare sempre più le comunicazioni tra l'isola dÕIschia e la terraferma. Dopo la Freccia del Golfo (1948), un mass da guerra adattato al trasporto passeggeri, dalla metà degli anni 1950 è tutto un susseguirsi di acquisizioni: la Celestina, la Angelina, la Rosaria, il Salvatore Lauro, l'Agostino Lauro, il Settebello... Si ha poi anche il passaggio agli aliscafi, che hanno notevolmente rafforzato i collegamenti marittimi. Nel 1968 iniziano i collegamenti tra Napoli e Palermo; poi lo spostamento sulla linea Brindisi - Corfù. Nominato Cavaliere del Lavoro nel 1974.

Maria-Senese

La caffettiera galante, come la chiamava Elsa Morante, proprietaria del Bar Internazionale di Forio, frequentato specialmente negli anni 1945/1960 dagli illustri personaggi (artisti e letterati italiani e stranieri) che erano soliti soggiornare a Ischia. A lei si ispirò il poeta W. Auden per il personaggio di Babà la Turca nel libretto La carriera di un libertino musicata da Strawinsky; inoltre in una poesia intitolata Il Bar Internazionale così conclude:

Raise your glasses, drink to our Hostless, crying: Viva Maria! (Levate i vostri bicchieri, bevete alla nostra ostessa e gridate: Viva Maria). Maria aveva raccolto in un album le firme di tutti i suoi famosi avventori.
Giacomo-Deuringer

Nativo di Napoli (1920), ischitano per discendenza materna, ha sempre nutrito un grande amore per Ischia ed ha sviluppato una intensa attività a favore dell'isola. Dal 1952 al 1956 è stato direttore dell'EVI, e poi fino all'aprile 1964 presidente dell'ente stesso, contribuendo in maniera determinante all'impostazione e soluzione dei problemi, oltre che allo sviluppo turistico ed economico, in un periodo che vide appunto la realizzazione di numeroseopere. Fondò e diresse il mensile Ischia l'Isola Verde (1949-1952) e il quindicinale, insieme con Saverio Barbati, Il Golfo (1953-1954), e poi Lettera da Ischia (1962), titolo ripreso successivamente varie volte; nel 1959 pubblicò una Guida dell'isola dÕIschia; provvide ad istituire la collana pubblicistica I Quaderni dell'isola verde. A lui si devono inoltre la costituzione dell'Associazione Amici dellisola d'Ischia e del Circolo Nautico di Forio. Ha occupato posti importanti anche alle dipendenze della Radio Televisione Italiana.

(Serrara Fontana 1852-1933). Eremita dell'Epomeo, "filosofo rude e taciturno", che, dopo 42 anni, fu costretto a lasciare l'eremo in seguito ad un provvedimento del comune di Serrara Fontana che un gruppo di isolani, in un appello ai concittadini e alle autorità, definiva "violazione della legge da parte dei custodi della legge". Nel 1926, dopo due anni, venne richiamato e fatto tornare sull'Epomeo, dove egli aveva ospitato alpinisti e carbonari, turisti e legnaiuoli, poeti, condottieri e principi (il re Vitt. EmanueleIII), «offrendo a tutti la stessa paglia per letto e lo stesso bicchiere di liquore forte, all'alba, mentre la nebbia che sale dalla vallata fa emergere le cime del monte come scogli neri di un mare grigiastro».

Giuseppe-Morgera

(Casamicciola 1844-1898). Ordinato sacerdote nel 1866, divenne parroco di una Casamicciola distrutta dal terremoto del 1883, in cui anch'egli fu estratto miracolosamente dalle macerie, e dedicò la sua vita al suo paese con una assidua azione pastorale, con abnegazione e instancabile operosità e carità a favore dei bisognosi. Molto si adoperò anche per la ricostruzione della Chiesa parrocchiale. Pubblicò varie opere, tra cui una Vita diNostro Signore Gesù Cristo. Avviata la causa di beatificazione nel 1991, è stato dichiarato Venerabile nel maggio del 2002 con decreto del 23 aprile 2002, riportato negli Atti della Congregazione per le Cause dei Santi, in cui, tra l'altro, si legge: «(Il Morgera) condusse il popolo nelle vie di Dio non solo per opera del suo sacro ministero, ma anche con la santità della sua vita, diventato esempio del suo gregge. Per esercitare nel miglior modo possibile la missione a lui affidata dalla Chiesa con animo costante seguiva l'esempio del Divin Pastore, sia con le parole che con le opere sforzandosi di diventare un altro Cristo. Costantemente, generosamente e con gioia spirituale coltivò le virtù cristiane e sacerdotali. Brillò soprattutto per la fede, la speranza e la carità. Con la mente e con il cuore abbracciò le verità rivelate e il Magistero della Chiesa».

Massimo-Mancioli

(Roma 1921-Ischia 1994). Libero Docente in Idrologia medica presso l'Università La Sapienza di Roma, è stato una figura eminente nel campo del termalismo isolano sia come direttore del Centro Studi P. Malcovati di Lacco Ameno e direttore sanitario di stabilimenti termali a Ischia, Lacco Ameno e Casamicciola, sia per le sue pubblicazioni sugli aspetti precipui delle acque termali dell'isola d'Ischia, tra cui L'Isola d'Ischia, salute e bellezza,guida alle cure termali (1991), tradotta anche in tedesco. Ha inoltre pubblicato Il mio Yemen, uno schietto spaccato autobiografico, a naturale sapore romanesco, come soleva dire, di quattordici anni di vita yemenita (1955-1968).

Onofrio-Buonocore

(Ischia 1870-1960). Venne alla luce nella Villa dei Bagni, quindicenne entrò in Seminario, dove curò la sua preparazione con lo studio costante e appassionato. Fu ordinato sacerdote nel 1897 e prese ad insegnare latino e greco, non abbandonando mai la sua aspirazione di conseguire la laurea nelle sue discipline preferite, in un'epoca in cui le autorità ecclesiastiche non erano tanto propense a consentire ai sacerdoti la frequenzadelle università. Si adoperò costantemente per l'incremento delle scuole pubbliche sull'isola, oltre che per la cultura in genere. Nel 1915 fu sua l'iniziativa di aprire una scuola media e nacque così la Vittoria Colonna (ospitata nel convento di S. Antonio), cui affluirono alunni da tutta l'isola. Nel 1939 fu aperto l'Istituto Magistrale Ferrante d'Avalos operante sino al 1949, quando fu creato il ginnasio-liceo statale. Istituì la Biblioteca Antoniana. Nel 1944 con altri amici fondò il Centro Studi su l'isola d'Ischia, di cui tenne la presidenza sino al 1958. Fu autore di numerose pubblicazioni sull'isola d'Ischia, oltre che direttore di periodici di successo (La Cultura, con tematiche soprattutto storiche, e La Vedetta del Golfo): La storia di uno scoglio (1956), Il più bel fiore d'Enaria (1905), Nuptialia Isclana (1907), La Diocesi d'Ischia (1948), e varie altre. Noto il suo incitamento alle giovani generazioni a conoscere la propria terra, per poterla amare.

Tommaso-de-Siano

(Lacco Ameno 1766-1852). Ordinato sacerdote, fu per un certo periodo economo della Parrocchia della SS. Annunziata di Lacco, poi passò nella Curia Vescovile d'Ischia. A Lacco ricoprì anche la carica di giudice conciliatore dal 1828 al 1833; possedeva sulla contrada Pannella una villa in cui alloggiava molti viaggiatori nella prima metà del sec. XIX, fra cui vari monarchi. L'edificio era stato costruito verso il 1616 da un Francesco De Siano, anche lui sacerdote, che l'utilizzava per residenza estiva. Alla morte di don Tommaso, la villa fu divisa fra i coeredi ed una parte continuò a funzionare come bettola. Poi il terremoto del 1883 fece crollare tutto.

Ugo-Calise

Nato nel 1921 ad Oratino in provincia di Campobasso, dove il padre, l'ischitano Aniello, era medico condotto. Compositore, autore, arrangiatore, cantante e chitarrista; in gioventù fu anche calciatore della squadra dell'Ischia. A Napoli a metà degli anni 1940 incominciò a cantare i classici della canzone napoletana; ad Ischia incontrò Romano Mussolini e insieme ad altri amici costituirono una band che si esibiva a La Conchiglia di Forio. Nel 1953 aprì ad Ischia con l'architetto Sandro Petti il Rangio Fellone, che sarà per un decennio il ritrovo notturno più frequentato dal jet-set internazionale in vacanza ad Ischia. Nacquero le canzoni L'ammore mio è... frangese; Na voce, na chitarra e 'o poco 'e luna; Chitarra mia napoletana. Nel 1954 suonò e cantò a Londra per la regina Elisabetta II, in occasione di un ricevimento offerto dall'Ambasciata Italiana: tra i presenti Laurence Olivier, Vivien Leigh, Anthony Eden, Vittorio De Sica, Peter Ustinov. Nel 1960 Angelo Rizzoli lo volle al Pignatiello, altro famoso ritrovo di Lacco Ameno. Scrisse anche musiche per film. Si spense il 6 agosto 1994 mentre era in viaggio, in treno, per il suo paese natale, Oratino.

Vincenzo-Mennella

(Lacco Ameno 1923-1995). Laureato in Lettere e Filosofia, esercitò la professione prima di insegnante e poi di preside. Nel contempo entrò presto nell'agone politico, divenendo sindaco di Lacco Ameno a soli ventitrè anni (1946), carica che conservò, tranne qualche breve interruzione, per oltre quaranta anni. Al suo mandato amministrativo sono legati alcuni momenti significativi del paese, come il grande sviluppo turistico.

 

  • Serrara Fontana

  • Lacco Ameno

  • Barano

  • Forio

  • Ischia

  • Casamicciola Terme

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Questo comune prende nome da due principali villaggi che lo compongono, l'uno situato sulla vetta meridionale del Monte Epomeo, e l'altro a mezza costa. Questo comune è chiamato con romantica similitudine, la Svizzera dell'isola d'Ischia, sia per la sua montana postura, sia per l'industria pastorizia de'suoi montanari. Sono questi due villaggi affratellati, e congiunti dalla natura, e dall'organica amministrazione civile e militare, divisi nel ramo chiesastico in due parrocchie.
Questi due villaggi negli antichi tempi non erano che campagne occupate da agricoltori e pastori; avevano una sola parrocchia, ed era quella di Fontana la più antica dell'isola. Nel lato amministrativo essi, coi loro piccoli casali accessori, dipendevano- come le altre terre di quest'isola dalla città o castello d'Ischia. Essendo cresciuta la popolazione per tutta l'isola in processo di tempo Serrara e Fontana formarono parte dell'università del terzo.
Nel 1806 questi due paesetti acquistarono la loro autonomia amministrativa, e fu innalzato il consorzio a comune di terza classe.
Da un dizionario geografico-storico del 1802 ricaviamo che Fontana casale dell'isola d'Ischia unito coll'altro di Serrano avea una popolazione composta di 700 anime.
Attualmente la popolazione del comune riunito ascende, secondo la statistica ufficiale, a 1793 anime, ma da notizie precise raccolta da fonti autorevoli, a 1869 abitanti, i quali si dividono in agricoltori, pastori marini e possidenti-coloni.
Questo comune riunito confina da levante col comune di Barano, da mezzogiorno col mare e col comune di Testaccio, da settentrione con quello di Casamicciola, da ponente con quello di Forio. Comincia il suo territorio alla Croce di Colajacono al Ciglio, termina alla valle di Bellarita in Moropano.
Oggi è divenuto comune di sesta classe, appartenente al mandamento d'Ischia.

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Il comune di Lacco è situato alla parte settentrionale dell'isola, confina coi comuni di Forio a ponente, di Casamicciola a levante, coi stessi due comuni a mezzogiorno, e col mare a settentrione.
Questo comune guardandolo, dal Monte Vico, si presenta allo sguardo in forma d'anfiteatro: da una parte è inghiottito dalle onde, un altro lato vi sono invece le colline di Castanito, di Pannella, di Mezzania, dell'Arbusto ed il promontorio di Monte Vico, e quello più modesto dell'Ebdomade e del lido, che chiudono a semicerchio l'estesa pianura occupata da vigne seminati e ville ridenti. Essa termina da un lato alle falde colline ombreggiate da ciuffi di scarsi selveti e dall'altro lato è costituita dall'estesa marina bagnata dalle onde per tutta la sua estensione nordica. Le contrade Pannella, Mezzania, Casa-Monte, Casa-Siano, Fango, Cesa, Capitello, ed altre, sono comprese nel raggio di questo piccolo comune.
L'etimologia del nome Lacco, De Siano la fa derivare dal greco lapis, nell'italiano pietra, ossia luogo petroso; ed, infatti, egli sostiene: in tutto il territorio del Lacco era - forse a suoi tempi, o prima - pieno di grossi massi di tufo bianco; dei quali nonostante che se ne siano rotti, in gran quantità per uso di fabbrica, ve ne sono ancora specialmente uno ossia la figura del fungo ben grande situato dentro il mare poco distante dal lido, che serve d'ormeggio e riparo ai bastimenti. I genovesi nel 1798 chiamano questo scoglio il Lacco nome assai espressivo per la denominazione del luogo.
Nel 1863 furono invitati tutti i Municipi dell'Italia Meridionale a portare quei mutamenti, che avessero creduto opportuni, agli antichi nomi de'loro Comuni. Il municipio di Lacco, credette di aggiungere a questo, il qualificativo d'Ameno e con decreto reale fu autorizzato a chiamarsi Lacco-Ameno, nome che ufficialmente conserva.
Volendo sollevare il velo che copre le favole, i miti, e le tradizioni di migliaia di secoli, e volendo scrutinare i monumenti che il territorio di Lacco ci presenta, conviene ritenere che dalle prime colonie Fenicie alle ultime invasioni Inglesi avvenute nel 1809, la maggior parte, se pur non si voglia dir tutte, abbiano dovuto approdare alla comoda e spaziosa spiaggia di Lacco; sia perché più vasta la sua marina, sia perché di più sicuro ancoraggio il suo seno.
In effetti, la leggenda vuole che la flotta troiana si sia riparata nel seno della marina di Lacco, e che quella colonia abbia col suo duce occupato questa pianura, col promontorio di Monte-Vico.
Il dottor fisico D. Francesco De Siano, nativo di Lacco, nella sua operetta, sostiene che dai monumenti greci scavati in quel sito, la sede principale delle colonie greche sia stato il Lacco, come situato nel mezzo dell'isola.
Tuttavia oltre le leggende e le opinioni dei locali scrittori, la statua informe d'Ercole etc., sono troppo le storie che indicano le prime colonie che hanno occupato questo sito. I Greci o Terreno delle prime spedizioni, stabilendo la loro principale sede nella valle di Negroponte sia in altri punti si distesero lungo il litorale, da punta Perrone a Monte-Vico com'è anche il parere di Jasolino e dell'Oltramontano. I Siracusani che fissarono il loro centro principale nella Terra di Forio si prolungarono fino alla marina di San Montano e di Monte Vico sulle cui vetta, costruirono un baluardo militare che l'eruzione dei Caccavelli non riuscì a distruggere.
Il noto scrittore Capaccio sostenne che le iscrizioni sulle urne sepolcrali, ed i nomi di quegli estinti, sono testimonianze troppo veridiche, del soggiorno de'Romani in questa amenissima spiaggia.
Però se tutte queste colonie antiche hanno approdato, si sono soffermate in questo raggio di territorio, abbiamo argomenti da che non hanno mai stabilito una fissa dimora, forse perché luogo troppo esposto, poco riparato, o non adatto alle loro industrie o mestieri, o forse perché avendo piantato il loro cimitero, la loro necropoli, nella più romantica e malinconica pianura, e sul colle di Monte Vico, sia per venerazione ai defunti, sia per sentimento di religione o di superstizione, essi non fermarono la loro principale sede a Lacco, ma per luogo di venerazione. Questo luogo fu destinato e tenuto in venerazione, la sede dei loro Numi dei loro Penati per sacra contrada, fu abitato dalle anime degli estinti e dall'invisibile spirito dei loro protettori, fu quindi per timore di vederlo profanato da nuovi avventurieri, fu stanziato un distaccamento di guarnigione sul Monte Vico, ove furono scoperti dei rottami di vasi e di tegole solite utilizzate nei tetti delle abitazioni; come anche delle grotte intonacate a guisa di cisterne d'olio, o piuttosto di vino, anfore e ziri.
Tuttavia se rottami d'antiche fabbriche sono rinvenute su Monte Vico, se anche abitazioni sono esistite sulle colline della Fundera, Casa Monti e loro contorni, non vi sono segni d'antiche fabbriche lungo la pianura della marina. Dunque dovette esser l'ultimo tratto abitato. Quando la pirateria sparì, prima i pescatori e marinai, poi gli agiati borghesi cominciarono a costruir le loro case in questa amena posizione, accanto al mare.
Troppo ci siamo prolungati in questi dettagli storici, per cui passiamo ad epoche più recenti e diciamo, che il Comune di Lacco-Ameno se nei tempi del gentilissimo fu la sede del culto e della venerazione delle antiche colonie, come abbiamo accennato; nei tempi del cristianesimo fu ritenuto come depositario del corpo di una Santa. A tal proposito ecco quello che dice lo stesso De Siano di Lacco:
Non si può né tampoco negare che nel principio del IV secolo approdò in quest'isola dall'Africa il corpo della padrona a tutelare della medesima, la vergine e martire S. Restituta, che in una barchetta giunse esangue nel lido del piccolo seno di mare di S.Montano che chiamatasi le ripe; le quali sono d'arena come ancora esistono; ove fu ricevuto e trasportato nel luogo, ove è presente la sua chiesa, e convento insieme dei Padri Carmelitani, alla falda meridionale del già notato Monte di Vico...

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La posizione di Barano e suoi casali è unica nell'isola: sembra un paese mediterraneo, perché posto lontano dal mare, in prominente giacitura, fra colline e monti, valli e pianure fertili e lussureggianti. Le campagne di Moscardino, Maisyo, Belvedere, Cufo, Cesa, la Torre, Casabona, Casale -e fra le adiacenze di Moropano- le altre di Cannavino, Tuoro, Valle, Terzano, Finestra, rendono più gaio e ridente quest'interessante comune. Anzi l'aria che si respira in questi luoghi è sanissima: il caseggiato è per lo più ad un piano solo terranno, ma decente, pulito; non mancano dei fabbricati a più piani, e dei palazzi che in quel sito fanno contrasto colle restanti private dimore. Come del pari eleganti casini sorgono fra quelle campagne.
I caseggiati del centro principale del comune danno un'aria di distinzione al sito, che esposto in una bellissima posizione, spiega alla vista un orizzonte pittoresco, ed incantevole dai due punti sud-est e sud.
Il territorio di Barano ha anch'esso un'antica storia, più antica di quel che sembra, atteso la fertilità del suolo, e la sua topografica posizione, riparato fra le colline ed i monti.
Questo vantaggio naturale attirò ivi gli antichi coloni, siracusani, partenopei, e romani; anzi ai tempi di quest'ultimi le contrade -ove oggi Moropane- Barano, e Testaccio, propriamente si dicono -erano abitate, e ritenute in rinomanza, per l'aere purissimo, e per le rinomate e venerate sue fonti d'acque termo-minerali, che dobbiamo riguardare come le più antiche, e le prime usate. Dicemmo rinomate tali acque perché furono stimate non inferiori a quelle rinomatissime dell'Umbria: venerate perché poste sotto la protezione d'Apollo e delle Ninfe Nitrosi, le quali diedero nome al fonte più specioso di questa contrada, che fu detto di Nitrosi e poi di Nitroli. I bassi-rilievi scavati a quelle vicinanze confermano quest'antichità.
L'amintà del sito, l'ubertosità del suolo richiamarono gli antichi suoi abitatori, l'aere puro e balsamico, che quivi si gode l'acqua salutare di Nitrosi che vi scorre, la quale per quanto fosse sperimentata portentosa per alcune infermità, è altissima pel pasto; pei comodi di vita - attirarono nuovi abitatori, in modo che questa terra fu più di prima popolata, tanto che Jasolino, il quale scriveva qualche cenno su quest'isola nel 1587 dicea che Barano dopo la Terra di Forio, era il casale più abitato dell'isola ed in quel tempo era congiunto a Testaccio facendo una parrocchia.
Ma venne un'epoca che la contrada di Barano rimase spopolata e fu dopo l'eruzione del 1301: sopraggiunse l'altra in cui la stessa contrada, e le terre circostanti perdettero l'antica importanza, e fu alla caduta degli Aragonesi.
Nel 1544 vennero questi casali del pari saccheggiati, come gli altri di Serrara, Panza e la terra di Forio, dal corsaro Barbarossa; fu più miseramente e spaventevolmente Barano gettato nello squallore. I suoi scampati abitanti si dispersero per l'isola, alcuni ricoverandosi in qualche torre in alzata in quel raggio di territorio, altri insulse alture della collina del Gottaviello, ed altri lavorando il giorno in quelle campagne, la sera si andavano a ricoverare nel castello d'Ischia divenuto l'unico rifugio degl'isolani, per schivare la schiavitù, e le violenze dei Saraceni.

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Alla parte occidentale dell'isola d'Ischia, quel paese bagnato dal mare per tutta la sinuosa estensione; circondato da pianure verdeggianti; spalleggiato dal monte che si asside su i colli nella positura più voluttuosa e comoda, fiancheggiato da due correnti vulcaniche, l'una a settentrione, l'altro a mezzogiorno; quel paese si chiama Forio.
Confina a levante e mezzogiorno col Comune di Serrara-Fontana; a meridione con quello di Casamicciola, a settentrione con quello del Lacco, ad occidente col mare.
Le strade principali che mettono questo Comune in comunicazione colgono altri limitrofi sono tre: quella di Cavallara a nord che conclude a Lacco-Ameno, quella del Fango a nord-est per la mezza costa mette in comunicazione questo Comune con Casamicciola; quella a Sud che mena al Villaggio di Panza, e prosegue al comune di Serrara Fontana per ripide salite.
Belli, ameni, sono i suoi seni, i suoi promontori, i suoi ponticelli, e che noi descriveremo in seguito a questi dettagli.
Forio fu chiamato dal Jasolino Fiorio esprimendosi così: "detto da altri Forino, ma da noi Fiorio poiché dopo la distruzione di molte ville e castelli questo fiorì, essendo il maggiore degli altri in tutta l'isola, ben munito con dodici torri, con artiglierie, e con molta gente di volare, bello di sito abbondantissimo di vino, e di frutti eccellenti"
E De Siano soggiunse anch'esso il nome di Forio etc., in italiano ferace, fertile: denominazione data a questo luogo, perché a differenza degli altri luoghi dell'isola più fertile, per essere il territorio più esteso nel piano con delle basse collinette; e perciò più atto alla coltura e più fertile. Di ciò non si può dubitare, essendo anche tale sino al presente (1798); per questo motivo detta Terra sembra una città che contiene la più numerosa popolazione dell'isola, moltiplicandosi quella nei luoghi fertili per maggior concorso degli abitanti, la popolazione è ben situata tutta unita sopra una lingua di terra ecc.
Nel Comune di Forio comprende: 1 il centro principale del paese. 2 Il suborgo di Monterone. 3 Le case sparse. 4 Il villaggio di Panza.
In questo assieme di Città, di borghi, di campagne, di ville, il punto più culminante, da cui comincia il raggio di confinazione del Comune di Forio; chiamato il Fasano ad est, al di sotto del vertice dell'Epomeo: dalla parte destra e settentrionale, il punto più basso, la Cala di S. Montano, da cui procedente verso occidente si prolunga sulle correnti di Zaro o Caruso. Dalla parte di mezzogiorno il punto di demarcazione fra i confini è detto la Croce di Cola Jacono antico agricoltore o valle di Socchivo.
Le prime colonie greche abitarono ancora Forio; secondo l'opinione del De Siano.
Queste prime colonie greche, che si stabilirono su questa pianura, furono le doriche, cioè le Siracuse, rimaste in quest'isola sotto gl'ordini di Pacio Nimpsio e di Maio Pacillo, dopo la disfatta de'terreni.
Una tale opinione fu registrata dal d'Aloysio, e ripetuta dall'Anonimo Oltramontano.
Dalle falde del promontorio Imperatore alla valle di S. Montano, era una pianura fertile e ridente: i Siracusani si allettarono di quel sito, e mentre sull'incantevole spiaggia sottoposto all'Imperatore erigeva il loro tempio a -Venere Citerea- la cui statua in marmo bianco fu scoperta verso il 1792, e vandalicamente distrutta.
Dall'opposta parte, sul vertice del promontorio di Vico vi fu la muraglia di quella fortezza che doveva guardare la città sottoposta ad occidente e dominare la necropoli già esistente nella sottoposta valle, accanto al mare, all'ingresso della città, sulla strada maestra, com'era costume fra greci, e quindi fra romani di stabilire i loro cimiteri.
L'eruzione del Caccavelli scacciò questa colonia; la stessa seppellì la città sotto le lave di Zaro e Marecoco.
Gli elementi si ammansirono, ed accorsero i Partenopei, indi i Romani.
I monumenti scoperti, i vasi dissotterrati, le voci latine intromesse nel dialetto dorico, ci comprovano che i partenopei e romani vi si accasarono.
Sopravennero i siciliani, ai tempi di Giulio Cesare, e vantando diritti di proprietà sui terreni occupati dai napoletani, come aventi-causa dagli espulsi Siracusani, ne reclamarono il rilascio. Giulio Cesare fece diritto al loro reclamo, e quindi i Siciliani occuparono questa contrada.
A tal proposito riportiamo le parole del d'Aloysio. Forio ebbe origini dai siciliani, i quali trovando un clima al genio loro confacente, ivi si fermarono e moltiplicarono, e l'appellarono Forio.
Irruppero i barbari, queste pianure furono devastate, i superstiti si ricoverarono sui monti e sulle colline.
Coi Normanni e coi Svevi rimase l'isola immiserita, e ci˜ non pertanto i Soriani erigevano chiese, e si moltiplicarono, fornendo prova di costanza e valore indominabile.
Succedette la dinastia Angioina, la Sicilia si commoveva al Vespro, ed i figli de'Siciliani tumultuavano anch'essi, gridando per queste pianure: fuori i Francesi.
La fertilità del luogo piacque ai nuovi usurpatori, e mentre i soldatati di Carlo II devastavano questi campi, gli antichi coloni non si allontanano, con l'eruzione del 1301.
Ma ritornano nel 1305 e soddisfacendo voti, per non essere stati danneggiati nella proprietà e nella persona, dal fuoco dell'eruzione del Cremato, costruiscono chiese e cappelle a S. Antonio Abate.
Gli Spagnoli sopravvengono con gli Aragonesi, e Catalani, e Siciliani corrono a dissodare od occupare questi vigneti e quindi Lopez, i Galiz, i Jonchez si piantano qui e con loro i Corsi da Corsica, e poi altri da Malta, che prendono pure il casato dal luogo natio e diconsi i maltesi, altri da Matera in Puglia, e prendono il cognome di Mattera, o Matarese, altri da Sorrento, da Amalfi, dalla Toscana, e sono i Sorrentino, gli Amalfitano, i Fiorentino, costoro col loro casato danno nome ai primi vichi detti anche oggi Casa Jonchese, Casa Corso, Casa Calise, Casa Mattera, Casa Maltese, Casa Fiorentino.

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Il comune d'Ischia è situato al punto orientale dell'isola questo Comune, comprende nella sua estensione la villa di Campagnano ad E.S.E., la Villa de'Bagni a N.E.; per mezzo questi suoi suborghi confina a Sud col Comune di Testaccio, dal lato di Campagnano verso le colline di S. Pancrazio. A sud-ovest col territorio di Barano verso il Cremato sulle campagne di Piejo. A nord col Comune di Casamicciola, dalla parte della Villa de'Bagni verso la Cercola e Quercia.
Il centro principale, sorge ove anticamente era il Borgo di Gelso, contrada così chiamata, perché piantata a gelseti, all'ombra dei quali alberi nei giorni estivi si congregavano gli abitanti della città nelle ore di passeggio.
Quel borgo era negli antichi tempi abitati da marinai e pescatori, i quali a causa del loro mestiere non potevano abitualmente restar ricoverati nella chiusa città; ma del pari non potevano allontanarsi per le frequenti incursioni barbariche.
Amene campagne, fertili giardini, si estendevano all'intorno di quest'antico borgo, che gradatamente vide sorgersi d'intorno dei nuovi fabbricati, non più modesti ed incomodi; ma sontuosi ed architettonici, frutto della crescente agiatezza dei suoi abitanti.
Cresciuta la popolazione, crebbe il bisogno d'ingrandire la borgata, sia di caseggiati, sia degli altri comodi di vita.
Frutto del commercio, opera del ceto dei marinai, fu l'incremento del Borgo di Gelso, che ben presto si trasformò in polposa contrada, dove furono eretti templi, monasteri, ospedali. Fontane pubbliche, piazze, marine; l'una dalla parte sud-est pel ceto dei pescatori, l'altra dal lato nord-est del ceto dei marinai.
Quando il castello finì di essere la città dell'isola, divenne questo borgo, il centro principale del comune, ed ivi si riconcentrarono le autorità ecclesiastiche, e le militari dell'isola.
Questo centro principale del Comune d'Ischia si estende su di una spaziosa lingua di terra, bagnata a N.E. dal mare, per tutta la sua lunghezza: dal lato opposto è fiancheggiata da fabbricati decenti ed eleganti, dietro ai quali s'innalzano le ridenti colline di Sorezzano e del Procidano, abbellite da graziosi casini. Ischia ha poche strade interne: l'una rimarchevole per la sua estensione e larghezza, e quella di principio dal ponte dove prende capo l'istmo artificiale del castello e si prolunga fino al punto così detto terrazappata, dove volgendo a destra prosegue il suo corso verso la Mandra, il Cremato, Villa de'Bagni. A sinistra va a perdersi, dopo aver percorso la contrada Casa-Lauro, negli angusti e campestri sentieri di S. Giacomo e del Mandarino.
La traversa Puzzolana conduce alla Villa di Campagnano, ed alle campagne prossime, ai comuni di Testaccio, Barano, etc.
Spaziosa, comoda e ben lastricata è la piazza di questo Comune; essa è il centro di tutte le operazioni, il luogo di consegna di tutti i paesani ed i borghesi, sia che abitano nel centro principale, sia che ascendano dai paesi rurali. Decenti sono la maggior parte dei fabbricati del Comune d'Ischia.
Il Seminario fu aperto alla clericale istruzione fino al 1806 e servì per quartiere alla guarnigione della piazza. Nel 1844 fu riaperto, fu soppresso definitivamente nel 1865.
I migliori palazzi che s'incontrano sulla strada maestra, sono quelli dei signori Lauro, Califano, Lanfreschi, Morioni, de Luca, Mirabella, ed altri in costruzione, o recenti, o da noi dimenticati.

Il Castello Aragonese

Il Castello è fabbricato su di un cono di lava basalto, che s'innalza dal fondo del mare, ed è alto circa 600 piedi dal suo livello. Il cono troncato in basso, forma a sud-est un pendio meno ripido, coperto da giardini, e dalle rovine dell'antica città, quivi riconcentrata per tanti anni.
L'antico palazzo vescovile, un convento, e gli avanzi di stabilimenti pubblici e privati, da molti anni sono abbandonati e distrutti, non quivi abitano più isolani, o borghesi, perché conforma più parte del territorio d'Ischia, essendo divenuto luogo demaniale.
Alla sommità della rocca era acquartierata la guarigione dei veterani, dei quali appena nove ce ne son rimasti.
Al piede della rocca vi era un tempo una batteria a fior d'acqua.
Dal ponte levatoio, ove la prima porta saracinesca, alla cittadella, vi è una salita di circa un chilometro e metri 250 a forma di spira.Per la lunghezza di 500 piedi è scavata nella roccia, formante una galleria coverta di 22 piedi di larghezza, su venti d'altezza.
Nel XV secolo si riguardava come fortezza inespugnabile.
Questo castello fu edificato dai soldati di Gerone, quando scacciato i Cumani rivoltosi, rimasero essi ad occupar quest'isola verso l'anno 474 A.E.V. Fu chiamato Castel-Gerone, o Castel-Geronda e anche l'isola di Gerone. Fu poi detto Ischia e Ischia Minore.
Nei primi tempi vi si saliva dalla parte del mare.
Caduto il Castello in potere d'Alfonso I, questi vi fece scavare a forza di scalpelli una strada tanto larga, che due carri si potevano incontrare: levò ogni esterna comunicazione, e dalla parte di fuori s'assicurò con rupi e scogli inaccessibili, fossi, baluardi, muri e porte di ferro, indi gli impose il nome di Regium Castrum Isclae.
Alfonso stesso popolò questo recinto in una colonia composta di 300 suoi fidi, ai quali maritò le donne degli espulsi combattenti. Da quell'epoca la rocca prese il nome di terra, o Cittadella indi di Città dell'Isola.
Per rendere più sicura la nascente cittadella, e per congiungerla in un modo stabile all'isola, Alfonso I, pubblicò nel 1433 o 35 quel regio editto, riportato nella Seconda Parte di quella storia, che stabiliva la dogana accennata: fece congiungere la cittadella all'isola, con un istmo artificiale, formato di solidi ponti fra le onde e gli scogli; converto di pietre di basalto, e garantito da scogliere, il quale serviva ancora per riparare i piccoli legni che in tempi burrascosi si ricoveravano nel seno della marina di S.Anna.
Durante la signoria dei reali Aragonesi questo castello fu illustrato sia da fatti di valore, sia dalle dimore d'illustri e nobili personaggi.
Il Castello quando era la città dell'isola, arrivò a contenere una popolazione di 1892 famiglie, come attesta Giovannandrea d'Aloysio, per averlo ricavato dal censo del regno compilatosi nell'anno 1757.
Quivi allora era tutto riconcentrato, nobiltà, borghesia, clero, truppa, autorità, uffizi pubblici, chiese, monasteri, cattedrali, officine. L'isola d'Ischia era deserta sterile ed abbandonata. In qualche spiaggia, o collina si era aglomerata qualche villa, terra o casale, abitate da contadini, o agricoltori, o trafficanti, o pescatori, e pochi possidenti.
Nel secolo passato gli abitanti della città d'Ischia cominciarono a concentrarsi sulla collina oggi detta dei Cittadini di Casamicciola, ed in questi punti innalzarono ville e casini, palazzi, e chiese.
Alla fine del secolo XVIII tutti gli abitanti ne uscirono, la città rimase confusa col castello, e tutto ciò costituì la fortezza d'Ischia, occupata dalla guarnigione di veterani, e di marinari cannonieri.
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L'origine del nome di questo comune è molto contrastata. Solenandro chiamò la contrada Casa-Mezula. Jasolino Casanizzola. D'Aloysio Casa-Nisola affermando che tal nome lo prese da un Eritrese matrona di nome Nisula, la quale perché storpia, fu quivi rimasta dai fuggitivi Eritresi, e risanò mercé la virtù di queste acque.
De Siano la chiamò Casamice affermando che tal nome è composto da due voci, una greca e l'altra latina, la greca è mica e la parola latina Casa, aggiunta posteriormente alla prima. Mica dal latino Sordem lavat totam, linguaggio figurato, sorto dal fervido ingegno dello scrittore, allude alle prodigiose virtù di quelle acque, che ivi scaturiscono, atte a togliere e lavare tutte le infermità.
Noi non accettiamo alcuna delle origini, perché le crediamo tutte apocrife, ed inverosimili o favolose.
In riguardo all'antico nome appoggiamo l'opinione che, il nome di Casamicciola, fu dato da chi per la prima volta edificò la prima villa di diporto, o casa di salute, in questa contrada, divenuta disabitata, e priva di nome; che per indicarla dalla città di terra ferma ove dovea abitar, la chiamò Casa-in-iusa, o casa-nell'isola, Casanisula, ecc.
Il Comune di Casamicciola si estende sul lato settentrionale dell'isola, alle falde del lato severo dell'Epomeo, alla base della Pera e di Catreca.
Il nome di Pera viene da tollo fero perchè da questo luogo i contadini trasportavano sulle spalle la creta, e le fascine alla marina di Casamicciola.
Catreca poi significa locus asper. Queste sono le etimologie di queste due altre contrade date dall'ingegnoso Ziccardi.
Per tutta l'estensione meridionale questo Comune è spalleggiato dalla catena degl'indicati monti e colline. Dal lato settentrionale è bagnato dal mare; a levante confina con Comune d'Ischia, a ponente con quello di Lacco, a mezzogiorno col Comune di Barano.
Casamicciola si divide in due parti principali: l'una dicesi Casamicciola di Sopra, l'altra Casamicciola di Basso.
Casamicciola di sopra comprende nel suo raggio tutte quelle contrade che s'innalzano sulle colline superiori del centro del Comune, come quelle del Sasso, Casa-Moriello, Majo, Casa-Monte, Casa-Castagna, Castanita, Casa-Sperone, etc.
Casamicciola di basso comprende, la contrada S. Pasquale ai cittadini, Perrone, i petroni, Piazza de'Bagni, e Marina.
Questo comune quantunque fosse esteso da territori montuosi e accollinati, quantunque fosse fornito ed intersecato dalle più belle, spaziose e comode strade dell'isola, graziosamente ombreggiate da acacie e da platani, è diviso in tanti rioni, in diversi caseggiati, alcuni dei quali sono piantati su d'incantevoli colline, circondati da vigneti ed arbusti; altri costruiti in romantiche vallate, irrigati dalle vaporose acque minerali, ed ombreggiati da selve cedue, ed altri concentrati nei punti delle loro industrie, i quali si spiegano in contegnoso disordine, su di una lingua di terra che forma la spiaggia di sinuoso lido.
Una tale romantica e variata posizione del Comune; il fabbricato così diviso, isolato costituisce, Casamicciola il paese della villeggiatura, del diporto, della campagna per il forestiere, e per l'infermo.
Questo paese si rende più bello perché presenta nei suoi diversi rioni, scene variate.

Era un conte ed alloggiò ad Ischia nel 1783 per cure. Grazie a lui il re Ferdinando IV arrivò ad Ischia, e ci ritornò anche l'anno successivo per pescare e andare a caccia. Il re trovava molto simpatica la popolazione dell'isola. 

Famosa pittrice, si pensa che la sua visita ad Ischia avvenne nel 1773 e un successivo soggiorno nel 1787.

Venne ad Ischia nel 1638, ne racconta nel suo libro "MUNDUS SUBTERANEUS". Egli si stupì moltissimo del gran numero e della ricchezza delle fonti termali.

Fu uno dei primi ospiti stranieri che ci informò su Ischia dopo il ritorno di re Ferdinando a Napoli. Nel maggio del 1802 alloggiò in una osteria, nel borgo del castello, ebbe una buona accoglienza e un passabile giaciglio per la notte. Grazie a Benkowitz, che venne sull'isola per far visita ad un ufficiale di guardia sul castello, si hanno notizie sui prigionieri; ma non sugli incalliti malfattori ma i giovani figli della nobiltà napoletana che venivano rinchiusi nel castello, affinché si ravvedessero su alcune decisioni scomode ai genitori.

Medico francese venne ad Ischia, verso il 1585, perché interessato alle acque termali. Ne studiò a fondo gli effetti, scrisse un libro sulle fonti termali e sul potere curativo delle acque.

Famosa pittrice francese, arrivò ad Ischia alla fine del 1790, con amici. Ischia l'affascinò, sin dall'arrivo ella scrisse "una delle più belle impressioni che provai all'arrivo fu la vista di un gran numero di case adagiate sulla montagna e chiaramente illuminate, che si offrivano agli occhi come un secondo cielo". La sua escursione sull'Epomeo non fu da meno perché a quella vista rimase incantata e si disse che sicuramente la poesia doveva essere nata lì.

Principe ereditario figlio di Augusto III principe elettore di Sassonia e re di Polonia. Il giovane principe soffriva di una gravissima paralisi, nel 1738 venne ad Ischia per cure .Egli fece trentadue bagni nell'acqua del Gurgitello, al termine il giovane principe poteva spostarsi solo con l'aiuto del bastone.

Principe ereditario figlio di Augusto III principe elettore di Sassonia e re di Polonia. Il giovane principe soffriva di una gravissima paralisi, nel 1738 venne ad Ischia per cure .Egli fece trentadue bagni nell'acqua del Gurgitello, al termine il giovane principe poteva spostarsi solo con l'aiuto del bastone.

Friedrich era conte e ambasciatore danese a Berlino. Nicolovius figlio di friederich era laureando in teologia. Fecero un viaggio in Italia con la famiglia. Di mano del conte è disponibile una descrizione in quattro volumi di tutto il viaggio, mentre Nicolovius
aveva scritto uno stimolante trattato su Ischia intitolato "DIE ISCHIESEN". Nell'aprile del 1792 il conte con il figlio Nicolovius fecero la prima escursione di un solo giorno ad Ischia e ne rimasero colpiti per l'ospitalità e la gentilezza delle persone. Tornarono sull'isola nella seconda metà di agosto e la prima settimana di settembre dello stesso anno. Alloggiarono a Casamicciola presso un viticultore, videro ballare la tarantella, danza napoletana, nel modo più bello disse Nicolovius. Amò tantissimo l'isola, scrisse in una lettera " Fortunata piccola popolazione isolana! Il mare ti separi dalla terra ferma. Resta ancora con i tuoi costumi, con la tua devozione di piccolo popolo isolano! Così la gioia non ti abbandonerà e di generazione in generazione fedele ai tuoi padri apporterà gioie sempre più grandi".

E' stato uno dei primi ospiti che rimase sull'isola per mesi e del quale è rimasto un diario dettagliato dell'isola.Il diaro contiene un variegato disordine di notizie su tutto quello che Berkeley ha visto e vissuto quello che la gente gli ha raccontato sui costumi, sulle maniere dell'amministrazione e sulle strutture ecclesiastiche.

Era un viaggiatore inglese, nel 1610 di ritorno da un lungo viaggio si fermò a Napoli e fece una piccolissima visita a Ischia ma ne raccontò molto poco.

Medico interessato alle strutture termali, conosce Ischia nel 1786. Come guida ebbe il sacerdote e medico Francesco de Siano. Nei quattro giorni che trascorse ad Ischia MARCARD visitò la modesta struttura termale di Lacco Ameno, le stufe e i vapori bollenti di San Lorenzo. Salì sull'Epomeo e rimase incantato per il favoloso panorama.

Monaco francese domenicano che viaggiò molto e seppe esprimere magnificamente le osservazioni più intime della vita quotidiana. Purtroppo su Ischia non descrive nulla di particolare perché non la visitò mai, ci passò davanti nel giugno del 1711. In quella occasione la sua feluca restò in rada davanti Forio si fece raccontare qualcosa soltanto dalle persone venute sulla nave. Gli raccontarono del buon vino, della frutta e che c'erano ventiquattro preti ad Ischia.

Della sua presenza sull'isola se ne viene a conoscenza da un manoscritto di sedici pagine trovato su una bancarella di Parigi nel 1850.

Era un reverendo, viaggiò per l'Italia e arrivò anche ad Ischia. Nel suo libro esalta pienamente la bellezza del paesaggio e l' importanza dell' acqua termale. Egli scrisse che l'isola può essere considerata molto fiorente e agiata ed è un luogo di salute e di piacere.

Importante archeologo visitò l'isola d'Ischia nella primavera del 1764.

Venne ad Ischia nel 1700 come accompagnatore del signor Cecill. Le scarne di notizie iniziano con l'informazione che in tutto il Mar Mediterraneo non c'è nessun altra isola che produca un vino così forte, poi si parla delle acque termali e di molti stabilimenti termali che servivano parte alla gente semplice, parte alla gente di riguardo. JOSEPH ADDISON era un noto poeta e uomo di stato, egli viaggiò per l'Italia dal 1701 al1703. Le sue osservazioni sono raccolte in un libro 'REMARKS ON SEVERAL PARTS OF ITALY', ne furono pubblicate dieci edizioni ,ma la visita su Ischia la descrive molto miseramente.

Era un noto poeta e uomo di stato, egli viaggiò per l'Italia dal 1701 al 1703. Le sue osservazioni sono raccolte in un libro "REMARKS ON SEVERAL PARTS OF ITALY", ne furono pubblicate dieci edizioni, ma la visita su Ischia la descrive molto miseramente.

Uno teologo tedesco l'altro fisico francese e geniale sperimentatore che formulò la legge sui rapporti fra spazio gassoso, pressione del gas e temperatura .I due si occuparono della geologia dell'isola, misurarono per la prima volta, con l'aiuto del barometro l' altezza dell'Epomeo.

Venne ad Ischia nel 1785 accompagnato dalla sua famiglia, prese in affitto un appartamento nel palazzo di San Montano (Lacco Ameno). Furono incantati dalla bellezza dell'isola e dalla gentilezza dei suoi abitanti. Il duca sperava di migliorare la sua salute ricorrendo ai bagni termali. La duchessa incantata dalla gentilezza degli abitanti organizzò una gioiosa festa.

Medico proveniente dal Basso Reno venne in Italia per completare i suoi studi sull'anatomia e la chimica. Nel suo tempo libero fece molti viaggi,ove non solo incontrò molti medici ma studiò anche la fauna e la geologia del paese. Era interessato particolarmente al vulcanesimo e alle acque calde.Nel suo libro "DE CALORIS FONTIUM MEDICATORUM CAUSA, EORUQUE TEMPERATIONE, LIBRIDO, ET PHILOSOPHIS ET MEDICIS PERUTILES" edito nel 1558, fece una descrizione completa delle acque bollenti e delle stufe di Ischia. Per la prima volta comparvero in letteratura il sudatario del testaccio, le fumarole di Monte Vico, racconta che raggiunse a remi un luogo, oggi chiamato "Bagnitiello", ove persino l'acqua del mare era bollente. A Citara si stupì per le numerose fosse scavate nella sabbia, che servivano da vasche da bagno perché piene di acqua bollente. Un anno dopo la pubblicazione del libro fu chiamato come medico personale alla corte di Dusseldorf, ove rimase fino la morte.

barbara-bansi

Nata nel 1777 a Flasch. Nel 1802 si realizzò il suo desiderio di conoscere l'Italia. Nel 1805 venne per la prima volta ad Ischia, alloggiò a Casamicciola alla Sentinella. Conobbe una vecchietta che prendendole la mano le disse che era malata e da noi sarebbe guarita; per i forestieri l'acqua ha straordinari virtù mentre per gli isolani non aveva nessun potere terapeutico.

Friederike-Brun

Nata nel 1765 a Grafentonna vicino Gotha, crebbe in Danimarca e a diciotto anni sposò il banchiere consigliere di stato Brun. Venne ad Ischia nel luglio del1796, approdò alla Marina di Casamicciola con amici. Ella alloggiò alla Sentinella "in solitudine piacevole prigionira della natura". Quando si avvicinava l'ora del tramonto saliva sul tetto dell'abitazione per assistere, alle ripide pareti dell'Epomeo che venivano illuminate dagli ultimi raggi del solee il globo era di fuoco che si immergeva nel mare, era uno spettacolo meraviglioso. Friederike faceva tutte le sere un bagno nelle acque del Gurgitello, l'effetto era ottimo i dolori erano andati via.

Richard-Colt-Hoare

Scrisse un libro di viaggi il quale molto significativo per la rinascita del turismo nel XVIII secolo. Egli scrive che trovò un buon alloggio con una meravigliosa e ampia vista. Hoare visitò l'isola in modo eccellente, nei soli sei giorni che vi soggiornò; è a lui più cara la vista dall'Epomeo perché l'occhio scivola dal Capo di Minerva fino a Cuma e su tutta la costa del Golfo. Hoare conclude con un caldo appello a tutti gli artisti e agli studiosi diseguire le proprie orme e di abbandonare i sentieri delle guide perché a Ischia essi trovano riposo e raccoglimento.

 

boccaccio

Una conferma della notorietà raggiunta da Casamicciola per le sue calde acque curative. Delle cui proprietà fece esperienza anche Boccaccio, che sull’isola d’Ischia ambientò, non a caso, una delle novelle del suo “Decamerone”. E fin dal ‘500 i primi stabilimenti termali organizzati divennero meta di curandi, anche provenienti da lontano. Un fenomeno destinato a crescere nei secoli successivi.

Scipione-Breislak

Era un professore di mineralogia del corpo reale d'artiglieria a Napoli. La sua opera di due volumi sulla topografia fisica della Campania contiene una rappresentazione fisica di Ischia. Senza dubbio fu il miglior conoscitore della geologia e della mineralogia dell'isola, che dovette attraversare a fondo durante le sue escursioni con occhi attenti fino ai posti più reconditi. Sul piccolo altopiano della Pera sopra Casamicciola, dove aveva la sua residenza,s'imbattè nei resti di una delle caldaie murate in cui veniva sottoposto ad ebollizione il materiale grezzo. Prima che questa industria fosse fondata a Ischia nel 1460, l'allume doveva essere importato dall'Asia Minore.

giulio-iasolino

Medico anatomista, aveva destato nuova vita alle terme e ai sudatari dell'isola. Tutti gli anni Isolino vi mandava pazienti e veniva di persona per seguirli, cercò di migliorare la primitività delle strutture. Nel 1586 era pronta una prima bozza del suo libro su Ischia, in cui egli sintetizzò le sue molteplici esperienze e la topografia dell'isola e soprattutto trattò le singole sorgenti e le fumarole. La Sorgente di Nitrodi Tratto dal libro “De’ Rimedi Naturali che sono nell’isola di Pithecusa oggi detta Ischia”

 

Medico tedesco, si fermò a Ischia per un periodo abbastanza lungo. Egli disse che il bagno migliore si trovava a Casamicciola, tutti gli altri erano grezzi e sporchi.

Venne tre volte a Ischia. La prima nel 1811-1812, la seconda nel 1820, la terza nel 1844. Egli scriveva delle CONFIDENCES, sono delle storie. In una di queste confidences dice che abita nel più bell'angolo dell'isola, su un promontorio che emerge dal mare e alle sue falde prosperano boschi fino al mare. Lamartine scrive poesie su Ischia e qui compone il romanzo GRAZIELLA.

Figlio di Ernest Renan, si posseggono diversi schizzi; essi sono contenuti in un lavoro che il giovane pubblicò in occasione del terremoto del 1883 nella gazzetta delle belle arti. Ary Renan interessava soprattutto l'architettura d' Ischia.

Venne a Ischia in compagnia del barone Von Bunsen. Alloggiarono per quattro giorni alla sentinella, salirono sull'Epomeo e attraversarono a piedi o con gli asini tutta l'isola, che è sommamente attraente e amena.

Era un buon conoscitore di Ischia. Nel 1825 a Vienna uscì un suo libro col titolo "L'ISOLA D'ISCHIA NEL 1822". Dal libro si viene a conoscenza del turismo degli anni venti del secolo scorso. Il centro della vita balneare era Casamicciola, ma la preferenza secondo Haller, spettava a Lacco, che offriva il soggiorno piu gradevole.

Venne ad Ischia verso la fine degli anni venti. Si ha un catalogo delle sue opere contente una serie di quadri e di disegni che furono composti ad Ischia.

Scienziato naturalista e medico, filosofo e artista. Venne ad Ischia in compagnia del principe sassone Friederich, visitarono il castello, ove Carus assistette ad un meraviglioso tramonto. Giunse anche a Lacco dove le strade erano addobbate a festa perché si festeggiava Santa Restituta.

Venne ad Ischia alla metà del 1817, era la figlia maggiore di Wilhelm von Humboldt e soffriva di dolori nevralgici al viso, e per questo le fu consigliato di venire. Le sue condizioni migliorarono in soli nove giorni, così poté visitare l'isola, ne rimase incantata per i paesaggi meravigliosi e un bellissimo mare.

Nativo di Wurttemberg era un giovane architetto. Arrivò al borgo d' Ischia, nel 1830 in compagnia di amici, decisero di salire subito sull'Epomeo. Il panorama li entusiasmò moltissimo. Il suo soggiorno sull'isola durò solo un giorno, a Roller gli piacque moltissimo, dice che ha una natura dolcemente idilliaca, bella e affabile, quasi fatata.

Professore all'università di Berlino, venne ad Ischia ed abitò alla Piccola Sentinella e da qui girava l'isola lo interessava il regno animale e vegetale delle sorgenti calde. In una conferenza, che tenne all'accademia Prussiana parlò delle forze di piazza Bagni a Casamicciola, dell'acqua calda che sgorga e stilla in diverse zone nella Valle del Tamburo e sulle pareti rocciose di una voragine della stessa e che decompone la roccia in una massa argillosa.

Venne ad Ischia nel febbraio del 1828, giunse a Casamicciola dove alloggiò. Purtroppo ci fu un terremoto e Ramage, nel suo diario pubblicato 1868, descrive i danni e i pianti delle povera gente, tornarono a Napoli e informarono dell'accaduto la colonia inglese; così vennero gli aiuti da Napoli.

Haeckel aveva conseguito una laurea a soli 25 anni, voleva conoscere il mondo marino. Nel giugno del 1859 conosce Allmers, poeta della Frisia Orientale e proprietario terriero; i due girarono l'isola. Alcune delle loro escursioni furono: sull' Epomeo che offriva una vista meravigliosa, sul monte Tabor con sorgenti altrettanto bollenti, Forio che richiamava l'Africa per le sue costruzioni.

Venne ad Ischia ben tre volte, era uno studioso e un conoscitore di lingue e culture sematiche. Venne nella speranza che le terme di Casamicciola lo potessero liberare dai suoi dolori artritici che lo tormentavano. Egli disse che il luogo era affascinante, la vita facile, e riteneva che i bagni era veramente efficaci contro i dolori reumatici.

Scrittore, era diventato famoso per il suo romanzo "DIE EUROPAMUDEN". Venne ad Ischia nel 1846, trovò, disse, una buona accoglienza cibo discreto ed un alloggio non troppo caro. Era gennaio quando cavalcò via Fiaiano verso la vetta e da lassù godette un panorama di grandissimo respiro egli disse: "si abbracciano con un solo sguardo i grandi stupendi tre golfi di Gaeta, Napoli e Salerno".

Pittore, nel suo noto libro SUDFRUCHTE racconta il suo soggiorno ad Ischia. Pecht disse che Forio ed Ischia erano poco visitate da stranieri, a lui piacevano molto i dittorni di Forio. La popolazione la trovava molto più gentile dei Napoletani e ci andava molto d'accordo.

Giorgio Buchner, si è spento a novant’anni, nella sua casa di Ischia, il 04.02.2005 il leggendario archeologo che portò alla luce la «coppa di Nestore», primo documento della lingua greca, che illustrò con le sue scoperte e i suoi studi quello che si può definire il momento iniziale della storia della Magna Grecia. Nato a Monaco di Baviera, si laureò a Napoli con una tesi sulla preistoria e l’archeologia di Ischia, ma solo nel 1952 poté iniziare le sue ricerche nella valle di San Montano, a Lacco Ameno, scavi che lo portarono a fondamentali ritrovamenti nella necropoli greca dell’VIII secolo avanti Cristo, rimasta a lungo inviolata.
I risultati dei suoi scavi, che fecero definire Pitecusa «un’imprescindibile testa di ponte per la ricostruzione della storia dell’Occidente», gli dettero una notorietà internazionale che non modificò il suo costume di estrema riservatezza, riservatezza che nascondeva una passione non comune per il suo lavoro di archeologo, al quale dedicò tutta la vita. All’inizio i frammenti di ceramica sporchi di terra, della Coppa di Nestore, non rivelarono l’iscrizione greca. Poi i restauratori ricostruirono una coppa con decorazione geometrica, alta 10 e larga 15 centimetri. Sulla superficie esterna apparvero tre versi graffiti poco dopo la lavorazione: «Di Nestore questa è la coppa da cui si beve bene ma chi beve da questa coppa sarà subito preso dal desiderio di Afrodite dalla bella corona», una chiara allusione di derivazione omerica. La «coppa di Nestore» costituì una delle prove che, ripercorrendo rotte aperte dai micenei, agli albori dell’ottavo secolo a. C., navigatori greci scelsero l’isola d'Ischia per impiantarvi i loro traffici con gli etruschi, ricchi di metalli, che dominavano la Campania, ma non solo. Il reperto dette agli studiosi anche la certezza che quegli uomini e quell’isola costituirono il tramite del più grande dono che dal Mediterraneo orientale venne all’Occidente: l’alfabeto. Le scoperte e le ricerche di Giorgio Buchner costituiscono per gli studiosi un’autentica ri-voluzione nelle conoscenze relative alla Magna Grecia e alla Grecia arcaica, ma anche di quelle riguardanti l’Italia antica.
Nel 1994, al compimento dei suoi ottanta anni, gli archeologi David Ridgway e Bruno d’Agostino presentarono, con i loro più ampi apprezzamenti per lo studioso, un volume di scritti in suo onore. Il comune di Lacco Ameno gli conferì la cittadinanza onoraria.

Venne ad Ischia nel 1834, arrivò ed alloggiò nel Borgo d'Ischia. Visitò a Casamicciola l'ospedale del Monte della Misericordia con i suoi nuovi impianti per sudatori e sabbiature.

Venne ad Ischia per dieci giorni. Nelle lettere da Ischia datate dalla Mandra, disse che ad Ischia si sentiva a casa sua, cielo e mare sereno, ridente paesaggio e persone allegre.

Era un poeta danese, alloggiò a Casamicciola. Holst in base alla sua esperienza disse in modo accurato come s'usava contrarre un fidanzamento, come si concludeva un patto matrimoniale. Partecipava alle allegre ricorrenze sacre, Holst gioiva per i costumi delle donne e delle ragazze. Il suo scritto si conclude con l'assicurazione che il periodo a Ischia era da annoverarsi tra i suoi piu felici ricordi di viaggio. Holst ad Ischia incontrò August Bournonville, il quale racconta, nella sua biografia MIN THEATERLIV, che aveva percorso tutta l'isola e che era salito sull'Epomeo in sua compagnia.

Romanziere conosciuto con lo pseudonimo di STENDHAL. Fece un'escursione di un solo giorno ad Ischia nel febbraio del 1811.

Fu sino alla sua morte il medico termale più famoso dell'isola. Nato a Vevey nel cantone Vaud, studiò a Parigi, divenne medico; nel 1830 si stabilì a Casamicciola. Il poliedrico e versatile medico fu anche un veduto uomo d'affari; nella bella zona chiamata Castagneto sviluppò una "Casa di Salute" che soddisfaceva le esigenze dei tempi.

Viaggiò con la sua famiglia nell'ottobre del 1827 da Milano a Firenze. L'anno successivo andò con una feluca genovese a Napoli, poi attraversò il golfo e venne ad Ischia, approdò al Borgo d'Ischia, dove il castello esercitò una profonda impressione su Cooper, egli scrisse nelle sue memorie: "Si offrì a noi uno scenario che somigliava più ad un quadro fantastico che alla realtà del nostro mondo quotidiano".

Svizzero, nato nel 1805 e nel 1831 era già professore di storia naturali. Venne ad Ischia per la sua natura vulcanica, alloggiò ai bagni (zona vicino all'attuale porto). Al suo arrivo si affrettò subito per la lava dell'Arso, poi salì sui due vulcani vicini, il Rotaro e il Montagnone. Visitò anche il castello dove lo interessarono tra l'altro anche il modo come i numerosi detenuti erano alloggiati e l'ospedale a loro destinato.

Poeta romantico che si interessò particolarmente di biologia e di anatomia comparata. Nel giugno del 1824 venne a Casamicciola, sperava, purtroppo invano, di trovare nelle terme rimedio ad un ostinato dolore.
Delle bellezze d'Ischia nei quattro mesi che soggiornò sull'isola, aveva visto solo l'ampia veduta che gli offriva l'abitazione. Soprattutto la sera, quando il cielo s'infiammava a occidente, lo impressionava profondamente. Così avvenne, che raccontasse solo della vita con i suoi semplici e onesti coinquilini e delle visite che gli venivano fatte di tanto in tanto dai vicini.

Venne ad Ischia nel dicembre del 1820. Esistono tre paesaggi, che rappresentano tutti i particolari del tratto Perrone - Lacco Ameno.

Nato in Renania, aveva studiato filologia e storia e insegnò poi in diverse città tedesche. Venne ad Ischia e trascorse in gran parte l'estate del 1834, abitava a Casamicciola. Mayer è tra i piu antichi visitatori di Ischia, l'unico che parla della 'NDREZZATA, antica danza guerriera con spade eseguita ancora oggi a Barano; Mayer apprezza il fascino dell'isola, nel suo libro scrisse che le altre isole sono soltanto dei satelliti di Ischia.

Fu un noto paesaggista, nato a Parigi nel 1781. Nel 1824 diventò ispettore generale delle belle arti a Parigi. I suoi quadri e disegni si trovano in molti musei della Francia. Tra il 1824 e il 1825 il conte abitò a Casamicciola, sotto la Sentinella, attraversò l'isola in tutte le direzioni, dipingendo e disegnando.

Soggiornò ad Ischia nel 1852 o nel 1853, a Casamicciola nella pensione "Casa Purgatorio". Egli disse che la veduta che si aveva era la più bella che la terra poteva offrire ad occhio umano.

Pittore, venne nel 1821 a Ischia. Dai suoi quadri promana la gioia per i costumi così variopinti del tempo, ma anche il sentimentalismo malinconico che non lo abbandonava mai.

Lili e Bernhard Klein e Gustav e Wilhelmine Parthey sono due coppie di giovani sposi in viaggio di nozze a Napoli e a Ischia. Sbarcarono a Casamicciola e alloggiarono alla Sentinella. Fecero un'escursione sull'Epomeo, salirono fino la cima che era del tutto spoglia, ma che visione (un paradiso verde fiorito circondato dall'ampio mare azzurro).

Appartenevano ai viaggiatori benestanti di quel tempo. Visitarono anche Ischia, dissero che era un angolo magnifico e il piacere del soggiorno non era senza fascino. A sera di ritorno dalle escursioni incontravano gruppi di tre quattro persone che sedevano davanti alle case e cantavano al suono della chitarra canzoni napoletane e altri gruppi ballavano la tarantella. I Blessington definivano questi spettacoli gioiosi e la gente era sempre gentile.

Era un sacerdote che pubblicò i suoi ricordi di viaggio in un libro di due volumi. Si definisce un viaggiatore seriamente interessato che osserva con occhi aperti paesi e gente.

Paolo Buchner nasce a Norimberga, Baviera, il 12.4.1886 e muore ad Ischia il 19.10.1978. Egli frequenterà l’università di Monaco si laurea con una tesi sugli eteronomosomi degli ortotteri. Nel 1910, grazie a una borsa di studio, egli viene a Napoli per approfondire Ie sue ricerche presso la stazione zoologica della città. II giovane studioso rimane nel capoluogo partenopeo per un anno e ha modo di fare qualche gita nella nostra isola. II viaggio in Italia sarà la causa involontaria per la quale conoscerà la sua futura moglie, la signora Miliana, giovane allieva di belle arti di Gorizia. II giovane studioso prenderà lezioni di italiano da lei sposandola nel 1913; l’anno successivo nascerà il loro unico figliuolo Giorgio, il futuro archeologo. Paolo Buchner avrà una brillante carriera universitaria, nel 1927 acquista un terreno sulla collina di Sant’Alessandro, qui dal 1928 al 1930 farà costruire la sua casa in puro stile mediterraneo. Si stabilirà definitivamente a Ischia nel 1944. Nel 1939 egli comincerà ad appassionarsi al passato e alla natura dell’isola d’lschia e pubblicherà Case di pietra ad Ischia.
Paolo Buchner con le sue opere che hanno come oggetto di ricerca l’isola d’Ischia, può a buon diritto far parte di quel gruppo di scrittori di cose isolane, che nel corso dei secoli hanno dedicato i loro studi alla conoscenza sul piano scientifico e storico della verde Aenaria. Egli aveva voluto inserire nei momenti di sosta dai suoi dotti e impegnativi studi scientifici e dalle importanti ricerche sperimentali, l’interesse per la storia, la geologia, l’archeologia dell’isola d’Ischia. Lo studioso indaga sulla storia naturale della nostra terra e nel 1943 terrà una conferenza all’Università di Milano che ha come oggetto la formazione e lo sviluppo dell’isola d’Ischia.
Paolo Buchner pubblicherà anche una Storia delle terme di Porto d’Ischia ben conoscendo l’importanza secolare delle due fonti Formiello e Fontana. Nel 1971, darà ancora un ulteriore contributo realizzando uno studio monografico su Jacques E. Chevalley de Rivaz, il medico franco-svizzero della corte borbonica che preferirà rimanervi dando un forte impulso al nostro termalismo con un contributo personale che è all’avanguardia.
Nel 1944, insieme con mons. Buonocore e altri cinque intellettuali di grande levatura, sarà uno dei fondatori del Centro Studi sull’Isola d’Ischia.
Paolo Buchner, ottenne validi riconoscimenti da più parti per il suo contributo dato alla ricerca scientifica; gli saranno conferire tre lauree «honoris causa» (in medicina nel 1958; in scienze biologiche nel 1959; in scienze naturali nel 1960). Nella quiete della bellissima villa con davanti orizzonti magnifici, in questa dimora fatta proprio per lo studio e per ascoltare l’ispirazione e le voci, nasce Gast auf Ischia pensato e maturato negli anni ’60 e pubblicato nel 1968. L’opera si può considerare l’espressione più tangibile di quell’amore a prima vista che lo studioso provò per questa terra ancora incontaminata.

L'esimio professore svevo di diritto e leader del liberalismo, nei suoi ricordi di vita scrive di una escursione ad Ischia che fece con due altri tedeschi nel 1842. Approdarono al Castello e presero la strada per la locanda del "Tenente". Mohl e i suoi amici furono incantati dal silenzio e dalla calma straordinaria dell'isola. A Forio ebbero l'opportunità di ammirare le donne nei loro veli, le giacche riccamente ricamate con fili d'oro e molti ornamenti ugualmente d'oro.

Rudolf Pointer nacque a Zadar in ex Jugoslavia nel 1907, ma è sempre vissuto a Graz (Austria) e a Forio. Pittore autodidatta e professore di disegno, si impose all'attenzione dei critici e degli studiosi per la sua capacità di rappresentare un mondo interiore ricco di suggestioni, di immagini surreali, di figure simboliche, di evocazioni fantastiche. Una bella critica d'arte sulla pittura di Pointer fu scritta dalla pittrice Teresa Coppa nell'autunno del 1981 sul Settimanale d'Ischia.

Nacque nel 1813 a Dorpat, figlio di un erudito studioso, studiò nella sua patria filologia e storia e continuò i suoi studi all'università di Berlino. Venne ad Ischia nel 1860; nel suo diario ci sono annotazioni riguardante l'isola.

Probabilmente venne ad Ischia nel 1826, alloggiò a Lacco presso il nobile Tommaso de Biasi. Furono giorni splendidi quelli che Ludemann potè trascorrere a Ischia; giri in barca lungo le grotte e gli scogli, bagni in mare, caccia a conigli e fagiani. Salì sull'Epomeo per vedere il sorgere del sole e lo descrive con parole forbite.

Bergsoe si era laureato in zoologia all'università di Coopenghen, era uno scrittore che parlava della sua vita in modo divertente.
Ibsen lo aveva conosciuto, durante un soggiorno romano, i due strinsero un'amicizia molto profonda. Vennero ad Ischia nel 1867. Ibsen era venuto per lavorare e solo verso sera si dedicava all'amico per fare una passeggiata, Bergsoe ci racconta
che le passeggiate serali erano sempre le stesse, solo in rara occasione riuscivano a cambiare percorso ma finivano quasi sempre male perché Ibsen si faceva prendere dal panico e aveva costantemente paura della morte. Bergsoe ci riferisce anche che Ibsen non aveva nessuna intezione di conoscere piu a fondo l'isola, era assente da tutto ciò che lo circondava. Bergsoe invece percorreva l'isola con occhi attenti e non c'era niente che non lo interessasse, percorre l'isola con occhi da naturalista, si interessa del mondo animale, la flora, la geologia e descrisse fedelmente il decorso della sua cura termale. Spronato da Ibsen, Bergsoe scrisse un'opera che si chiama "UNA SERA AD ISCHIA".

Giunse a Ischia tra 1828 e 1830. Egli disse che Ischia era dotata di caratteristiche proprie, piena di fascino e di bellezze, era ricca e fertile e possedeva l'acqua calda benefica. Ischia era un pezzo di terra significativo e veniva visitata spesso per le sue acque termali.

Duchessa, figlia dell'ultimo duca di Curlandia. La sua salute non era delle migliori, venne ad Ischia ed i bagni nelle acque termali risultarono benefiche.

Scrittore inglese, nel suo divertente "DOLCE NAPOLI" pubblicato nel 1878 scrisse che ad Ischia c'erano passeggiate più belle, più ombre, più comodità, posta giornaliera e, cosa non trascurabile, anche società migliore, rispetto a Capri.

Un uomo che amò Ischia; era nato a Dresda nel 1838, aveva studiato teologia ma preferì dedicarsi all'attività didattica. Nella sua opera "SOMMERTAGE AUF ISCHIA" si crogiola nei ricordi legati ad alcuni mesi estivi trascorsi nel 1875 a Casamicciola.

Figlio di August e di Ottilie, studiò da solo filosofia e giurisprudenza. Venne ad Ischia due volte; nel 1845 alloggiò per mesi da solo a Casamicciola, nel 1846 con sua madre a Lacco. Il suo stato di salute era precario, aveva segni di malattie nervose, poi cominciò a soffrire di terribili dolori alla faccia.
Fu Seligmann, il medico Viennese che gli consigliò una cura ad Ischia. La cura con l'acqua del Gurgitello non ebbe successo; l'estate successiva decise di tornare ugualmente ad Ischia. Questa volte le cure le fece nelle terme di Santa Restituta, Wolf a causa dei suoi dolori non riuscì a visitare l'isola.

Wystan Hugh Auden nato a York, in Inghilterra, il 21 febbraio 1907, suo padre era medico, sua madre infermiera. Frequentò l’università d’Oxford e a soli 23 anni pubblicò la sua prima raccolta di versi, “Poems”.
Per qualche anno Auden visse a Berlino, e ritornò in Inghilterra solo negli anni ’30, dove esercitò la professione di maestro elementare e pubblicò la sua seconda raccolta di versi. In pochi anni divenne il portavoce dei giovani poeti inglesi. Dichiaratamente gay, d’idee marxiste, Auden, insieme all’americano T. S. Eliot, a S. Spender e ad altri poeti rivoluzionò la poesia. Auden amava la musicalità dei versi e non a caso la musica fu sempre una sua gran passione. A 28 anni sposò, per farle ottenere la nazionalità inglese, l’intelligente e versatile Erika Mann, alla quale le dedicò la sua terza raccolta di poesie. Nel ’39 lasciò l’Inghilterra per emigrare negli Stati Uniti. Pochi anni dopo lasciò gli USA per il Canada e dopo la fine della seconda guerra mondiale visse tra l’Italia e New York, dove aveva avuto una seconda cattedra. Auden quando era in Italia viveva ad Ischia. S’innamorò subito dell’isola e descrisse in modo fiabesco il forte legame che lo tenne ancorato all’isola per dieci anni.
In quegli anni il poeta intrattenne rapporti cordiali con gli isolani, donò loro un organo per una delle tante chiese di Forio, l’incantesimo si ruppe verso la fine degli anni ’50, quando i microtaxi, le “seicento” e le “vespe” cominciarono a pullulare sulle strade e sulle mulattiere dei comuni isolani. Auden, dopo aver vinto il Premio Feltrinelli abbandonò Forio per rifugiarsi in un villaggio austriaco. Morì a Vienna nel 1973.


Il Bar Internazionale
Com’è allegro e sereno esser seduti
Attorno a un tavolo sotto le stelle estive,
Ridere e chiacchierare sul vino o sugli Strega
Che ci ha portato Vito.

Ma quando la Bellezza passa, ricorda, Forestiero,
In un angolo qui, inevitabili come
La morte o le tasse, a notare il tuo contegno,
Gli occhi di Gisella.

Yankkee, Limey, Kraut, Foriano, Romano,
Signore, Signori, e il terzo Sesso, imitatemi,
Sollevate i bicchieri, bevete alla nostra Ostessa, gridando

“Viva Maria”!

17-9-1953
All’amica Maria, con Amore
W. H. Auden

Bargheer, Eduard (1901-1979). Pittore tedesco. Nel 1925 vinse una borsa di studio per un viaggio in Italia e ne restò affascinato. Nel 1935 giunse per la prima volta a Ischia e si stabilì a Sant'Angelo, dove entrò in amicizia con il connazionale Werner Gilles. Nel 1939 si trasferì a Forio dove prese a dipingere soprattutto pescatori e contadini, e se ne distaccò solo in occasione di sue mostre in Italia e all'estero. «Ama l'isola e l'esplora con l'occhio penetrante dell'artista, paradigmaticamente proponendola per esprimere un inquietante rapporto con la natura e gli uomini. Sfrutta tutte le risorse del mezzo espressivo e consegue risultati di eccezionale valore; sensibile alle suggestioni dei grandi movimenti pittorici del '900 esplora con tutta la sua forza creativa le possibilità che gli si offrono e ricerca le soluzioni più adatte a rendere in termini adeguati la complessità del suo mondo interiore. Eduardo ­ ha scritto P. P. Zivelli ­ ha vissuto tra noi, tra i contadini, i pescatori, gli artigiani, assimilando la nostra cultura, interpretandola e valorizzandola con la sua arte». Nel 1948 il comune di Forio gli conferì la cittadinanza onoraria. Sulla facciata della chiesa di S. Maria di Loreto si ammira un suo mosaico donato al paese. Forio e l'isola lo ricordano spesso con mostre delle sue opere.

Chaplin, Charlie (1889-1977). Attore e regista cinematografico, tra i più grandi protagonisti della storia del cinema, fu ospite a Ischia nel 1957, e al cinema Reginella presentò la prima del suo film Un re a New York. Era solito girare per l'isola sul tipico mezzo di trasporto locale, primo modello di motoretta e microtaxi.

Curie, Sklodowska Marie (1867-1934). Fisico francese, di origine polacca, moglie di Pierre, scopritrice del radium e fondatrice col marito della dottrina della radioattività, fu nel 1918 a Lacco Ameno con una commissione di scienziati per un sopralluogo alle sorgenti radioattive dell'isola d'Ischia, e accompagnata dal prof. Camillo Porlezza, direttore dell'Istituto di Chimica Generale dell'Università di Pisa. Una lapide sulla facciata esterna delle Terme Regina Isabella ne ricorda l'evento.

(Rheydt 1894-1961). Pittore tedesco che compì molti viaggi in Italia (Firenze e Anacapri), Francia e Norvegia; dal 1936 al 1941 visse in Italia (Ischia, Palinuro). Ad Ischia aveva la sua dimora a Sant'Angelo, dove era solito trascorrere i mesi estivi, particolarmente attratto dai luoghi e dalla vita silenziosa e tranquilla. Nella sua casa si radunavano molti altri artisti che avevano ugualmente scelto l'isola per loro felice soggiorno.

(1894-1972). Industriale del gruppo tessile e di abbigliamento risalente al lanificio di Valdarno. Avendo ottenuto la guarigione dell'artrosi con le acque termali dÕIschia, volle contribuire allo sviluppo turistico e promosse ad Ischia, all'inizio degli anni 1950, la ristrutturazione delle Terme Comunali e la costruzione del complesso termale alberghiero Jolly attraverso la società Ciatsa, già presente in molte città italiane con modernissimi alberghi. Nell'aprile del 1957 l'Amm. comunale d'Ischia gli conferì la cittadinanza onoraria.

Direttore dell'Istituto di Chimica Generale dell'Università di Pisa, accompagnò nel 1918 la scienziata Maria Curie in visita alle sorgenti radioattive di Lacco Ameno. Vi ritornò nel 1957 per visitare le nuove Terme e per fare rilevazioni della radioattività termale.

(Trieste 1846-Casamicciola 1928). Fondatore e direttore dell'Osservatorio Geofisico, la cui costruzione fu decisa nel 1885. Ideò la vasca sismica, che ancora oggi si può vedere nelle sale dell'Osservatorio, per registrare le onde sismiche. Confinatosi da se medesimo e per la vita nell'isola, diede prestigio ad un ramo nuovo della scienza. I suoi apparecchi sismici, presentati all'Esposizione di Milano nel 1906, furono premiati con medaglia d'oro.

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Nell’estate del 1864 curò con le acque di Gurgitello i postumi della ferita d’Aspromonte.

Mendelssohn

Giunse ad Ischia nel 1831, era un giovane compositore e un virtuoso suonatore di piano. Venne accompagnato da tre amici, e alloggiarono alla Pannella. Egli purtroppo non riuscì a vedere molto dell'isola per il cattivo tempo, nel suo diario descrisse gli abiti di quel tempo, fece dei disegni purtroppo andati persi.

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Venne a Ischia quattro volte. Nel 1830 a causa di una dermatite squamosa al poplite sinistro venne ad Ischia per fare le cure termali. Con lui vennero il suo segretario HEINRICH FAHRBACHER, il pittore e direttore accademico GEORG VON DILLIS e il medico personale consigliere sanitario JOH. BAPTIST WENZL. Fahrbachher pubblicò i suoi ricordi dell'Italia, della Sicilia e della Grecia degli anni 1826-1844.

Dillis riempie i suoi quaderni di schizzi e fa apparire ai nostri occhi la Pannella e dintorni. Wenzl scrisse un trattato sulle sorgenti curative dell'isola. Il re alla fine delle cure si sente molto meglio e disse che il soggiorno su quest'isola lo colpiva nell'animo e nel corpo in ogni aspetto.
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Angelo Rizzoli nasce a Milano il 31 Ottobre 1889 e muore il 24 Settembre 1970. Editore, produttore cinematografico, mecenate, personaggio titanico.
La sua è una vita eccezionale: dall'orfanotrofio Martinitt al mondo della grande finanza. Conosce i più grandi personaggi della sua epoca, costruisce un impero di proporzioni immense.

Trasforma in oro tutto ciò che tocca. Crea attorno a se una leggenda. Puntuale, concreto, rispettoso delle intelligenze degli altri. Sa di essere il punto di riferimento per la gente che lo inquadra come "benefattore". Non dimentica mai le sue origini e fa dell'impegno sociale un modo naturale di essere.
"Generosità" è forse il termine che meglio inquadra la sua personalità.

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Luchino Visconti nasce a Milano nel 1906 e muore a Roma nel 1976. Di origini aristocratiche, s’appassiona al cinema negli anni ‘30: durante un soggiorno parigino, conosce Jean Renoir e ne diviene assistente. Esordisce nella regia con "Ossessione" (1942), che trasferisce su sfondi nostrani il romanzo di James M. Cain "Il postino suona sempre due volte": restituendo alla fisicità due attori di regime come Clara Calamai e Massimo Girotti, collocati in ambienti inusitati dentro una vicenda intrisa di sessualità, egli licenzia un’opera di rottura invisa alle autorità,espressioned’un nuovo modo d’intendere il cinema.

Arrestato nel ‘43 per la sua attività partigiana, torna dietro la macchina da presa solo con "La terra trema" (1948), libero adattamento de "I Malavoglia" di Verga: interpretato da attori non professionisti ed interamente recitato in dialetto siciliano.Ed è gramsciana nel senso più autentico del termine la visione del popolo che filtra dall’immenso "Bellissima" (1951), celebrazione in articulo mortis del neorealismo e suo geniale superamento: figlio d’influenze disparate (Zavattini e "Cinema nuovo", la Magnani ed Hollywood, la Cinecittà di Blasetti e del contafrottole Chiari), esso resta opera primaria del cinema italiano, presagio d’un mutamento antropologico di cui s’avvertivano solo sparuti segnali, che troverà nel boom terreno di coltura ed in Pasolini il suo nostalgico, straziato cantore.
Il periodo più fertile della creatività del Nostro si chiude con "Rocco e i suoi fratelli" (1960), compendio e summa dell’arte sua espressa nelle forme d’un melò a forti tinte, ove si narra del disfacimento d’una famiglia di origine contadina nel contatto con la città. Memore di Mann e Dostoevskij, il regista milanese colloca i suoi tragici personaggi fra Mito e Storia, dando così loro carattere di acronotopicità e regalandoci immagini indimenticabili.
Di qui in avanti, l’indiscutibile magistero del cineasta milanese si piegherà ad operazioni più o meno di maniera: non per questo mancheranno esiti splendidi ("Il Gattopardo", 1963, ove nostalgia del passato e consapevolezza ideologica fecondamente s’intrecciano in un racconto impeccabile sotto l’aspetto figurativo) o comunque d’inconsueto respiro (nel ‘73, un "Ludwig" notturno e spettrale, gonfio di pioggia e di sgomento, percorso da lugubri presagi mortuari), ma il versante estetizzante e borghese - che gli varrà la pungente qualifica di "duca arredatore" - finirà per prevalere.
Fuori dal fuoco contingente della polemica politica, egli tornerà ad essere regista più che autore: illustratore di gran rango per un pubblico colto ed esigente, purtroppo sempre più lontano dal flusso della Storia.
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William Walton, nato a Oldham il 23 marzo del 1902, ha ricevuto i primi rudimenti dal padre ed ha frequentato il coro della Cattedrale di Oxford. La sua formazione fu essenzialmente da autodidatta, debuttando come compositore a sedici anni con un Quartetto dal sapore tardo-romantico. Si riconosce maggiormente un linguaggio d'avanguardia nelle composizioni del '22-'23 (Quartetto, Toccata). Façade (1923 e revisioni successive)

è l'opera più celebre e discussa, nata dall'incontro ad Oxford con la poetessa Edith Sitwell. Si dedicò per alcuni anni al jazz e concepì il monumentale Concerto per due pianoforti e orchestra jazz (1924). Allontanatosi dallo stile inglese dell'epoca e disinteressato agli esperimenti della Scuola di Vienna, compose una trilogia di concerti per strumenti a corde (1929 per viola, 1938 per violino, 1956 per violoncello). Col fratello della Sitwell collaborò nel 1931 per la provocatoria composizione dell'oratorio Belshazzar's Feast. Durante la guerra si dedicò alla musica per film e balletti che lo rese conosciuto nel mondo. Nel 1948 a Buenos Aires conobbe Susan Grill Passo, che sposò il 13 dicembre dello stesso anno.Giunto a Forio agli inizi degli anni 50, restò affascinato dalla natura selvaggia e primitiva dell’isola; Sir William Walton visitò tutta l’isola ed infine scelse il suo angolo di Paradiso Punta Caruso.Lì tra la tranquillità del luogo e i profumi acri della mortella decise di costruire la sua favolosa residenza; dove riuscì a comporre opere bellissime.
Ischia premiò l’eccezioinale attività del grande compositore con il trofeo “Onofrio Buonocore” e con una manifestazione concertistica organizzata nella Cattedrale del Castello Aragonese (1982).
Sir William Walton morì a Ischia l’8 marzo 1984 e le sue ceneri riposano nella sua villa, oggi aperta al pubblico grazie alla moglie Lady Walton.
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Trailer del Film Villa Amalia 

L'opera francese, uscita nel 2009, è stata girata sull'isola d'Ischia tra Campagnano ed il Monte Epomeo. Il film ha utilizzato alcuni dei tanti angoli suggestivi che caratterizzano l'isola verde: da un lato le atmosfere da montagna che contraddistinguono le vette del Monte Epomeo, dall'altro il mare del porto d'Ischia e i sapori dei suoi locali. A spiccare, però, sono soprattutto gli scorci di Campagnano, frazione in cui la Villa Amalia pensata da Quingnard è stata ricreata utilizzando una vecchia abitazione nei pressi del “Pignatiello”, una zona raggiungibile solo a piedi e che per questo ha creato non poche difficoltà alla troupe al seguito del regista Benoit Jacqu.

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  •  Titolo Film VILLA AMALIA
  •  Anno 2009, ITALO - FRANCESCE
  •  Genere FICTION
  •  Produzione EDOUARD WEIL
  •  Regia BENOÎT JACQUOT

 

  •  Attori principali: Isabelle Huppert, Jean-Hugues Anglade, Xavier Beauvois, Maya Sansa, Clara Bindi, Viviana Aliberti
  •  Musiche: Bruno Coulais
  •  Sound: Gabriel Hafner - François Musy
  •  Visual FX: Arnaud Damez

 

Trama del Film

Tratto dall'omonimo romanzo di Pascal Quignard, il film racconta la storia di una donna che, dopo aver scoperto il tradimento del suo compagno, chiude con il passato e dalla Francia decide di trasferirsi sull'isola di Ischia, in una casa lontana e immersa nella natura. Ann, una donna sulla quarantina, un giorno vede il suo compagno baciare un'altra, questa è la goccia che fa traboccare il vaso, così decide di lasciarlo, abbandonare tutto, i suoi beni, la sua professione di pianista. Si confida a Georges, amico d’infanzia, e poi fugge, percorre migliaia di chilometri fino a trovare Ischia e là, Villa Amalia.
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I delitti del cuoco è una serie TV di genere poliziesco e interpretata da Bud Spencer, Enrico Silvestrin, Sascha Zacharias, Giovanni Esposito, Monica Dugo, Monica Scattini, Eleonora Sergio, Lucia Ragni. Prodotta in Italia. La serie viene trasmessa dal 09.05.2010 e per ora è composta da 1 stagione.

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  •  Titolo Film I DELITTI DEL CUOCO
  •  Anno 2009, ITALIA
  •  Genere POLIZIESCO
  •  Durata FICTION - SERIE TV

 

  •   Attori principali: Bud Spencer - Lucia Ragni - Monica Dugo - Giovanni Esposito - Enrico Silvestrin - Monica Scattini - Sascha Zacharias - Eleonora Sergio - Andrea Ferreol - Yari Gugliucci - Pietro Traldi

 

 

Trama del Film

Dopo una vita dedicata a stanare criminali e ad assicurarli alla giustizia, Carlo Banci (Bud Spencer) ha deciso di ritirarsi sulla tranquilla e bellissima isola d'Ischia per dedicarsi alla sua vera passione, la cucina. Ha aperto il rinomato ristorante Polipo Allegro e ha portato con sé, recuperandoli alla vita civile, tre vecchie conoscenze: Antonio (Giovanni Esposito), un ex rapinatore con la passione per le armi, Margherita (Monica Dugo), truffatrice ed esperta falsaria, Castagna (Monica Scattini), che ha trascorso molti anni in carcere accusata di aver ucciso il marito, grande chimica e raffinata esperta di veleni.
Vacanze a Ischia

Ischia, si sa, è uno dei luoghi più ambiti da turisti e viaggiatori, ed è meta da sempre di visitatori di tipologie diverse il cui interesse certamente deriva dalle incomparabili bellezze dell'isola.

Ma, oltre allo scenario naturale, cosa ha contribuito a creare il fascino di quest’isola? Perché nel tempo, Ischia è divenuta territorio di elezione per il cinema? Perché tanti registi l’hanno scelta per ambientare le loro riprese?

Ischia, da sempre è un nome che evoca miti, incanti, memorie e luoghi di cui il cinema si è sempre interessato. D’altro canto offre ai registi la possibilità di poter ambientare pressoché qualsiasi trama in un’isola tranquilla, scenario nella produzione più disparata di film: storie d’avventura, d’amore, gialli, commedie, drammatici, storici.

In molti dei film girati ad Ischia, i produttori cinematografici, che hanno utilizzato più o meno tutta l’isola per le loro riprese, si sono soffermati maggiormente in alcuni luoghi, che meritano peculiare attenzione, per il loro essere “luoghi cartolina”. Il cinema, infatti, esercita sul pubblico una particolare suggestione, per l’illusione di realtà che lo caratterizza. In questo senso, la location è di fondamentale importanza per le riprese. Ad Ischia, ad esempio, l’imponente Castello Aragonese, un complesso architettonico di grande valore, armoniosamente integrato col paesaggio di cui fa parte, diviene simbolo di battaglie, avventure amori, miti e leggende, avvenute nelle epoche più diverse.

Di non minore importanza è la “Chiesa del Soccorso” di cinquecentesca fattura, che unitamente al “Torrione” è il simbolo della cittadina di Forio. Si tratta di uno dei più singolari reperti architettonici dell’isola luogo preferito dai registi per il fenomeno del “Raggio verde”, uno degli spettacoli più attraenti che la natura possa offrire ai nostri occhi e che si presenta in condizioni atmosferiche particolari per uno o due secondi, al tramonto del sole.

Altro luogo isolano, ripetutamente usato per le riprese cinematografiche, è il villaggio di Sant’Angelo, un sito delizioso dai colori mediterranei, dalle casette addossate l’una all’altra, viuzze animate fino a notte inoltrate e un promontorio che si eleva nel mare a pochi metri dal borgo. E poi vi è il mitico Fungo, simbolo di Lacco Ameno.

Un’agenzia sull’isola che si è occupata di locations e casting cine-televisivi, è “L’agenzia Ischia Film”, il cui ideatore fu Michelangelo Messina. L’idea nasce per la passione per il cinema, per conservarne una memoria storica, ormai dispersa nella mente degli anziani, ed è anche una struttura d’appoggio, che, oltre ad aiutare i registi per le loro riprese, indicando le immagini dei luoghi più belli, dei filmati e degli aneddoti, appoggia anche le produzioni cine-televisive.

La produzione cinematografica continua, uno degli ultimi film girati ad Ischia, diretto ed interpretato da Leonardo Pieraccioni,  ha per titolo ”Il paradiso all’improvviso”, e utilizza come locations, un po’ tutta l’isola, scorgendo posti non ancora esplorati dagli stessi isolani, come, ad esempio, un’insenatura posizionata sotto il bosco di Zaro. Per la prima volta nella sua carriera di regista, Pieraccioni si sposta al sud, ed il film è una grande occasione di pubblicità. Sempre nel 2003, per gli appassionati della soap “Un posto al sole”, Ischia ne diventa location per alcune puntate. Tra una ripresa e l’altra ovviamente gli attori non hanno rinunciato ad un po’ di tintarella e ai bagni nelle acque meravigliose dell’isola.

La location, è solo un po’ cambiata, ma l’isola di fascino ne ha da esprimere ancora tanto. Insomma, il set è pronto, e di registi disposti ad ambientare le loro storie sull’isola verde ce ne più d’uno!


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Che dire di questi film musicali con una musica che più melodica non si può? Tipico film musicale degli anni '50 in funzione del repertorio di canzoni napoletane.

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  •  Titolo Film LACRIME D'AMORE
  •  Anno 1954, ITALIA
  •  Genere COMMEDIA MUSICALE
  •  Durata 90 Min
  •  Produzione FORTUNATO MISIANO PER ROMANA FILM
  •  Regia PINO MERCANTI

 

  •  Attori principali: Nadia Bianchi, Mimmo Billi, Nada Costese, Dina De Santis, Bianca Fusari, Piero Giagnoni, Enrico Glori
  •  Fotografia: Augusto Tiezzi
  •  Musiche: Carlo Innocenzi

 

Trama del Film

Grazia, moglie del ricco armatore Davide Montalto, di Genova, conosce a Napoli Mario Benetti, impiegato in uno stabilimento industriale e dotato di una bella voce. Tra i due fiorisce l’amore, benché Mario sia fidanzato a Rosella. Per sottrarsi al fascino pericoloso della passione, Grazia ritorna a Genova, dove per distrarsi prende l’iniziativa di allestire una rivista, alla quale partecipano giovani e signore dell’alta società. Rendendosi necessaria la partecipazione di un cantante napoletano, Davide Montalto, il quale ignora i precedenti rapporti sentimentali tra Grazia e Mario Benetti, consiglia di chiamare a Genova quest’ultimo. Mario viene e cantando al fianco di Grazia miete allori, mentre la comune attività e i successi riportati insieme alimentano la loro passione. Un tentativo di ricatto da parte del comm. Goebritz, un uomo d’affari avversario di Davide, non fa che esasperarla; Grazia decide di lasciare il marito, dopo una franca spiegazione e parte per Roma con Mario che, per parte sua, si è staccato definitivamente da Rosella. Mentre a Roma Mario consegue alla Radio nuovi successi, giunge inaspettata una luttuosa notizia. L’industriale Montalto e i suoi due figli, partiti a bordo di un aereo, sono scomparsi. Il tragico annuncio colpisce profondamente Grazia che, resasi conto della gravità della sua colpa, se ne pente e domanda a Dio con fervida preghiera la salvezza dei suoi. Avendo detto addio a Mario per sempre, essa parte. La vicenda si conclude nel modo migliore: Davide è ritrovato, un po’ malconcio, ma vivo; i figli non si trovavano sull’aereo. In casa Montalto è ritornata la pace; Mario sposa Rosella.
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Femmine di lusso, alcune scene 

Femmine di lusso è un film del 1960, diretto dal regista Giorgio Bianchi, noto anche con il titolo di Intrigo a Taormina.

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  •  Titolo Film FEMMINE DI LUSSO
  •  Altro titolo INTRIGO A TAORMINA
  •  Anno 1960
  •  Genere COMMEDIA
  •  Durata 109 Min
  •  Produzione DARIO SABATELLO PER ITALGLORIA
  •  Regia GIORGIO BIANCHI

 

  •   Attori principali: Gino Bartali, Marcello Bonini Olas, Ugo Tognazzi
  •   Fotografia: Tino Santoni
  •   Montaggio: Adriana Novelli
  •   Musiche: Carlo Rustichelli

 

Trama del Film

Il commendatore Lemeni parte col suo panfilo per una crociera; dal porto di Lacco Ameno ha intenzione di toccare le coste della Sicilia. Durante il viaggio tra gli ospiti ch’egli ha a bordo si intrecciano relazioni e nascono equivoci. Alberto Bressan che ha fatto corteggiare la moglie Adriana dal visconte Luca Sanvin, col non confessato proposito di ottenere il divorzio e sposare quindi la propria amante Elena Legarde, scopre che quest’ultima è l’ex moglie di Luca. Luciana, invitata a bordo dal commendatore con il pretesto di posare per una serie di fotografie pubblicitarie, ma in realtà per essere mostrata come appetitosa esca al figlio dell’anfitrione, incrollabilmente misogino, pur fallendo nei suoi tenaci tentativi, incontra l’amore nella persona di un giovane cui fu legata sentimentalmente qualche tempo addietro. Infine Walter, il fotografo, che è stato seguito nascostamente sul panfilo dalla fidanzata Greta, riesce, con grande sollievo del commendatore, a far innamorare della asfissiante ragazza l’apatico Ugo. Elena finirà poi per riconciliarsi con l’ex marito.
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Trailer del Film Arrivano Joe e Margherito 

Divertente, senza essere esaltante, e movimentata commedia farsesco-avventurosa di Giuseppe Colizzi, inventore del western-spaghetti nonché primo sponsor del tandem Bud Spencer-Terence Hill.

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  •  Titolo Film ARRIVANO JOE E MARGHERITO
  •  Anno 1974, FILM ITALO-FRANCESE
  •  Genere Commedia
  •  Durata 105 Min
  •  Produzione CARLO PONTI
  •  Regia e sceneggiatura GIUSEPPE COLIZZI, INVENTORE DEL DUO SPENCER-HILL

 

  •   Attori principali: Keith Carradine, Tom Skerritt, Sybil Danning
  •   Fotografia: Marcello Masciocchi
  •   Montaggio: Antonio Siciliano
  •   Musiche: Maurizio De Angelis, Guido De Angelis

 

 

Trama del Film

Una commedia divertente dal ritmo sostenuto e brillante. Avventure di una strana coppia: Joe e Margherito, i quali devono compiere una missione top-secret, prelevare in Sicilia un boss della mala vita e trasferirlo negli Stati Uniti. A tal fine si richiedono freddezza, determinazione e discrezione. Ma l’uno, Joe, americano, è incapace di ordire trame mafiose. Ed il suo compagno, Margherito, è un semplice pescatore. I guai ed i contrattempi si susseguono implacabili. Un'altra banda tende ad impedire la loro missione. Ad un certo momento trovano sulla loro strada una straordinaria figura di gentleman ingles, un emblematico individuo, che farà riconquistare ai due la retta via.
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Scene del Film La vergine, il toro e il capricorno 

Negli anni ’70 la tendenza al disimpegno si fa norma, con il deteriorarsi della situazione sociale e il dilagare del terrorismo, le continue lotte sindacali, l’avanzare della crisi economica e una politica sempre più incapace di governare il paese. Anche la commedia intraprende la direzione dell’evasione e della produzione di serie B, in cui primeggia il filone erotico a testimoniare lo scollamento col pubblico e con una capacità di lettura del reale che l’aveva caratterizzata. (Russo, 2002 p 154). Conforme alla produzione degli anni ’70 nel resto d’Italia, anche Ischia si presta a divenire locations per il film: “La Svergognata” film girato nel ’74, con la regia di Giuliano Biagetti. Nel ’76 segue il film “La professoressa di scienze naturali” girato ad Ischia nel ’76, con la regia di Michele Tarantini, che in questi anni dà vita ad una serie di commedie comico erotiche interpretate dalle sexy dive del momento, in questo caso Lilli Carati. L’anno successivo vi è la produzione del film: “La vergine, il toro e il capricorno”, con la regia di Luciano Martino, produttore, regista e sceneggiatore italiano.

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  •  Titolo Film LA VERGINE, IL TORO E IL CAPRICORNO
  •  Anno 1977, ITALIA
  •  Genere EROTICO
  •  Durata 95 Min
  •  Produzione DEVON MEDUSA
  •  Regia LUCIANO MARTINO

 

  •   Attori principali: Olga Bisera, Edwige Fenech, Alberto Lionello, Ray Lovelock, Aldo Maccione, Erna Schürer, Alvaro Vitali
  •   Fotografia: Giancarlo Ferrando
  •   Montaggio: Enzo Alabiso
  •   Musiche: Franco Pisano

 

 

 

Trama del Film

Il milanese Gianni Ferretti, speculatore edilizio a Roma, tradisce la moglie Giulia con segretarie, dattilografe e amiche, ma è sicuro, a ragione, della sua fedeltà. Dopo un finto adulterio, però, inscenato per ingelosirlo, Giulia decide di vendicarsi sul serio. A Ischia, dove è andata di nascosto, scartati due maturi corteggiatori, si sceglie come amante il giovane Patrizio e se lo porta a Roma. Gianni intuisce la verità, ma si consola subito tra le braccia dell’ennesima dattilografa.
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Alcune scene girate a Ischia del Film Rolf 

Girato ad Ischia e in Africa. Rolf è un ex mercenario che, per amore della bella fidanzata Joanna, decide di cambiare vita, ma alcuni ex compagni lo coinvolgono in un traffico di droga. Rolf accetta soltanto a fin di bene. I trafficanti truccati, per vendicarsi, uccidono Joanna e Rolf si vendica a sua volta.

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  •  Titolo Film ROLF
  •  Anno 1983, ITALIA
  •  Genere AVVENTURA
  •  Durata 92 Min
  •  Altro titolo THE LAST MERCENARY
  •  Produzione MARIO SICILIANO PER METHEUS FILM
  •  Regia MARIO SICILIANO

 

  •   Attori principali: Tony Marsina, Ketty Nicholas, Tony Raccosta
  •   Fotografia: Luigi Ciccarese
  •   Montaggio: Franco Malvestito
  •   Musiche: Fabio Frizzi

 

Trama del Film

Il protagonista, ex mercenario della guerra in Honduras, vive in una cittadina presso Tunisi con l'unico desiderio di dimenticare il passato di violenza e di sposare la sua Joanna. La polizia non lo perde d'occhio, perché "non è possibile" che Rolf sia ridiventato normale dopo quelle esperienze di morte. Si rifanno vivi cinque suoi ex commilitoni, guidati da John, che gli propongono, dal momento che ora fa il pilota civile, di trasportare in un certo luogo una cassetta di droga dietro lauto compenso. Il nostro prima rifiuta, poi accetta ma soltanto per distruggere il micidiale carico di roba. I cinque allora si vendicano violentando ed uccidendo la sua amata Joanna. Rolf a sua volta giura vendetta: invita i cinque in una boscaglia e, sfruttando l'antica astuzia della guerriglia, mettendo in atto espedienti brutali e violenti, li elimina tutti. Poi, sfinito e quasi svuotato di motivazioni di vita, si lascia ammanettare dai poliziotti che lo ricercano.
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Negli anni ’70 la tendenza al disimpegno si fa norma, con il deteriorarsi della situazione sociale e il dilagare del terrorismo, le continue lotte sindacali, l’avanzare della crisi economica e una politica sempre più incapace di governare il paese. Anche la commedia intraprende la direzione dell’evasione e della produzione di serie B, in cui primeggia il filone erotico a testimoniare lo scollamento col pubblico e con una capacità di lettura del reale che l’aveva caratterizzata. La produzione rallenta per un decennio per poi continuare con il film “Una tenera follia”, film girato nel ’87 con la regia di Ninì Grassia, regista italiano e fautore di un cinema sentimentale e di esasperazione folclorica.

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  •  Titolo Film UNA TENERA FOLLIA
  •  Anno 1986
  •  Genere COMMEDIA
  •  Produzione ANTHONY FILM INTERNATIONAL
  •  Regia NINI GRASSIA

 

  •   Attori principali: Margit Evelyn Newton, Saverio Vallone, Sonia Viviani, Pippo Barone, Milvia Corona, Alex Damiani, Laura Papi, Yari Porzio, Mimmo Postiglione

 

 

Trama del Film

Una storia d’amore complicata da varie vicende, che si svolge tra Ischia Porto e Ischia Ponte, S. Angelo, Lacco, Casamicciola.
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Nel genere delle fiction, nel ‘98 Ischia viene scelta per “Il commissario Raimondi” con la partecipazione di Marco Columbro e Barbara de Rossi e la regia di Paolo Costella.

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  •  Titolo Film IL COMMISSARIO RAIMONDI
  •  Anno 1998
  •  Genere POLIZIESCO - FICTION TV
  •  Durata 180 Min
  •  Regia PAOLO COSTELLA

 

  •   Attori principali: Marco Columbro, Barbara De Rossi, Antonio Campobasso, Lola Pagnani, Vincenzo Peluso, Mariano Rigillo
  •   Fotografia: Fabrizio Lucci
  •   Montaggio: Raimondo Crociani
  •   Musiche: Franz Di Cioccio, Patrick Djivas

 

Trama del Film

Il commissario Raimondi lascia Milano per trasferirsi a Napoli, dove risiede la sua famiglia, che aveva trascurato per il lavoro, ma al suo arrivo viene coinvolto in un intrigo: il rapimento di suo cognato.
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Trailer del Film Il paradiso all'improvviso 

La produzione cinematografica continua e nel 2003, l’ultimo film girato ad Ischia. Le riprese sono state effettuate nel mese di giugno, il film è diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni. Ha per titolo ”Il paradiso all’improvviso”, e utilizza come locations, un po’ tutta l’isola, scorgendo posti non ancora esplorati dagli stressi isolani, come, ad esempio, un’insenatura posizionata sotto il bosco di Zaro. Per la prima volta nella sua carriera di regista, Pieraccioni si sposta al sud, ed il film è una grande occasione di pubblicità. Potrebbe essere considerato un seguito del cine-turismo, “inventato” da Rizzoli, una “mega cartolina” di dieci location su sei comuni.

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  •  Titolo Film IL PARADISO ALL'IMPROVVISO
  •  Anno 2003
  •  Genere COMMEDIA
  •  Durata 93 Min
  •  Produzione LEVANTE FILM, MEDUSA FILM
  •  Regia LEONARDO PIERACCIONI

 

  •   Attori principali: Leonardo Pieraccioni, Angie Cepeda, Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Anna Maria Barbera
  •   Fotografia: Italo Petriccione
  •   Montaggio: Stefano Chierchiè
  •   Musiche: Gianluca Sibaldi

 

Trama del Film

Lorenzo è l'uomo più single della terra. Ogni mattina quando si sveglia è felice di andare in bagno e trovare solo un accappatoio e uno spazzolino da denti. Ha una ditta di "Pioggia, Neve e Grandine": realizza per il teatro, il cinema e la televisione gli effetti speciali. La sua collaboratrice da tanti anni è Nina, figlia di un grande tenore lavora con gli effetti speciali da quando aveva tredici anni. Lorenzo e Nina vengono chiamati per lavoro ad Ischia, in una bellissima villa che si affaccia sul mare. Lì conoscono Amaranta, una bellissima ragazza colombiana e in quella stupenda villa sta aspettando il fidanzato e vuole ricreare l'atmosfera di quando lo ha conosciuto in montagna e nevicava. Lorenzo e Nina preparano la macchina della neve. Amaranta, vestita in un elegantissimo abito bianco, attende a tavola il fidanzato per quella cena speciale. Ma l'attesa si protrae...
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Trailer del Film Città Canora - Parte 1  - Trailer del Film Città Canora - Parte 2 

"Il film fa registrare un notevole progresso di pulizia e di decoro nella produzione Amoroso, merito senza dubbio del regista Costa che, pur non perseguendo fini artistici, d'altra parte superflui in questo genere di pellicole, ha svolto abilmente e con sincerità una trama risaputa, frequentemenete interrotta dall'esecuzione di famose melodie partenopee".

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  •  Titolo Film CITTA' CANORA
  •  Anno 1952
  •  Genere MUSICAL
  •  Durata 80 Min
  •  Produzione ROBERTO AMOROSO PER SUD FILM
  •  Regia MARIO COSTA

 

  •  Attori principali: Paola Borboni, Leila Calabrese, Luigi De Simone, Mirko Ellis, Maria Fiore, Giovanni Grasso, Nadia Gray, Beniamino Maggio, Dante Maggio, Tina Pica, Giuseppe Porelli, Carlo Romano, Giacomo Rondinella
  •  Fotografia: Francesco Izzarelli
  •  Musiche: Gino Filippini

 

Trama del Film

Una bella ragazza napoletana, Maria, figlia di don Salvatore, proprietario di una flottiglia da pesca, amoreggia con Giacomo, giovane marinaio della flottiglia, ma don Salvatore ha deciso di sposare Maria a Renato, figlio di un suo carissimo amico, morto da tempo, e intanto fa di Renato il suo socio. Quando scopre che tra Maria e Giacomo s’è formato un legame di reciproco affetto, don Salvatore non esita a licenziare il marinaio; egli allontana, al tempo stesso, Maria, che s’apprestava a fuggire con Giacomo. In seguito ad un equivoco, Giacomo crede che Maria non l’ami più; il giovane, che possiede una bella voce e sa servirsene, decide quindi d’accettare una scrittura offertagli e si reca a Milano, dove debutta con successo in una rivista. Maria, che a sua volta si crede abbandonata, si dichiara disposta a sposare Renato. Questi intanto, abusando della fiducia di don Salvatore, si vale di uno dei motopescherecci del futuro suocero per esercitare il traffico degli stupefacenti; ma il losco traffico è scoperto e mentre Renato scappa e viene soppresso dai complici, don Salvatore è arrestato. Giacomo, che sta facendo una brillante carriera, viene a sapere che Maria l’ama ancora: egli ritorna velocemente a Napoli e tutto finisce lietamente. Viene riconosciuta l’innocenza di don Salvatore: Giacomo sposerà Maria.
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Molti di questi film utilizzano l’isola solo come locations. Appare, infatti, poco credibile che un’isola, così suggestiva e fascinosa, possa essere utilizzata come luogo di orrore e paura. Tuttavia, la sua natura si trasforma, mostrandosi disponibile anche come luogo dell’orrido. Durante il periodo del film nel ’45, Boris Karloff osservò molto gli ischitani e dichiarò alla stampa. ”Sono ad Ischia per girare un buon film e sono ossigenato da quest’isola così ricca di sole di calore umano. E’ veramente laborioso il popolo d’Ischia. E’ stata davvero una bella esperienza venire in quest’isola. Nelle pause di lavoro, ne ho approfittato per girare un po’”. L’albergatore Renato Roia, nelle sue memoria ricorda: "(...) Nei primissimi anni ‘50,(...) mi capitò d’incontrare Boris Karloff, un uomo cordiale e profondamente umano, ben diverso da quei terrificanti ruoli che aveva nei film. Karloff amava il mare, vedere l’artigianato isolano, osservare i pescatori al lavoro. Era davvero un signore".
Molte scene di questo film furono girate lungo le abitazioni di Corso Vittoria Colonna e nella pineta di Ischia ponte.

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  •  Titolo Film VAMPIRO DELL’ISOLA
  •  Anno 1945, USA
  •  Titolo originale ISLE OF THE DEAD
  •  Durata 72 Min
  •  Genere HORROR
  •  Regia MARK ROBSON

 

  •  Fotografia: Jack MacKenzie
  •  Montaggio: Lyle Boyer
  •  Musiche: Leigh Harline

 

 

Trama del Film

Grecia 1912. Il generale Nikolas Pherides si reca insieme ad alcuni amici in una piccola isola dell’Egeo, dove è situata la tomba di sua moglie, ma giunto sul posto scopre che è stata manomessa. A complicare le cose, una vecchia fanatica crede che Thea, una giovane greca, sia posseduta da uno spirito maligno. Nell’isola scoppia la peste, gli abitanti sono messi in quarantena e Thea è incolpata della sciagura. Anche il generale, colpito dalla malattia, in un momento di delirio, tenta di uccidere la ragazza. A Thea non resta che accettare l’aiuto di un giovane giornalista e fuggire per lasciare l’isola contaminata.
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  Il Talento di Mr. Ripley

La prima fiction ambientata ad Ischia è “Il Commissario Raimondi“ realizzata nel ’98, e quasi come per un richiamo, ad Ischia si girò il film “Il talento di Mr Ripley” con la regia di Anthony Mingella”. “Il talento di Mr Ripley” ha incuriosito e affascinato gli spettatori al punto tale da condizionare la scelta di vacanza nel nostro paese.

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  •  Titolo Film IL TALENTO DI MR. RIPLEY
  •  Anno 1999, USA
  •  Titolo originale THE TALENTED MR. RIPLEY
  •  Genere DRAMMATICO - THRILLER
  •  Durata 150 Min
  •  Tratto da DAL ROMANZO OMONIMO DI PATRICIA HIGHSMITH
  •  Produzione WILLIAM HOLBERG
  •  Regia ANTHONY MINGHELLA

 

  •   Attori principali: Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Cate Blanchett, Philip Seymour Hoffman, Fiorello
  •   Fotografia: John Seale
  •   Montaggio: Walter Murch
  •   Musiche: Gabriel Yared

 

Trama del Film

Anni ‘50. Negli Stati Uniti, ad un ricevimento, il giovane Tom Ripley conosce il padre di Dicke, un coetaneo ricco e viziato partito per l’Italia senza dare più notizie di sé. Il padre incarica Tom di recarsi sul posto e di fare di tutto per riportargli il figlio. In Italia Tom conosce Dickie, la sua fidanzata Marge e il loro spensierato modo di vivere tra Ischia, Capri, il mare, le gite. Ben presto Tom dimentica lo scopo del suo viaggio, entra a poco a poco nella vita di Dickie, ne diventa il compagno inseparabile, lo segue nei locali notturni, nelle gite a Napoli e Roma. Ma un giorno, a Sanremo, Dickie si stanca di Tom, non lo vuole più vedere, gli grida di andarsene. Allora, sulla barca, Tom lo colpisce, lo uccide, ne prende i soldi e l’identità. In questa nuova veste, Tom/Dickie torna al paese, poi decide di trasferirsi a Roma, dove prende in affitto un grande appartamento. Qui arriva Freddie, vecchio amico di Dickie, che subito si rende conto che Tom nasconde qualcosa per cui a Tom non resta altro da fare che eliminarlo. Incalzato dalle indagini condotte dall’ispettore Roverini, Tom parte per Venezia. Qui arrivano anche il padre di Dickie e Marge. Il genitore legge una lettera in cui Dickie diceva di volersi suicidare e dice a Tom che lui non ha alcuna colpa per quello che è successo. Non è altrettanto convinta Marge, che però non viene ascoltata. Tom si imbarca su una nave per la Grecia.
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Verso la fine degli anni ’90, la produzione cinematografica ad Ischia riprende, facendo un salto di qualità con il film “i talenti di Mr Riplay” con la regia di Anthony Minghella, per continuare con generi propriamente commerciali come il film “Cient’anne” con la regia di Ninì Grassia, che si adopera affinchè esso assomigli ad una soap opera con ritmi televisivi, fino ad un finale melodrammatico. La critica non poteva che evidenziare le uniche note positive, ovvero i bei paesaggi e la divertente figura del venditore ambulante”.

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  •  Titolo Film CIENT'ANNE
  •  Anno 1999
  •  Genere COMMEDIA
  •  Durata 105 Min
  •  Produzione PRODUZIONI ASSOCIATE CINEMA E TELEVISIONE S.R.L.
  •  Regia NINI GRASSIA

 

  •   Attori principali: Gigi D'Alessio, Mario Merola, Giorgio Mastrota
  •   Fotografia: Luigi Ciccarese
  •   Montaggio: Vanio Amici
  •   Musiche: Gigi D'Alessio

 

Trama del Film

Figlio adottato di Merola, Gigi (G. D’Alessio), cantante di piano-bar in un hotel della costa amalfitana, sogna di incidere il suo primo CD, soffre nel ricordo di un incidente in cui morì la fidanzata e scopre che ha per padre il suo datore di lavoro (G. Hilton), genitore anche del suo rivale in amore (G. Mastrota). Gran finale con Merola, moribondo in barella, che canta la canzone del titolo insieme con il figlioccio, suo vero erede nel tenere alta la bandiera della canzone napoletana nel mondo. Faticato tentativo di riproporre la sceneggiata in laschi ritmi televisivi con ardimentose e goffe autocitazioni (da Dizionario dei film “il Morandini 2004”). Scene ambientate a Ischia Ponte, alla Mandra, a Lacco Ameno, a Forio, a Sant’Angelo.
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Scena del Film La professoressa di scienze naturali 

Negli anni ’70 la tendenza al disimpegno si fa norma, con il deteriorarsi della situazione sociale e il dilagare del terrorismo, le continue lotte sindacali, l’avanzare della crisi economica e una politica sempre più incapace di governare il paese. Anche la commedia intraprende la direzione dell’evasione e della produzione di serie B, in cui primeggia il filone erotico a testimoniare lo scollamento col pubblico e con una capacità di lettura del reale che l’aveva caratterizzata. (Russo, 2002 p 154). Conforme alla produzione degli anni ’70 nel resto d’Italia, anche Ischia si presta a divenire locations per il film: “La Svergognata” film girato nel ’74, con la regia di Giuliano Biagetti. Nel ’76 segue il film “La professoressa di scienze naturali” girato ad Ischia nel ’76, con la regia di Michele Tarantini, che in questi anni dà vita ad una serie di commedie comico erotiche interpretate dalle sexy dive del momento, in questo caso Lilli Carati.

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  •  Titolo Film LA PROFESSORESSA DI SCIENZE NATURALI
  •  Anno 1976
  •  Genere EROTICO
  •  Durata 90 Min
  •  Produzione DANIA FILM MEDUSA DISTRIBUZIONE
  •  Regia MICHELE MASSIMO TARANTINI

 

  •   Attori principali: Gianfranco Barra, Lilli Carati, Mario Carotenuto, Rita De Simone, Adriana Facchetti, Michele Gammino, Gastone Pescucci, Giacomo Rizzo, Alvaro Vitali
  •   Fotografia: Angelo Filippini
  •   Montaggio: Daniele Alabiso
  •   Musiche: Alessandro Alessandroni

 

Trama del Film

Il liceo di una cittadina siciliana rimane privo della insegnante di scienze, quando la matura prof. Mastrilli, mettendo insieme sbadatamente acido nitrico e acqua distillata nel corso di un esperimento, si automette fuori combattimento. Su consiglio del farmacista Nicola Balsamo, viene richiesta e ottenuta la neolaureata Stefania Marini, la cui fresca avvenenza mette in agitazione amorosa tanto gli studenti quanto i rispettivi genitori. Ma è proprio il figlio del farmacista, Andrea, a centrare per primo il cuore indifeso dell’insegnante che, però, accetta la corte del ricchissimo dr. Peppino. Un giorno, approfittando di un incidente di navigazione, Andrea e Stefania si amano tra le onde. Ciò nonostante, la professoressa sposa il medico senza per questo rinunciare alla relazione con il proprio alunno.
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Negli anni ’70 la tendenza al disimpegno si fa norma, con il deteriorarsi della situazione sociale e il dilagare del terrorismo, le continue lotte sindacali, l’avanzare della crisi economica e una politica sempre più incapace di governare il paese. Anche la commedia intraprende la direzione dell’evasione e della produzione di serie B, in cui primeggia il filone erotico a testimoniare lo scollamento col pubblico e con una capacità di lettura del reale che l’aveva caratterizzata. Conforme alla produzione degli anni ’70 nel resto d’Italia, anche Ischia si presta a divenire locations per il film: “La Svergognata” film girato nel ’74, con la regia di Giuliano Biagetti. Nel ’76 segue il film “La professoressa di scienze naturali” girato ad Ischia nel ’76, con la regia di Michele Tarantini, che in questi anni dà vita ad una serie di commedie comico erotiche interpretate dalle sexy dive del momento, in questo caso Lilli Carati.

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  •  Titolo Film LA SVERGOGNATA
  •  Anno 1974
  •  Genere EROTICO
  •  Durata 90 Min
  •  Sceneggiatura Giuliano Biagetti, Giorgio Mariuzzo
  •  Regia GIULIANO BIAGETTI

 

  •   Attori principali: Barbara Bouchet, Maria Pia Conte, Dante Cleri, Serena Cociani, Filippo De Gara
  •   Fotografia: Anton Giulio Borghesi
  •   Montaggio: Alberto Moriani
  •   Musiche: Berto Pisano

 

 

 

Trama del Film

Il signor Nino Bernardi, industriale milanese, giunge ad Ischia per la villeggiatura insieme alla moglie Clara e alla figlia adolescente Ornella. Nel medesimo albergo scendono diverse persone, tra le quali spicca Fabio Lorenzi, scrittore in crisi depressiva già amante della signora Bernardi cinque anni prima e ora fedele compagno dell’attrice Silvia. Ornella, stimolata anche dall’amichetta Giusi, si stanca presto dei fugaci e superficiali incontri con i vari Andrea, Adriano ecc. ragazzi in vacanza o in servizio; e mira a Fabio che si lascia attrarre dalla fresca ragazzetta ma viene dalla stessa con volubilità mandato in bianco. Solo quando nella località, chiamata dallo scrittore, giunge anche Silvia, Ornella diviene gelosa e finisce per darsi allo scrittore che nel frattempo ha ritrovato vena e fiducia nella propria creatività.
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Trailer del Film Avanti 

Sempre nell’ambito della conoscenza e della sponsorizzazione dell’isola tramite le location è doveroso citare anche il film “Avanti” o “Che cosa è successo tra mio padre e tua madre” realizzato nel ’72 con la regia di Billy Wilder, scelse Ischia per il suo film; racconta di un ricco uomo d’affari di Baltimora va ad Ischia a recuperare la salma del padre e scopre, con grande sorpresa, che è morto tra le braccia della sua amante, che incontrava regolarmente da dieci anni durante le sue vacanze. Sul posto è presente anche la figlia della donna che ha un atteggiamento meno moralistico verso i due amanti di quello dell’uomo. Ma il calore e l’atmosfera dell’eden mediterraneo appaiono in una limpidità disarmante, che si trasforma pian piano in senso liberatorio, avventuroso e pagano dell’esistenza, unica soluzione per sconfiggere i buchi neri del destino umano. Il film si presenta come un ritratto auto-ironico di ciò che gli americani vedono nell’anima mediterranea, e soprattutto europea. Ischia diviene location per la descrizione di un adulterio “terapeutico”, un luogo dove è possibile rilassarsi e godersi la vita. La chiesa del Soccorso si trasforma in obitorio dove l’impiegato è Pippo Franco, alle prese con moduli e timbri. Fu utilizzato anche il porto di Casamicciola per l’atterraggio di un elicottero. Altre sequenze furono girate a Sant’Angelo, su Monte Vico dove è stato ripreso l’intero paesaggio di Lacco Ameno, ad Ischia Ponte, al porto e lungo la strada statale che conduce a Forio.

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  •  Titolo Film AVANTI
  •  Anno 1972, USA
  •  Titolo originale CHE COSA È SUCCESSO TRA MIO PADRE E TUA MADRE?
  •  Genere ROMANTICO
  •  Durata 146 Min
  •  Tratto da DALLA COMMEDIA "AVANTI" DI SAMUEL A. TAYLOR
  •  Produzione MIRISCH CORPORATION - PEA (ROMA)
  •  Regia BILLY WILDER

 

  •   Attori principali: Jack Lemmon, Juliette Mills, Pippo Franco
  •   Fotografia: Luigi Kuveiller
  •   Musiche: Carlo Rustichelli

 

Trama del Film

Wendell Ambruster junior, un industriale di 42 anni, viene nell’isola d’Ischia per ritirare il corpo del padre, Wendell Ambruster senior, perito in un incidente, e portarlo in America dove si prepara un grandioso funerale. Durante il viaggio e poi ad Ischia incontra Pamela Piggott, una grassoccia londinese, venuta per ritirare il cadavere della madre, Catherine, che è stata per anni (senza che nemmeno lo sapesse) amante di Wendell senior e che è perita con lui. Le esasperanti lentezze burocratiche sono ulteriormente complicate dalla sparizione dei cadaveri ad opera della famiglia Trotta che pretende come riscatto l’indennizzo per la vigna danneggiata dall’incidente. Risolve tutto il direttore dell’albergo, Carlo Carlucci, uomo navigato e dalle inesauribili risorse. Altro ricatto ordisce Bruno, il cameriere che pretende il visto per gli USA in cambio di fotografie compromettenti dei defunti amanti e poi di altre concernenti identiche situazioni di Wendell junior e di Pamela: i due, infatti, dopo liti e scontri, ripetono tale quale la vicenda dei genitori. Bruno è ucciso dalla cameriera siciliana Anna da lui messa incinta. Giunge un diplomatico, fratello del defunto, a... svincolare il cadavere, che però è quello di Bruno, perché i due amanti defunti riposeranno insieme nell’isola, mentre i viventi si danno appuntamento per le prossime vacanze.
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“Ischia operazione amore” film girato ad Ischia nel ’66 con la regia di Vittorio Sala, fu importante per l’esordio dei comici Ric e Gian. Per questo film fu messa molto in risalto l’interpretazione di Walter Chiari, molto amico di Rizzoli, che aveva fatto il suo debutto nel cinema sul finire degli anni ’40, mentre Peppino De Filippo fu relegato in secondo piano. Si tratta dell’intreccio di storie ambientate ad Ischia con un Peppino De Filippo nel ruolo di un gestore di pensione. Walter Chiari è invece un calciatore famoso e Tony Renis, interpreta il ruolo di un cervellone. Le scene sono ambientate anch’esse al comune di Lacco Ameno, dove al “Regina Isabella” alloggia Walter Chiari. Ric e Gian seducono con un fazzoletto una ragazza nell’incantevole scenario di Sant’Angelo, il Soccorso di Forio, come la Torre di Guevara ad Ischia, servono come sfondo per la prima fase dell’innamoramento tra due giovani.

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  •  Titolo Film ISCHIA, OPERAZIONE AMORE
  •  Anno 1966
  •  Genere COMICO COMMEDIA
  •  Durata 86 Min
  •  Produzione RIZZOLI FILM, LUIGI ROVERE PER LA CINELUXOR
  •  Regia VITTORIO SALA

 

  •   Attori principali: Hélène Chanel, Alberto Cevenini, Walter Chiari, Umberto D'Orsi, Peppino De Filippo, Ermelinda De Felice
  •   Fotografia: Aldo Giordani
  •   Montaggio: Tatiana Casini Morigi
  •   Musiche: Roberto Nicolosi

 

 

 

Trama del Film

Il film è composto da alcune vicende che scorrono parallele ed intrecciano talvolta la loro trama. Personaggi principali sono: Gennaro Capatosta, proprietario di una locanda la cui principale attrattiva è costituita dalle attenzioni particolari cui sono fatte oggetto le anziane e danarose clienti da parte del figliolo del proprietario, Peppiniello, il quale, tuttavia, sordo alle esortazioni paterne, preferisce alla fine dedicare il suo tempo alla giovane moglie. Vi è poi Enrico Tremalaterra, un giocatore di calcio ormai atleticamente inutilizzabile, che riesce a firmare un contratto con una donna d’affari, Flavia Petrazzi; quando costei s’accorge d’essere stata truffata, costringe Tremalaterra a far fronte ad impegni di tutt’altro genere. Infine Frida, una ragazza tedesca mantenuta da un facoltoso nobiluomo siciliano, la quale trova modo di tradire il protettore con Marco, un giovane inventore stravagante.
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Trailer del Film Caccia alla Volpe 

Altro luogo isolano, ripetutamente usato per le riprese cinematografiche, è il villaggio di Sant’Angelo, un sito delizioso dai colori mediterranei, dalle casette addossate l’una all’altra, viuzze animate fino a notte inoltrate e un promontorio che si eleva nel mare a pochi metri dal borgo, come si evidenzia nel film “Caccia alla volpe”. E poi vi è il mitico Fungo, simbolo di Lacco Ameno. L’antico masso tufaceo, chiamato dagli antichi “lo scoglio della triglia”, per la sua particolare conformazione è apparso più volte nei film della Cineriz, e può essere annoverato tra le icone isolane più conosciute su scala mondiale.

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  •  Titolo Film CACCIA ALLA VOLPE
  •  Anno 1966
  •  Genere COMMEDIA
  •  Durata 103 Min
  •  Tratto da DA UNA COMMEDIA DI NEIL SIMON
  •  Produzione MONTORO, CINECITTA', NANCY ENTERPRISES INC.
  •  Regia VITTORIO DE SICA

 

  •   Attori principali: Peter Sellers, Victor Mature, Britt Ekland
  •   Fotografia: Leonida Barboni
  •   Montaggio: Russell Lloyd, Adriana Novelli
  •   Musiche: Piero Piccioni, Burt Bacharach

 

Trama del Film

Al Cairo è stato rubato un ingente quantitativo d’oro e l’Interpol pensa di poterlo recuperare controllando l’unica persona che per esperienza ed astuzia può interessarsi al modo di introdurre in Italia i lingotti d’oro, detta “La Volpe”. Costui, che in carcere ha ricevuto l’incarico dall’organizzatore del colpo di trasferire l’oro, quando viene a sapere che la sorella Gina alla quale è molto attaccato non sta conducendo una vita virtuosa decide di evadere e si reca a Roma. Ma Gina sta semplicemente partecipando alle riprese di un film ed il fratello ne approfitta per impadronirsi del materiale di ripresa ed organizzarsi per lo sbarco dell’oro. Recatosi a Sevalio (S. Angelo d’Ischia), un modesto villaggio di pescatori, si spaccia per il regista Fabrizi, ottiene la partecipazione del divo non più giovane Tony Powell, si garantisce l’appoggio dell’appuntato che funge da forza pubblica nel paese e inizia le riprese di un caotico film comprendente la scena dello sbarco dell’oro del Cairo. Ma l’Interpol chiude la morsa proprio a Sevalio, per cui tutti i partecipanti al film finiscono in tribunale e La Volpe ritorna in carcere salvo per rievaderne in primavera. Sul periodico locale Cronache dei due golfi (n. 7/1965) si legge: «La piazzetta del caratteristico villaggio di Sant’Angelo è in questi giorni animatissima. Vi si gira, difatti, la maggior parte delle riprese esterne del film “Caccia alla volpe” (il titolo è metaforico) prodotto dalla Montoro Cinematografica per la regia di Vittorio De Sica. Ad un passo dal mare sono sorti, come d’incanto, la chiesetta ed il municipio di un immaginario paese: Sevalio».
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“Diciottenni al sole”, film realizzato nel ‘62 da Camillo Mastrocinque, mostra l’isola con le modalità utilizzate da Rizzoli. La trama è semplice; dei giovani venuti ad Ischia per un week- end, colgono l’occasione per fare conquiste. Quale modo migliore per mostrare le bellezze dell’isola?

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  •  Titolo Film DICIOTTENNI AL SOLE
  •  Anno 1962
  •  Genere COMICO COMMEDIA
  •  Durata 92 Min
  •  Produzione DDL
  •  Regia CAMILLO MASTROCINQUE

 

  •   Fotografia: Riccardo Pallottini, Gastone Di Giovanni
  •   Montaggio: Gisa Radicchi Levi
  •   Musiche: Ennio Morricone

 

Trama del Film

Tre giovani: Lello, Nanni, Nicola arrivano ad Ischia per una vacanza. Si uniscono ad una comitiva già presente sul luogo e si dedicano accanitamente alla conquista dei cuori femminili. Nicola si innamora, grazie alla coincidenza di un cognome identico, di una francesina. Lello, per corteggiare una bella ragazza tedesca, frequenta una giovane del luogo, Vania, che gli dà lezioni di tedesco. Nanni, per raggiungere l’inaccessibile  bellezza isolana di Franca, si finge un evaso dal penitenziario di Procida. Il fidanzamento di Nicola con la francesina omonima e di Lello con la bella insegnante di tedesco corona la breve vacanza. Nanni sarà invece abbandonato da Franca, allorché il suo imbroglio sarà scoperto.
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  Cleopatra scene girate ad Ischia

In questo kolossal Ischia mette a disposizione il suo imponente Castello come sfondo per la battaglia di Anzio, ma in nessun testo è citata Ischia come location, tutta la letteratura che si occupa di questo film tende ad evidenziare le vicende della produzione, che portano alla sostituzione del regista già iniziate da Rouben Mamoulian a Londra e portate a termine a Roma da Joseph L. Mankiewicz. Probabilmente la venuta ad Ischia per le riprese si deve a Giovanni Messina, che allora era il responsabile dell’organizzazione dei film. Egli aveva il compito di aiutare i registi a superare i vari ostacoli, come ottenere permessi, selezionare le comparse e curare il materiale di scena. Quando fu girato “Cleopatra”, gli fu chiesto di cercare foto dell’isola, e lui, le spedì a Roma, dove allora si stava girando il film, affascinando il regista che volle poi venire ad Ischia a continuare le riprese. Il successo riscosso dal film, seppure enorme, non bastò a coprire l’intera spesa sostenuta, e a nulla valsero, le nove candidature agli Oscar, e i quattro i premi vinti (fotografia, scenografia, costumi, effetti speciali), la Fox non riuscì ad evitare il fallimento.

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  •  Titolo Film CLEOPATRA
  •  Anno 1963
  •  Genere STORICO
  •  Durata 243 Min
  •  Tratto da OPERE DI: PLUTARCO, SVETONIO E APPIANO
  •  Produzione WALTER WANGER PER TWENTIETH CENTURY FOX
  •  Regia JOSEPH L. MANKIEWICZ

 

  •   Attori principali: Elizabeth Taylor, Richard Burton, Rex Harrison
  •   Fotografia: Leon Shamroy
  •   Montaggio: Dorothy Spencer, Elmo Williams
  •   Musiche: Alex North

 

Trama del Film

La celebre storia della regina d’Egitto e dei suoi amanti: primo fra tutti Cesare - da cui avrà un figlio, Cesarione - poi Antonio, che per amore suo romperà il fidanzamento con Ottavia. Dopo la guerra e la sconfitta di Antonio ad Azio (2 settembre del 31 a. C.), la regina decide di mettere fine alla propria vita col veleno di un aspide. Vinse 4 Oscar: fotografia, scenografia, costumi, effetti speciali; tra i primati il maggior numero di cambi dei costumi: la Taylor ne indossò 65.
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Le scene più belle girate ad Ischia 

Nel ’60, con la regia di Mario Mattioli, è prodotto il film “Appuntamento a Ischia”, in cui Mimmo, ovvero Domenico Modugno, è un famoso cantante, vedovo e con una figlia, Letizia, alla quale vuole dare una madre. Ma la ragazzina non accetta l’attuale compagna del padre, affezionandosi ad una giovane, che vorrebbe come madre. La bambina crea molte situazioni, come quella di venire ad Ischia per curarsi con i fanghi, per far sì che i due s’incontrino e s’ innamorino. Ovviamente anche in questo caso le location privilegiate sono quelle del comune di Lacco Ameno, con una bellissima scena del lungomare del corso che collega Casamicciola a Lacco Ameno percorsa in carrozza da Modugno con la figlia.

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  •  Titolo Film APPUNTAMENTO A ISCHIA
  •  Anno 1960
  •  Genere COMMEDIA
  •  Durata 99 Min
  •  Produzione ROMANO DANDI PER LA SERENA FILM
  •  Regia MARIO MATTOLI

 

  •   Attori principali: Domenico Modugno, Ciccio Ingrassia,
    Franco Franchi, Mina, Pippo Franco
  •   Fotografia: Roberto Gerardi, Marco Scarpelli
  •   Montaggio: Adriana Novelli
  •   Musiche: Gianni Ferrio

 

Trama del Film

Mimmo è un acclamato cantante di canzoni moderne, che porta intorno per il mondo la sua arte in continue torunées. Il cantante è vedovo ed ha una figlioletta di nove anni, Letizia, che è costretta a seguire il padre nel suo vagabondaggio, a meno che Mimmo non decida di metterla in collegio, come consiglierebbe Mercedes, sua compagna d’arte ed amica. Letizia fa la conoscenza di Mirella Argenti, una buona ragazza, figlia di musicisti e fidanzata ad un direttore d’orchestra, Paolo, e questo incontro casuale suscita nella bimba il desiderio di avere Mirella come madre, e la induce a mettere in opera delle astuzie per far sì che il suo sogno si avveri e sia allontanata Mercedes. Le astuzie di Letizia provocano situazioni imbarazzanti, che inducono Mimmo a mettere la bimba in collegio; la riprenderà in casa, con sua grande felicità, solo dopo aver sposato Mirella.
 
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Altra realizzazione del genere avventuroso ad Ischia è il film “Morgan il pirata” del ’60, del regista Primo Zeglio, che nell’ambito del cinema popolare, rappresenta un reperto di grosso impianto spettacolare e copre abbondantemente i generi prediletti degli anni ’50 e ’60. La fila ripropone le immagini della figura di Henry Morgan, le cui gesta sono già documentate in altri film da cui questo non si allontana. Le locations privilegiate in questo film sono la zona di Punta Mulino, Ischia ponte, Lacco Ameno e la spiaggia dei Maronti, perfetta ambientazione per una lotta tra pirati. Nonostante i meravigliosi scenari, la pellicola è stata considerata un ridicolo film d’avventura, supervisionato da un Andrè de Toth, che gioca d’accumulo: di persone, persone, fatti, azioni, per mascherare il vuoto su cui si regge. Proprio sulla base di queste considerazioni, mi sembra opportuno ricordare, quanta parte hanno avuto nei film, i luoghi e gli ambienti ischitani. Potremmo asserire, senza dubbi che la protagonista principale del film è l’isola nella sua interezza.

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  •  Titolo Film MORGAN IL PIRATA
  •  Anno 1960
  •  Genere AVVENTURA
  •  Durata 103 Min
  •  Tratto da DAL ROMANZO DI EMILIO SALGARI
  •  Produzione LUX FILM, ADELPHIA CINEMATOGRAFICA
  •  Regia ANDRE' DE TOTH, PRIMO ZEGLIO

 

  •   Fotografia: Tonino Delli Colli
  •   Montaggio: Maurizio Lucidi
  •   Musiche: Franco Mannino

 

Trama del Film

Henry Morgan, essendo in schiavitù, viene comperato da Ynes, figlia del Governatore di Panama. Innamoratosi della donna, viene deportato su un galeone spagnolo, del quale s’impadronisce con gli altri prigionieri, che lo riconoscono come loro capo. Egli indirizza la nave all’isola di Tortuga, riscatta Ynes, che era stata fatta prigioniera, e riprende il mare. Morgan compie imprese straordinarie, stringe alleanza con l’Inghilterra e tenta d’impadronirsi di Panama; ma l’impresa non riesce. Organizzata una seconda spedizione, tenta di accostarsi alla città per via terra e riesce a conquistarla. Nel palazzo del Governatore trova un immenso bottino; ma il pensiero di Ynes, che egli crede lontana, in viaggio per la Spagna, lo rattrista. La troverà invece viva sotto un monte di cadaveri, e giurerà a se stesso di non staccarsi più da lei (da cinematografo.it). Sul Corriere dell’isola d’Ischia (n. 17-1960) si legge: «Così anche i cinematografari hanno invaso Ischia. Non è la prima volta che accade in quanto ad Ischia sono stati girati molti film ma questi di Morgan il pirata hanno portato tutte le caratteristiche del nuovo ambiente cinematografico. Un ambiente che vuole essere intellettuale ed invece è piatto e melenso. E tutta questa bella gente cosa riesce a realizzare? Soltanto degli inutili commercialissimi polpettoni che non fanno certo onore al cinema italiano. Il ventre di Chelo Alonso, i muscoli di Steve Reeves e della sua controfigura, il seno di Valery Lagrange e qualche galeone incendiato costituiranno le principali emozioni del film. Dobbiamo sperare che le bellezze naturali della nostra isola salvino in parte il film. Il guaio è che nel film Ischia è un’isola dei mari del Sud.
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Delitto in Pieno sole, le scene girate ad Ischia 

Nel ’59 ad Ischia, viene girato il film “Delitto in pieno sole” con la regia di Renè Clement, un regista francese che affida il ruolo di protagonista ad Alain Delon, che a 24 anni ha la sua prima interpretazione importante, un personaggio dal volto d’angelo e l’anima diabolica, che lo renderanno il divo di Francia, simbolo degli anni ’60 - ’70 (Canova, 2000). Il film è tratto dal romanzo di Patricia Highsmith, che crea un personaggio, ambiguo e falso che vive di truffe, e che non esita ad uccidere per migliorare la sua posizione sociale.

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  •  Titolo Film DELITTO IN PIENO SOLE – PLEIN SOLEIL
  •  Anno 1960
  •  Genere DRAMMATICO THRILLER
  •  Durata 120 Min
  •  Tratto da ROMANZO DI PATRICIA HIGHSMITH del 1955
  •  Produzione TITANUS PARIS CCFC
  •  Regia RENE' CLEMENT

 

  •   Attori principali: Alain Delon - Maurice Ronet - Marie Laforet
  •   Fotografia: Henri Decaë 
  •   Musiche: Nino Rota

 

Trama del Film

Tom Ripley viene inviato in Europa dal signor Greenleaf alla ricerca del figlio Philippe, per riportarlo a casa: in compenso Tom riceverà cinquemila dollari. Philippe inganna Tom, facendogli credere che tornerà negli Stati Uniti con lui per accontentare suo padre, ma in realtà non ne ha nessuna intenzione ed intende rimanere dov’è, al fianco della fidanzata Marge, che sta per sposare. Mr Greenleaf, non vedendo alcun risultato, licenzia Tom che, in preda alla disperazione, uccide Philippe e ne assume l’identità, vivendo la sua vita di ricco playboy. Ma gli amici di Philippe cominciano a sentire la sua mancanza ed iniziano a cercarlo, mentre le tracce portano a Tom, che è costretto a commettere un altro omicidio per evitare di esser scoperto.
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  Vacanze a Ischia le più belle scene

Il primo film prodotto da Rizzoli fu: “Suor Letizia” del ‘56, già descritto ampliamente nel neorealismo. L’anno dopo, sempre con la regia di Mario Camerini, la produzione continua con il film “Vacanze ad Ischia” nel quale s’intrecciano diversi episodi sullo sfondo della vita balneare e mondana dell’isola, in cui già nel film, Ischia, con il suo sole e le sue bellezze attira i visitatori più diversi, che giungono da ogni parte per godersi le vacanze. Maggiormente in risalto è il comune di Lacco Ameno, con il lussuoso albergo “Regina Isabella” con le sue terme, il Fungo e il suo incantevole mare. Un modo per mostrare gli altri luoghi dell’isola come la spiaggia di San Montano, la chiesa del Soccorso, è il ruolo della guida, in questo caso ragazzo isolano, che con la sua motoretta mostra l’isola ad una coppia di francesi. Tra le curiosità cinematografiche isolane, emerge anche la vicenda di Paolo Stoppa che ebbe vivaci liti con Vittorio De Sica.

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  •  Titolo Film VACANZE A ISCHIA
  •  Anno 1957
  •  Genere COMMEDIA
  •  Produzione RIZZOLI FILM - ROMA / FRANCINEX (PARIGI) BAVARIA FILMKUNST - MONACO
  •  Regia MARIO CAMERINI

 

  •   Attori principali: Vittorio De Sica, Myriam Bru-Paolo Stoppa, Pippino De Filippo
  •   Fotografia: Otello Martelli
  •   Montaggio: Giuliana Attenni
  •   Musiche: Alessandro Cicognini

 

Trama del Film

Ischia con il suo sole e le sue bellezze naturali attira i visitatori più diversi, che giungono da ogni parte per godersi un gradevole periodo di vacanze. Vi giunge l’avvocato che sogna un po’ di riposo ed invece passa tutto il tempo in preda all’agitazione per il timore di aver provocato la morte di uno scugnizzo, gettando in mare una moneta; c’è poi l’ingegnere, uomo tranquillo, capace quant’altri mai di apprezzare la dolcezza del soggiorno al quale quattro giovinastri fanno una burla atroce, insinuandogli nell’animo il sospetto che la moglie lo tradisca e che il figlio che aspetta non sia suo; ci sono i quattro giovani suddetti, sempre a corto di denaro, che impiantano dei finti bagni termali per sfruttare la credulità degli stranieri. Portati al commissariato se la cavano con un po’ di spavento, grazie all’intervento dell’ingegnere che li conosceva e al quale confesseranno la loro feroce burla, restituendogli la tranquillità. Uno di loro s’innamora seriamente di un’infermiera e ne viene corrisposto. Ed ecco due sposi francesi, venuti in Italia per ravvivare il sentimento che li ha uniti ed ora è illanguidito; essi ripartono al più presto quando il marito s’accorge che la moglie non è insensibile alle premure di un giovane isolano. In mezzo alle non sempre pudiche vicende abituali, vi è anche qualche nota più piccante: un processo per oltraggio al pudore, in cui i giudici, come gli imputati, mostrano più morbosa curiosità che sollecitudine per la giustizia. Passa per tutti il periodo delle vacanze, ma sull’isola continua a splendere il sole.
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Scampolo Sissi a Ischia in lingua originale - Alcune Scene Girate Ad Ischia 

Il regista e sceneggiatore tedesco Alfred Weidermann, reso famoso in campo internazionale dal film” Canaris”, dirige con buon mestiere, ma senza particolare inventiva, alcune commedie sentimentali due delle quali con Romy Schneider: “Kitty” e “Scampolo” che deriva dall’omonima commedia di Dario Niccodemi, o “Sissi ad Ischia” che sfrutta la popolarità del film interpretato dalla Schneider in “La principessa Sissi”. Il film permette una conoscenza approfondita dell’isola in quanto all’inizio vi si racconta la storia e si mostrano le immagini della quotidianità del paese. La protagonista, Scampolo, lavora come guida turistica che mostra ai turisti le bellezze dell’isola e proprio come guida entra nel Castello Aragonese e ne racconta la storia. Il regista con la realizzazione di questo film permette alla popolazione tedesca di arricchirsi delle bellezze, ma anche della solarità che Ischia, dal film trasmette. Ischia assurge all’acme della cinematografia con questo film, per una serie di immagini che la nostra protagonista ci permette di vedere con lo scopo proprio del film, di cogliere l’isola in ogni suo incanto, ogni realtà, ogni contrasto come il belvedere di Serrara, la chiesa del Soccorso a Forio, e sul piazzale aragonese con lo sfondo del Castello, l’immancabile bar “Coco gelo”. Alcune scene furono girate anche a Piazza Croce, sulla spiaggia di San Pietro e sulla riva Destra.

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  •  Titolo Film SISSI A ISCHIA - SCAMPOLO
  •  Anno 1957
  •  Genere COMMEDIA
  •  Durata 95 Min
  •  Tratto da COMMEDIA DI DARIO NICODEMI
  •  Produzione UFA INTERNATIONAL
  •  Regia ALFRED WEIDENMANN

 

  •   Attori principali: Viktor De Kowa, Paul Hubschmid,
    Romy Schneider
  •   Fotografia: Bruno Mondi

 

Trama del Film

(Sissi, l’imperatrice d’Austria, non c’entra nulla; si volle sfruttare il nome con cui la Schneider era diventata famosa). Il film si svolge interamente ad Ischia ed ha per protagonista Scampolo, una ragazza che vive alla giornata senza eccessive preoccupazioni, fino a quando non incontra l’uomo di cui si innamora. Questi è un architetto squattrinato che insegue un lontano sogno, quello cioè di vincere un concorso per il miglior progetto di un quartiere moderno a Napoli. Scampolo, a modo suo lo aiuterà e quando, per una sfortunata coincidenza, la cassa, spedita a Napoli, contenente il progetto dell’architetto, non potrà essere recapitata tramite l’ufficio postale, ella non indugerà e porterà lei stessa la cassa al Ministero. La consegna si rivela molto difficile, ma Scampolo ricorderà di conoscere il Ministro, con il quale ha avuto un brillante colloquio in una festa ad Ischia, ed allora tutto diventa più facile. Il Ministro, commosso dalla storia di Scampolo, decide di accettare la cassa oltre il termine fissato per la consegna e darà molte buone probabilità per la vincita del concorso. Infine il progetto dell’architetto verrà approvato con grande gioia dei futuri sposi.
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Suor Letizia - Alcune scene girate ad Ischia 

In Suor Letizia, è narrata la storia di una suora che torna in Italia dopo anni di missione in Africa e viene subito inviata ad occuparsi della vendita, ad Ischia, di un convento ormai in decadenza. L’impatto della suora con l’isola può essere sintetizzato dal commento che ne fa: “Qui è peggio che in Africa, sorelle”. In effetti, la vita è dura, il lavoro nei campi strema, i bambini rubano le capre, i pescatori non hanno i soldi per comprare le reti, l’isola è spopolata dall’emigrazione”. Dell’isola si evidenzia come non vi sia ancora alcun segno turistico. Suor Letizia scende dal vaporetto, solitaria, il vaporetto serve solo per portare o riportare da Napoli i paesani, che vanno per lavoro. Questo film non è stato apprezzato dai molti critici che lo hanno considerato un melodramma colmo d’affettazione.

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  •  Titolo Film SUOR LETIZIA
  •  Anno 1956
  •  Altri titoli IL PIU' GRANDE AMORE
  •  Tratto da UN IDEA DI ANTONIO ALTOVITI E GIOSE RIMANELLI
  •  Genere DRAMMATICO PSICOLOGICO
  •  Produzione SANDRO PALLAVICINI PER RIZZOLI FILM, PALLAVICINI
  •  Regia MARIO CAMERINI

 

  •   Fotografia: Gianni Di Venanzo
  •  Montaggio: Giuliana Attenni
  •  Musiche: Angelo Francesco Lavagnino

 

Trama del Film

Suor Letizia (Anna Magnani), una suora che ha passato vent’anni nelle missioni africane ed è appena tornata in Italia, viene mandata in un’isola del golfo di Napoli (Ischia), dove un convento si trova in precarie condizioni. Ella dovrà regolare nel modo migliore tutte le pendenze, chiudere il convento e ricondurre le poche suore alla Chiesa Madre. Mentre si dedica al compito affidatele, Suor Letizia conosce per caso un povero bambino abbandonato, la cui triste sorte le ispira una profonda comprensione; Salvatore è orfano di padre, sua madre Assunta è sul punto di abbandonarlo per seguire in America Peppino, un operaio che ha promesso di sposarla a condizione che ella rinunci al figlio. Mossa da un sentimento di accorata pietà, Suor Letizia accoglie in convento Salvatore insieme ad altri bambini: viene riaperta la scuola, tutto si rinnova e rinasce. Il monastero risorge a nuova vita. A poco a poco Suor Letizia sente destarsi nel cuore un sentimento sconosciuto, un sentimento materno, che la spinge ad affezionarsi in modo particolare a Salvatore. Ma ben presto la Superiora la richiama ed ella comprende che dovrà separarsi dal suo protetto, che appartiene alla sua vera madre. Suor Letizia si reca a Napoli e convince Peppino a rendere regolare la sua relazione con Assunta e ad adottare Salvatore. Il distacco dal suo protetto è per la suora doloroso; ma l’avvenire del bambino è assicurato.
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Il mostro dell'isola - Le scene più belle girate a Ischia 

Molti di questi film utilizzano l’isola solo come location, come nel caso del film girato nel ’45, appena terminata la seconda guerra mondiale, “il Mostro dell’isola” del ’53, con la regia Roberto Bianco Montero, in cui l’orrore vi scaturisce per sottrazione più che per potenza visionaria, come nel personaggio di questo film, sublimato nell’immaginario collettivo nell’icona corpulenta e barcollante, dalla faccia ricucita, del mostro di Frankenstein.

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  •  Titolo Film IL MOSTRO DELL'ISOLA
  •  Anno 1953
  •  Genere POLIZIESCO
  •  Durata 90 Min
  •  Produzione FORTUNATO MISIANO PER ROMANA FILM
  •  Regia ROBERTO BIANCHI MONTERO - FRANK FED

 

  •  Attori principali: Boris Karloff, Gianni Breschi, Bruna Camerini, Giuseppe Chinnici, Alberto D'Amario, Domenico De Ninno, Angelo Dessy, Jole Fiero, Carlo Duse, Clara Gamberini, Giuseppe Addobbati, Giulio Battiferri, Germana Paolieri, Patrizia Remiddi, Salvatore Scibetta, Kitty Vinciguerra, Franca Marzi, Renato Vicario
  •  Fotografia: Augusto Tiezzi
  •  Musiche: Carlo Innocenzi

 

 

Trama del Film

Un ufficiale della guardia di finanza, il tenente Andreani, che ha una particolare esperienza della lotta contro i contrabbandieri di stupefacenti, viene inviato nell’isola d’Ischia, dove si sospetta che tale forma di contrabbando abbia uno dei suoi centri più importanti. Nessuno sospetta però che il capo dei contrabbandieri sia, come di fatto è, Don Gaetano, il benefattore dell’isola, colui che ha fondato e mantiene a proprie spese un ospizio per i bambini malati o malaticci. Le indagini iniziate da Andreani irritano Don Gaetano, il quale per indurlo a desistere fa rapire la figlioletta del tenente. Questi non si lascia intimidire e si getta nella lotta con maggior impegno: fingendosi un intermediario, che vuol trattare l’acquisto della droga, Andreani si reca nel covo dei contrabbandieri, dove trova con sua sorpresa un’antica conoscenza, la cantante Gloria D’Auro. La donna però non lo denuncia ed egli può continuare nella finzione. Con l’aiuto di Gloria, la bambina viene liberata; intanto Andreani coi suoi circonda la villa di Don Gaetano ed arresta i contrabbandieri. Ma il vecchio riesce a fuggire con la bimba, che ha ripreso dopo aver ferito mortalmente Gloria. Andreani insegue il delinquente e con l’aiuto di Zar, il fedele cane lupo, affezionato alla bimba, riesce a catturarlo, salvando la figlioletta.
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Scene tratte dal film Il Corsaro dell'isola verde 

Di notevole importanza, per una più ampia conoscenza dell’isola non solo sul territorio nazionale, ma anche all’estero, è stata la lavorazione del film “Il corsaro dell’isola verde” realizzato nel ’52, con la regia di Robert Siodmak, che s’ispira per alcune sequenze di cappa e spada al film ”Il pirata nero”; del quale si dice che nei lontani anni ’20, il divo del cinema muto Douglas Fairbanks Sr, aveva chiesto alla casa di produzione di poter realizzare ad Ischia questo film, ma la proposta cadde nel nulla. Si nota, inoltre dal film, un’insospettata propensione di Siodmak nello sfruttare al meglio la coppia comico-acrobatica Lancaster - Cravat ”Inventata” da Tourneur per il film “La leggenda dell’arciere di fuoco”.

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  •  Titolo Film IL CORSARO DELL'ISOLA VERDE
  •  Anno 1952
  •  Genere AVVENTURA
  •  Durata 104 Min
  •  Produzione HAROLD HECHT/NORMA PICTURES
  •  Regia ROBERT SIODMAK

 

  •  Fotografia: Otto Heller
  •  Montaggio: Jack Harris
  •  Musiche: William Alwyn

 

 

Trama del Film

Un brigantino di pirati, agli ordini del celebre capitano Vallo, cattura nel Mar dei Caraibi un galeone spagnolo con armi, munizioni e 200 soldati, al comando di Don José Gruda, mandato a combattere i rivoltosi dell’isola Salina, guidati da El Libre. Vallo decide di vendere le armi ai ribelli, ma intanto finge di accettare le proposte di Don José che gli offre 50.000 fiorini per la consegna di El Libre. La nave giunge nel porto: durante la notte Vallo scende a terra con un uomo della ciurma e incontra Consuelo, figlia di El Libre, dalla quale apprende che suo padre è in prigione. Egli le promette di liberarlo e, insieme a lei, ritorna sul galeone, dove indossa gli abiti di Don Josè, mentre i marinai vestono le uniformi dei soldati. Preso per l’inviato del Re, Vallo può liberare El Libre e lo scienziato Prudence; ma, riconosciuto, deve rifugiarsi con gli altri sul galeone. Qui i pirati che speravano di poter vendere le armi, avendo compreso che Vallo vuol regalarle agli insorti, si ammutinano. Nel conflitto El Libre viene ucciso; Vallo e Prudence, incatenati, vengono calati in una barca e abbandonati alla deriva. Essi però si salvano e sbarcano incolumi. Messosi a capo dei ribelli, Vallo sgomina gli avversari, riconquista il galeone e libera l’isola (da cinematografo.it). «Mirabile storia di una fra le mille avventure del celeberrimo capitano Vallo (Burt Lancaster), campione invitto della pirateria, terrore del mare dei Caraibi, ladro di tesori e... di cuori. Benché la vicenda si svolga nel XVIII secolo, si vedono impiegati nella battaglia un aerostato, esplosivi potentissimi e un sottomarino. Ma, trattandosi di corsari, sarebbe pericoloso fare obiezioni o domande: fate dunque un atto di fede e, se non riuscite a credere a tutto, credete  alla metà» (Novelle Film, n. 502/1957).
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“La scogliera del peccato” del ‘50, con la regia di Roberto Bianchi Montero, fu un film realizzato soprattutto nel comune di Forio, con l’immagine inconfondibile della Chiesa del Soccorso. Vi si narra la storia di una donna che porta alla rovina un intero paese, Ischia. ( Mereghetti, 2002). L’isola fa da supporto decisivo al film, che, anche se con la partecipazione di Gino Cervi, è alquanto labile nella trama.

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  •  Titolo Film LA SCOGLIERA DEL PECCATO
  •  Anno 1950
  •  Genere DRAMMATICO
  •  Durata 93 Min
  •  Produzione INTERNATIONAL URANIA FILM
  •  Regia ROBERTO BIANCHI MONTERO

 

  •  Attori principali: Virginia Balistrieri, Gino Cervi, Augusto Ciabatti, Silvia Fazi, Margaret Genske
  •  Fotografia: Carlo Nebiolo
  •  Musiche: Alberto De Castello

 

Trama del Film

Silvano, uomo d’età matura, malaticcio e misantropo, dedito all’alcool, vive solitario nella sua capanna. Un giorno riappare nell’isola Stella, giovane donna di vita dissoluta, che è stata la rovina di Silvano. Essa si reca da lui, tentando di sedurlo ancora, ma quando vede che il vecchio cerca soltanto di nascondere il gruzzolo, fa in modo di propinargli una dose di medicinale tanto energica da provocarne la morte. Stella resta così padrona della capanna e del gruzzolo, e scesa in paese, riesce a sedurre Paolo, giovane pescatore. Costui, subendo il fascino della maliarda, trascura la fidanzata e si lascia coinvolgere nei loschi traffici d’una banda di contrabbandieri. Michele, tornato improvvisamente in paese, impone a Paolo di adempiere alla promessa fatta alla di lui sorella; ma cede poi egli stesso alla seduzione di Stella, di cui diviene a sua volta l’amante. Coinvolto nel contrabbando, Michele viene da prima arrestato, poi rilasciato dopo qualche tempo. Recatosi alla capanna di Stella, la sorprende con Paolo; tra i due uomini s’accende una rissa violenta. Stella, che cerca di favorire Michele, viene respinta e cade in mare. Sparita la maliarda, i due uomini sono costretti a stringersi la mano: nell’isola ritorna la pace.
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Il film “Campane a Martello” del ’49 con la regia di Luigi Zampa, sembra mostrare l’isola di quei tempi in modo abbastanza reale. Nell’immediato dopoguerra, infatti, nel film, Agostina e Australia sbarcano ad Ischia, dopo aver ricevuto il foglio di via per essersi prostituite, in un paesaggio ancora sconvolto dalla guerra. La vita sembra ricominciare anche per loro. Ischia è una terra di lavoro, dove al porto si puliscono le botti, probabilmente per una ripresa delle esportazioni del ”Forastera”, vino bianco tipico dell’isola; è una terra povera dove basta poco per divertirsi: si organizzano feste di paese con gare di corsa nei sacchi sulla spiaggia. I cumuli di macerie che segnano il paesaggio non sono la sola eredità della guerra; c’è anche il triste fenomeno dell’infanzia abbandonata: i figli illegittimi, nati in seguito alla permanenza della troupe di occupazione, rifiutati per vergogna dalle madri, sono accolti nella piccola chiesa Santa Maria del Soccorso e a prendersi cura di loro è un prete (Eduardo De Filippo) che deve lottare contro l’insensibilità di tutto il paese e in particolare dei suoi notabili. Motivo ispiratore della pessima critica riscossa da questo film è proprio la posizione del regista, che - secondo Aristarco - si è creduto in dovere di prendere, assai maldestramente, le difese delle infelici vittime dell’amore venale contro la condanna borghese.

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  •  Titolo Film CAMPANE A MARTELLO
  •  Anno 1949
  •  Genere DRAMMATICO SOCIALE
  •  Durata 100 Min
  •  Produzione CARLO PONTI PER LA LUX FILM
  •  Regia LUIGI ZAMPA

 

  •  Attori princiapali: Eduardo De Filippo, Gina Lollobrigida,
    Yvonne Sanson, Carlo Romano
  •  Fotografia: Carlo Montuori
  •  Montaggio: Eraldo Da Roma
  •  Musiche: Nino Rota

 

Trama del Film

Agostina è una cameriera, che nell’immediato dopoguerra s’è messa a fare la “signorina”. I suoi risparmi li manda via via al parroco del suo paese, perché glieli conservi. Partiti gli alleati, Agostina si reca al paese, per ritirare i suoi denari. Ma qui l’attende una sgradevole sorpresa. Il vecchio parroco è morto e il nuovo, Don Andrea, non sapendo in un primo tempo a quale uso è destinata quella somma, se n’è valso per creare un orfanotrofio. Ora i denari sono spesi e Don Andrea invoca ulteriori soccorsi. Quando apprende la vera origine dei risparmi di Agostina, Don Andrea, ammalato di cuore, per poco non resta fulminato. Per restituire almeno in parte il denaro, immagina uno stratagemma. Fa suonare le campane e alla popolazione accorsa dichiara che non ha più i mezzi per provvedere alle orfanelle. Ha chiesto invano al sindaco di destinare all’ospizio i denari raccolti per erigere un monumento. Ora è costretto a chiudere l’ospizio ed affida le orfanelle alla popolazione. Le bambine piangenti passano la notte sui gradini del sagrato; ma il sindaco di fronte alle proteste della popolazione manda i denari al parroco, che vuol consegnarli ad Agostina. Ma questa vi rinuncia, e Don Andrea, per le varie emozioni, muore. Ben individuabili i vari luoghi dell’isola.
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Aderente all’istanza neorealistica è il film “Il Mulatto”, del 1950, con la regia di Francesco De Robertis, che ispirandosi a fatti reali, vuol essere un appello alla giustizia per la risoluzione di uno fra i più delicati problemi che la guerra ha comportato. In questione è il tema della differenza razziale, che aveva già trovato spazio, e negli stessi termini, nella canzone ”tammurriata nera”, di sicuro effetto sulla sensibilità popolare. Ischia con le sue location naturali e con l’ausilio della “farmacia Mirabella” e il “Caffè” delle Signorine ”Fiurinte”, offre l’ambientazione adatta per le vicende narrate nel film, essendo anch’essa, vittima di sconvolgimenti sociali, legati alle scorrerie barbare avvenute nel passato. Il film è tendenzialmente positivo, ma l’argomento scabroso ne fa uno spettacolo non adatto ai giovani; (Bianchi, 1950) può essere considerato un melodramma all’apparenza convenzionale, ma che sa affrontare il tema del razzismo con un’intensità ed un’originalità capaci di evitare qualsiasi scappatoia per far emergere il problema nella sua interezza. La doppia colonna sonora, fatta di musica napoletana e di musica americana bluse e jazz, sottolinea l’inconciliabilità di due universi opposti, anche se segnati entrambi dall’emarginazione. ( Mereghetti, 2002).

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  •  Titolo Film IL MULATTO
  •  Anno 1949
  •  Genere GUERRA
  •  Durata 85 Min
  •  Produzione SCALERA FILM
  •  Regia FRANCESCO DE ROBERTIS

 

  •  Fotografia: Carlo Bellero
  •  Musiche: Annibale Bizzelli

 

Trama del Film

Durante la guerra, un suonatore ambulante, Matteo, commette un furto e viene condannato a cinque anni. Mentre è in carcere, gli muore di parto la moglie. Uscito di prigione, va in cerca del bambino, affidato alle suore; ma il bambino è un piccolo negro coi ricci biondi, frutto della violenza subita, suo malgrado, dalla moglie, durante l’occupazione alleata. Molto scosso, ferito nei sentimenti più intimi, Matteo vorrebbe ripudiare il bimbo; ma non c’è niente da fare: il piccolo mulatto è per legge suo figlio. E a poco a poco, quasi senz’accorgersene, l’uomo s’accosta al bimbo, ch’è così carino, così affettuoso. Quando il bimbo s’ammala, Matteo, trepidante, si sorprende a pregare per la sua salvezza. Ormai l’ama tanto che rinuncia alla fanciulla amata pur di non separarsi da Angelo. Ma un giorno si presenta un negro, fratello del vero padre di Angelo, che è morto in guerra. Vorrebbe prender con sé il bimbo; è disposto però a lasciarlo a Matteo, se la felicità del nipotino l’esige. Ma Angelo, impressionato dal modo di fare dello zio, dalle melanconiche canzoni negre, sente il richiamo della razza e si stringe a lui. Con le lacrime agli occhi, Matteo lo lascia partire.
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Il dottor Antonio - 1937 Scene Girate a Ischia 

Antesignano del filone neorealistico risulta essere il film ”Il dottor Antonio” del ’37, con la regia di Enrico Guazzoni, che tratta dei moti del 1848. Il protagonista principale, il dottore Antonio, è condannato a molti anni di carcere, proprio nel Castello Aragonese, che in effetti, in passato, fu luogo di detenzione. Tra i suoi incarcerati per reati politici, ne può annoverare ben 62, tra i più noti: Nicola Prisco (1820-1901), Michele Pironti (1814-1885) e Carlo Poerio (1803-1867), i quali vi trascorsero un periodo tra il 1851 e il 1852, persone di grande ingegno e cultura furono, con l’Unità d’Italia, eletti anche deputati, e diedero un contributo attivo e personale alla causa dell’Unità Nazionale. (D’Ambra, 1987). La critica, però, non è stata molto benevola nei confronti della resa finale del film. Data l’importanza e la possibilità cinematografica del soggetto, poteva avere una riuscita migliore, ma l’inizio è lento e l’interpretazione degli attori risulta essere priva di accenti. (Di Meglio, 1937).

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  •  Titolo Film IL DOTTOR ANTONIO
  •  Anno 1937
  •  Genere DRAMMATICO
  •  Durata 98 Min
  •  Tratto da DAL ROMANZO OMONIMO DI GIOVANNI RUFFINI
  •  Produzione GUAZZONI - PIETRO MANDER
  •  Regia ENRICO GUAZZONI
  •  Fotografia: Massimo Terzano
  •  Musiche: Giovanni Fusco, Umberto Mancini
  •  Cast: Maria Gambarelli, Lucy - Mino Doro, Prospero - Lamberto Picasso, Sir Davenne - Margherita Bagni, Elizabeth - Claudio Ermelli, Tom

 

Trama del Film

Durante i moti del ‘48 in Italia, un dottore ha occasione di incontrare e guarire da una grave ferita una signorina inglese. Tra i due si intreccia un idillio, che viene interrotto a causa della improvvisa partenza del dottore per Napoli, dove egli prende parte alla rivolta. Arrestato, viene condannato a molti anni di carcere. Ma l’inglesina riesce a corrompere un carceriere e a facilitare così la fuga del proprio fidanzato.
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“Il corsaro nero” è tratto dal romanzo di Emilio Salgari, nel quale la nostra Pithecusa viene contrabbandata per un’isola dei Caraibi. E’ un film popolare, ma realizzato senza economia, con navi vere e con un abbordaggio d’eccellente effetto. L’isola offre, come sfondo ai duelli epici, visioni di mare e di tempeste bellissime e tremende. Di questo primo film il regista ricorda le scene ”le abbiamo girate ad Ischia, una suggestiva isola che ho sempre presente per le sue bellezze naturali. Il clima d’Ischia mi rigenerò molto. Avemmo modo di conoscere le bellissime pinete e di osservare un popolo tranquillo al suo lavoro agricolo. Nel film chiamai per una piccola parte il comico Polidor (…)”. Nel film, fu importante la lunga sequenza in cui Ciro Verratti, signore di Ventimiglia, cavalcava sull’arena dell’incantevole spiaggia dei Maronti, per la prima volta presentata ad una platea grandissima di potenziali nuovi turisti isolani.

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  •  Titolo Film IL CORSARO NERO
  •  Anno 1936
  •  Genere AVVENTURA
  •  Durata 125 Min
  •  Tratto da DALL'OMONIMO ROMANZO DI EMILIO SALGARI
  •  Produzione GIORGIO GENESI PER ARTISTI ASSOCIATI
  •  Regia AMLETO PALERMI

 

  •  Fotografia: Alberto Spagnoli
  •  Montaggio: Alberto Gallitti
  •  Musiche: Maurizio De Angelis, Guido De Angelis

 

Trama del Film

I fratelli Ventimiglia - il Corsaro Nero e il Corsaro Rosso - battono i mari delle Antille contro il Governatore di Maracaibo. Ucciso dal Governatore il Rosso, il Corsaro Nero decide di saldare definitivamente la tragica partita assaltando Maracaibo. Durante la navigazione cattura un galeone spagnolo a bordo del quale si trova, sotto altro nome, la figlia del Governatore. Il Corsaro è preso dalle grazie della fanciulla, ma quando scopre la sua identità l’abbandona in mare su di una scialuppa. La fanciulla viene salvata e ricondotta a Maracaibo, dove viene a sapere, dallo stesso Governatore, di essere solo sua figlia adottiva. E’ così possibile al Corsaro sposarla quando, dopo un furioso combattimento, egli espugna Maracaibo e uccide il Governatore. In una cronaca d’epoca si legge: «Isolani e forestieri hanno avuto una eccezionale sorpresa. Nel porto d’Ischia si erano saldamente ormeggiate due maestose navi antiche artisticamente decorate. Una appartenente alla flotta spagnola del 1600, l’altra appartenente ad una banda di corsari. Un centinaio di losche figure di corsari, dopo aver preso possesso dei locali dell’Ufficio del Forestiero per stabilirvi il quartier generale, giravano spavaldamente per il paese. Bianchi, negri, giapponesi, abbronzati dal mare, sguardi irrequieti, volti orribilmente sfregiati, armati fino ai denti con fucili, pistole, sciabole, pugnali, scuri e martelli. Spingevano cannoni e mortai, portavano casse e apparecchi infernali. Isolani e villeggianti guardavano meravigliati quanto accadeva, quasi ricollegavano l’avvenimento con le gesta piratesche dei secoli passati. Dopo qualche ora di smarrimento la calma è tornata a Porto d’Ischia. I pirati venivano solo per girare un grande film italiano, Il Corsaro nero».

Nasce ad Ischia nel 1903. A venti anni faceva il falegname, nel 1929 partì per Siena; all'accademia s’iscrisse in plastica ornamentale e disegno. La plastica lo appassionò e decise di diventare scultore. Il Mascolo nelle sue opere raccontava la storia della gente. Nelle sue silografie si trova una geometria religiosa; una compostezza ieratica.

 

Nacque a Forio il 14.2.1901 da una famiglia di patrioti e poeti, decimo di quattordici figli. A vent'anni emigra negli Stati Uniti dove fa un pò tutti i mestieri per vivere onestamente. In seguito ad un grave incidente viene internato in un ospedale psichiatrico dove impara a modellare statue con molliche di pane, sapone e patate. Nel frattempo il padre deceduto e i fratelli, credendolo morto, hanno incamerato nella successione anche la sua parte di eredità. Altre proprietà finiscono alla Chiesa. Rientra a Forio nel 1951 proprio nel periodo in ci vi affluiscono artisti ed intellettuali da tutte le parti del mondo a far corona al grande poeta anglo-americano W.H.Auden che l'aveva eletta a sua dimora dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per vivere inizia a dipingere in maniera astratta, espone i suoi quadri nell'androne del palazzo paterno al Corso Umberto I, ma non vende perchè troppo avanti sul gusto dei suoi conterranei. Cambia genere, si fa figurativo, si dà ai ritratti, riprende tutti quelli che vogliono posare preoccupandosi di dare una dimensione psicologica alle immagini. Lavora instancabilmente e per questo ora abbiamo una galleria inesauribile di ritratti dei personaggi grandi e piccoli, ma tutti interessanti, che allora affollavano Forio. La sua arte si può definire materica nei modi che la critica ha definito "action painting". Negli ultimi tempi riprende felicemente i primitivi modi astratti. Muore nel 1981.

Nata a Forio, fin da piccola ha avuto sempre contatti con i tanti artisti che hanno soggiornato a Ischia tra gli anni cinquanta e settanta. Sorella d’arte ha iniziato circa 25 anni addietro con la ceramica,, senza peraltro trascurare la pittura. Le immagini delle sue tele sono ariose e piene di movimento grazie alle quali rivivi atmosfere intrise di infanzia, di giochi, di feste. Oltre a dipingere, lavora l’argilla e decora la ceramica; pubblica racconti e favole e opinioni sulla vita politica e sociale. Collabora attivamente per le manifestazioni artistiche e culturali del Castello.
 

Info

Indirizzo: Castello Aragonese, 5
Comune: 80077 - Ischia
Tel: +39 081983224
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Francesco muove i primi passi nel campo della pittura sotto la guida del padre Luigi. Impadronendosi presto della tecnica, sulla tela egli esprime i suoi sentimenti repressi, le sue visioni, i suoi sogni. Dai quadri si legge un'altissima poesia che li mette alla pari delle migliori opere della pittura metafisica.

Era un artista primitivo che si aspirava alle tradizioni locali consacrate dagli usi e costumi popolari. Nelle sue opere idealizzava la realtà, ed i suoi personaggi erano concepiti come pastori intenti alle attività quotidiane. Egli è riuscito ad esprimere l'essenza dell'anima ischitana, con un modo pieno di colori ed allegria.

Navigando alla ricerca delle caratteristiche e delle bellezze dell'isola, un'attenzione particolare merita l'opera pittorica di un artista come Michele Cocchia.
Michele nasce ad Avellino il 16.11.1939 e sin da giovanotto inizia a frequentare alcune botteghe d'arte della zona dirette da valenti maestri.
Inizia così ad apprendere i segreti della pittura secondo la vecchia scuola delle "Botteghe" che favorivano l'apprendistato del mestiere lontano da ogni condizionamento degli insegnamenti accademici. La libertà di esprimersi senza vincoli schematici porta Michele a trovare da subito una sua strada pittorica che gli permette di raggiungere in pochi anni una caratterizzazione e uno stile proprio.
Trasferitosi ad Ischia nel 1957 inizia subito, a contatto con una natura mediterranea che esalta la luce e i colori del paesaggio un'intensa attività creativa ed espositiva.
Ben presto Ischia diventa la sua terra prediletta e la sua musa ispiratrice.

L'azzurro del mare, la dolcezza della pittura ricca di cromatici effetti, le tenue sfumature fanno del Nostro un maestro insuperabile del paesaggio e soprattutto di quello marino.
È quello di Michele Cocchia "un dipingere sereno, un'indagine sulla verità quotidiana priva di complicati significati o di falsi discorsi culturali, una verità che nasce dall'osservazione attenta, precisa che gli permette di cogliere l'attimo o il raggio di sole che incide la forma del quadro…."
Michele Cocchia ha partecipato a numerose rassegne d'arte riscuotendo ovunque consensi e riconoscimenti.

Info

Indirizzo: Via Vittoria Colonna, 23
Comune: 80077 - Ischia
Cell: +39 3485148759
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Web:www.michelecocchia.it

Nacque ad Ischia nel 1905, egli rientrò in quel filone di pittori istintivi di cui era stata ricca l’isola. Figlio di una famiglia numerosa che non poteva mandarlo a studiare, Funiciello ricordava con gratitudine il paesista Ricchizzi che scoperse il suo interesse e gli fu disinteressato maestro. Il Funiciello non usò più i pennelli da, quando a Berlino, dove ritorno nel dopoguerra, vide sul pavimento di una sartoria una ricchezza di colori negli avanzi di stoffa, lo prese il desiderio di utilizzare ciò che attendeva la ramazza, nacque l’intuizione di ciò che nella pittura isolana doveva essere novità assoluta: il collage. Compose i suoi quadri con ritagli di stoffa, riscuotendo un successo che gli assicurò una tranquilla agiatezza.
I suoi paesaggi e gli interni, dove l’accordo cromatico del mosaico di stoffa riecheggiavano i toni lieti della sua ultima maniera di pittore con i pennelli, composti con un rigore prospettico che gli costarono assai più che dipingere in modo tradizionale.

  • Aniellantonio Mascolo

  • Bolivar Patalano

  • Clementina Petroni

  • Francesco De Angelis

  • Luigi De Angelis

  • Michele Cocchia

  • Vincenzo Funiciello

Quando i medici con le cure “ufficiali” non riuscivano a guarire il malato, si ricorreva a cure e a figure alternative.
La cura con le sanguisughe era affidata ad una donna, chiamata mammena (levatrice) perché assisteva anche le donne durante il parto. Le sanguisughe erano chiuse in barattolo di vetro e applicate dietro le orecchie.
In caso di mancata guarigione il rimedio estremo cui si faceva ricorso era la rassa. I parenti del malato bussavano alle case per chiedere un segno di interesse e solidarietà: raccoglievano lardo, gocce di olio, semi di grano, qualche pietra di sale, verdura, legumi. Questi doni venivano bolliti e versati in un bagno caldo in cui veniva immerso l’ammalato.

Un rito immancabile e tuttora in uso era la veglia del defunto. Avvenuto il decesso, i parenti del defunto preparavano la stanza per la veglia. Il morto veniva disteso sul suo letto vestito con l’abito da sposo, agli angoli del letto venivano posti quattro candelabri, lungo le pareti erano disposte delle sedie per i visitatori. Sulla parete, dal lato della testa del defunto, veniva steso un lenzuolo bianco, al centro del quale era posta una croce fatta con un panno nero.
Nel mese dei morti, novembre, bussava alle porte delle case un uomo incurvato ed emaciato dal volto pallido e dagli occhi arrossati, con una bisaccia sulla spalla. Era lo spiritiello che doveva “rinfrescare” le anime dei morti. Dopo aver recitato preghiere e lunghi canti spaventosi di anime doloranti, raccoglieva nella sua sacca le offerte della famiglia (fave, pane, fichi secchi) e continuava il suo giro.

Anche a Forio, come nel resto dell’isola e in molte altre aree del Meridione e d’Italia, racconti tradizionali testimoniano l’esistenza di credenze relative a figure magiche ed esseri fantastici. Tra i più ricorrenti il munaciello, la ianara ed il lupo mannaro.
Il munaciello, spirito domestico, ambiguo dispensatore di fortuna, poteva manifestarsi sia in sembianze umane sia sotto l’aspetto di un animale, come un coniglio bianco o una capretta.
La ianara era una strega cui si attribuivano malefici e poteri soprannaturali innati, tra cui quello di provocare l’a’ ndressia, ossia contrasti tra coppie o tra genitori e figli, e di far crescere u scartiello, la gobba. Secondo i racconti popolari la ianara, donna pressoché normale di giorno, durante la notte diventava pericolosa, si infiltrava e si nascondeva nella casa della persona da danneggiare aspettando che si addormentasse per posarsi sul suo ventre fino a farle mancare il respiro.
Il lupo mannaro, figura mitica tipica di società contadine e pastorali, era ricorrente protagonista di racconti di paura in famiglia o tra amici. Era un uomo che nelle notti di luna piena si ricopriva di peli e vagava per le campagne fino all’alba ululando come un lupo. Secondo alcune versioni della leggenda, si tratta di una malattia, una sorta di asma; in questo caso, rispetto alla ianara, cui il lupo mannaro era accomunato dalla nascita nella notte di Natale, era una figura innocua in quanto essa stessa malata anziché portatrice di malattia. Altre versioni invece lo descrivono capace di sbranare altri esseri umani.

  • Malattia

  • Morte

  • Figure magiche

Molti antichi mestieri isolani e quindi anche foriani gravitavano intorno all’attività vitivinicola che negli anni preturistici impegnava la maggior parte della popolazione. Si trattava di attività specializzate, svolte da “mastri” o da ambulanti, di una vera e propria cultura fatta di attrezzi, di gesti precisi e sapienti, come nel caso dei bottai, dei parracinari, dei canestrai, persino di rituali, come dimostra l’esempio dei nevaioli.

  • L'arte dell'intreccio

  • Lavori di bottega

  • Mestieri ambulanti e stagionali

L'arte dell'intreccio ha origini antiche e con il passare degli anni diventa sempre più patrimonio di pochi, per la mancanza di interesse delle nuove generazioni.
Nell’isola d’Ischia, prima della lavorazione, i materiali vegetali, utilizzati per l’intreccio, sono sottoposti a vari trattamenti, che, a seconda del materiale, prevedono la defoliazione, la decorticazione, che serve a dare un colore diverso o anche il taglio in strisce sottili.
Una volta compiuto questo lavoro preliminare, il materiale è trattato con vapore di zolfo, che lo libera da eventuali parassiti e li sbianca.
L’artigiano lavora con pazienza il materiale creando cappelli, ventagli, cestini, rivestimenti per damigiane, bottiglie, canestri, noti in dialetto foriano come canisto, ed ancora la nassa ed il maruffo. La nassa, fino agli anni Sessanta serviva a catturare i pesci e il maruffo a mantenerli in vita per venderli in un secondo momento. I materiali utilizzati per la costruzione di questi due attrezzi da pesca erano la canna, il giunco, il lentisco, l’erica e la tamerice.
Per la domenica delle Palme, che precede la festività pasquale, si intrecciano tenere foglie di palma, che vengono scambiate in segno di pace.

Lungo le strade di paese si aprivano diverse botteghe, spesso anguste e affollate di oggetti e attrezzi, dove gli artigiani trascorrevano le giornate intenti al loro lavoro.
Tra i lavoratori di bottega più diffusi, oltre al mastro bottaio, di cui si tratta nella sezione dedicata alla viticoltura, figuravano il mastro calzolaio, l’orologiaio e lo stagnaro.
Lo stagnaro, o stagnino, era un artigiano tuttofare, al quale si portavano gli attrezzi più disparati, dalla pompa per irrorare il solfato di rame alla zappa alla padella; costruiva anche i tubi delle case e all’occasione era anche vetraio.
Una figura originale era quella del confezionatore di pacchi. La sua bottega era piena di fogli di carta, cartoni e spaghi. Vi si rivolgevano, tra l’altro, le persone che volevano spedire un pacco ai parenti emigrati in America. Bisognava innanzitutto scegliere il contenitore adatto per evitare di pagare troppo: il contenuto era incartato con un foglio e legato con spaghi, il pacco era chiuso lungo i bordi con colla ottenuta mescolando farina e acqua bollente.

Oltre agli artigiani che lavoravano all’interno delle loro botteghe, esistevano altre figure di ambulanti, che animavano le strade foriane ed isolane offrendo prodotti o servizi. Si trattava per lo più di figure maschili, raramente erano donne.
Un’eccezione era la capèra, che andava di casa in casa per pettinare le donne anziane. Altro mestiere ambulante legato ai capelli era quello del capellaro femmine che si aggirava per le case del paese con un sacco a tracolla annunciando la sua presenza al grido di “Chi vò o capellaro femmine?”: l’uomo comprava capelli delle donne foriane che li tagliavano appositamente o raccoglievano pazientemente quelli perduti in cambio di pochi spiccioli necessari per acquistare vestiti o altro.
Data la povertà diffusa, molto importanti erano i “conciatori”, in grado di aggiustare vari oggetti che molti non potevano permettersi di riacquistare.
Tra questi, il conciapiatti o conciatiane che spesso era anche conciaombrelli. Le donne si rivolgevano a lui soprattutto per riparare i piatti di creta rotti. Il conciapiatti rimetteva insieme i cocci cucendoli con ferro filato che faceva passare attraverso fori praticati in punti precisi con il trapano; stringeva le due estremità del ferro con la tenaglia e copriva infine i fori con creta applicata con le dita in modo da nascondere ogni segno di sutura.
L’arrotino girava con il suo carretto, si fermava nelle piazze ed attirava l’attenzione degli abitanti al grido “È arrivato l’arrotino” e azionando il suo trabiccolo. Ben presto intorno all’arrotino si creava una folla di semplici curiosi o di persone che portavano coltelli o forbici da affilare.
I venditori ambulanti spesso giravano per il paese solo una volta all’anno, come il venditore di paglia, che portava il suo carretto tirato da un mulo per vendere la paglia per il saccone, ossia foglie di granoturco con cui si riempivano i sacconi dei letti, i materassi di una volta, detti in dialetto locale ‘e sbreglie.
L’uomo che vendeva la reppola di mare arrivava in primavera: in una cesta di vimini tenuta sotto il braccio, detta spasella, portava un’alga di mare simile alle foglie di lattuga, utilizzata per le sue proprietà curative.
I canestrai, intrecciando materiali vegetali, realizzavano diversi oggetti, tra i quali il tipico canestro, detto anche canisto, rivestimenti per bottiglie e damigiane, cofani e cufanelle, cesti che le donne portavano in equilibrio sulla testa pieni di verdure o ortaggi, utilizzati anche per il trasporto e la vendita della neve. Ancora oggi sull’isola vengono costruiti cesti con tecniche antiche tramandate di generazione in generazione.
Ogni cesto ha una funzione specifica: la nassella, in dialetto locale ‘u nassiell, è una sorta di vassoio a forma di goccia costruito con rami di castagno e di ginestra intrecciati e rami di salice per mantenere il bordo, utilizzato per far seccare al sole i fichi o i pomodori; un altro esempio è il cufaniello ‘e ll’acene, fatto di rami di mirto e di olivo, che serve come filtro durante la vinificazione.
Un mestiere stagionale e ambulante era quello dei nevaioli o nevaiuoli, esistenti fino ai primi decenni del secolo scorso. Erano lavoratori addetti alla raccolta ed alla vendita della neve caduta durante l’inverno nei boschi della Falanga ai piedi del monte Epomeo. In caso di abbondante nevicata, il banditore suonava la tofa, una grossa conchiglia, per convocare i nevaioli che si radunavano al centro della frazione di Fontana (i Fontanesi erano infatti veri e propri maestri in questo mestiere) con indosso il costume tradizionale: calzoni a brache di velluto verde bottiglia, calze lunghe di bambagia, scarpe pesanti, giustacuore di panno color marrone, berretto di lana. Muniti di pale, cofani e bastoni, si recavano quindi nel bosco, dove, dopo aver acceso un falò con la legna raccolta nei rifugi scavati in massi di tufo, raccoglievano la neve e la grandine, le ammassavano e le pigiavano con bastoni all’interno di fosse scavate nel terreno; infine ricoprivano le buche con foglie secche di castagni, rami secchi e terra.
Terminato il lavoro, i nevaioli si raccoglievano intorno al falò per consumare il pasto a base di zuppa di fave bollite, salame, pane e vinello.
Ancora oggi, percorrendo il bosco della Falanga, si possono notare le fosse della neve, dette anche “neviere”, e i ricoveri temporanei scavati nei massi di tufo verde funzionali alle attività semirurali stagionali, quali appunto la raccolta della neve o il taglio della legna utilizzata per sostenere le spalliere delle viti. Nelle cavità la neve si conservava fino all’arrivo dell’estate, quando era venduta in cambio di pochi centesimi per fare gelati o per rinfrescare le bevande, in particolare il vino. Anche il prelievo e la vendita della neve durante i mesi estivi rispettavano un vero e proprio rituale: i nevaioli, che spesso erano ciucciari, prelevavano la neve dalle fosse e la portavano a dorso dei muli più veloci avvolta in panni dentro cofani di giunco foderati e coperti con foglie di castagno; giunti nei centri abitati dei diversi casali dell’isola, percorrevano le strade gridando «a neve, ‘neve, ‘u nevaiuolo».
La neve raccolta sull’Epomeo, insieme a vino, carne e pane, fu offerta dagli isolani al re Ferdinando IV in occasione della sua prima visita all’isola nel luglio del 1783. Alcune delibere conservate nell’Archivio del Comune di Forio risalenti agli ultimi decenni dell’Ottocento documentano l’esistenza di un dazio per la vendita della neve, un’entrata che non era però sempre garantita, in quanto non tutti gli inverni si verificavano nevicate sull’Epomeo.

I giochi popolari dei bambini e dei ragazzi foriani, come di quelli dell’intera isola, erano fatti con materiali poveri facili da procurasi, spesso legati alla stagione o improvvisati. Solo i più grandi potevano permettersi di giocare con i soldi. I luoghi di ritrovo preferiti erano spazi aperti, come le piazze di quartiere e i campi.


Alcuni giochi non sono tipici dell’isola, se non nella denominazione vernacolare: il girotondo; lo strummolo (la trottola); ‘u tirapreta (la fionda) costruita con un ramo di quercia e materiali riciclati (la camera d’aria di bicicletta per le molle e la tomaia di una vecchia scarpa per la guaina di cuoio); ‘u chirchio pè vucià (il cerchio per girare), per lo più di legno riciclato dai tini usati per la raccolta dell’uva, solo in rari casi di ferro; il gioco della campana, praticato prevalentemente dalle ragazze; mazza e pinzo, una sorta di baseball giocato con una mazza ricavata da un ramo di quercia o di sorbo e con il pinzo, un pezzo di legno più corto, levigato e appuntito che, poggiato a terra e colpito sulla punta, si sollevava e veniva percosso con la mazza in modo da essere lanciato il più lontano possibile; ‘a rucilià (rotolarsi), una gara di velocità nel rotolarsi dall’alto di un mucchietto di terreno; ‘a carruzzella, una sorta di carretto di legno con ruote.
In altri giochi rientravano oggetti di uso quotidiano, reperiti facilmente in casa, all’aperto o messi a disposizione dalla natura a seconda della stagione. Con i noccioli delle nespole, ad esempio, i ragazzi costruivano dei castelli, uno accanto all’altro; con un nocciolo si gareggiava a colpire e distruggere il maggior numero di castelli. Le ragazze invece giocavano alla fontanella, ossia lanciavano gli ossi di nespola cercando di farli cadere nella fontanella.
Tra i giochi praticati in interni figurano quelli fatti con le nocciole, dette nocelle, legati al periodo natalizio: alla fine del pranzo di Natale le nocciole venivano date ai bambini che le raccoglievano in sacchetti di stoffa. I ragazzi giocavano al gioco dei castelli, le ragazze al gioco della fontanella o al dito per dentro. In quest’ultimo gioco le nocciole venivano lanciate su un tavolo o sul pavimento, ogni partecipante a turno doveva far passare un dito nello spazio vuoto tra due nocciole cercando di non toccarle e poi dava un colpetto alla nocciola in modo da toccare l’altra; se riusciva a toccare solo quella nocciola, ne vinceva una. Sempre le nocciole erano materia prima di un altro gioco, consistente nel lanciarne una per abbattere le altre allineate. Nel mese di maggio le nocciole erano sostituite dalle cartucce vuote raccolte nei boschi: i bossoli venivano allineati e si tentava di abbatterli con il lancio di due cartucce inserite l’una nell’altra.
Nella piazza di Panza un passatempo diffuso tra i giovani era il gioco dei cavalieri, in cui i ruoli erano due, quello del cavallo e quello del cavaliere: i ragazzi sorteggiati come cavalli si ponevano con la faccia contro il muro, un cavaliere gli cingeva la vita con le mani e gli altri montavano sul cavallo prendendo la rincorsa, ammucchiandosi fino a sei insieme. Sempre nella piazza di Panza, lastricata con basalti di trachite del Vesuvio, si giocava alla marma: si gettava una moneta in aria, vinceva il giocatore che faceva cadere la moneta più vicino al centro della lastra (la marma). Se mancavano le monete si usavano i bottoni.
Le monete rientravano in altri due giochi, riservati ai ragazzi più grandi: il lancio della palla di ferro e l’azzeccamuro. Nel lancio della palla di ferro ogni giocatore conficcava un soldo per metà nel terreno e a turno lanciava una palla di ferro tentando di sterrare quanti più soldi possibile. L’azzeccamuro si svolgeva in luoghi soleggiati e riparati dal vento: ogni partecipante lanciava una moneta in modo da farla avvicinare il più possibile al muro. Il vincitore raccoglieva tutte le monete lanciate. Il muro poteva essere sostituito da una linea segnata sul terreno: quando un giocatore riusciva a far cadere la moneta al centro della linea si diceva che aveva “spaccato il segno”, se invece il soldo usciva dalla linea il giocatore era uscito fuori allo “schero”.
Una variante dell’azzeccamuro era ‘a barracca. Sulla base delle monete cadute più vicino al muro o non al di là della linea si stabiliva una graduatoria: il primo prendeva in mano tutte le monete e, dopo averle manipolate, le lanciava in aria. Vinceva le monete che cadevano con la testa sul lato esposto, mentre le altre erano rilanciate dal giocatore successivo in graduatoria fino al loro esaurimento. Il nome del gioco deriva dalla parola “’a barracca” che poteva essere pronunciata da un partecipante per invalidare il gioco in caso di sospetto imbroglio prima che le monete lanciate cadessero a terra.
Durante l’inverno nelle piazze, per sentire meno il freddo, si giocava allo schiaffo: uno dei partecipanti doveva parare gli schiaffi ricevuti dagli altri sul palmo della mano aperta sotto l’ascella, cercando di mantenere l’equilibrio.
Un gioco ancora più dinamico era l’azzancaferro o azzangafierro: si sorteggiava un partecipante con il compito di riprendere gli altri che si disperdevano e cercavano di sfuggire alla presa non facendosi toccare, toccando un cancello o un oggetto in ferro (in dialetto “azzancando il ferro”); se l’oggetto era di legno il gioco prendeva il nome di azzangalegname.
Un divertimento “alimentare” consisteva nel racioppare, ossia nel girare per i vigneti dalla fine di ottobre a Natale alla ricerca di grappoli lasciati sulle viti sfuggiti alla vendemmia o di uva cosiddetta “tempestina”, maturata in ritardo.

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Info su Ischia

  • Superficie: 46 Kmq
  • Altezza: 789 mt
  • Lat.: 40° 44',82 N
  • Long.: 13° 56',58 E
  • Periplo: 18 miglia
  • Coste: 51.2 Km
  • Comuni: 6
  • Abitanti: 58.029

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