Lungo i sentieri del Monte Epomeo

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«L’isola d’Ischia è nota come “Isola Verde” in relazione all’abbondante vegetazione che la caratterizza, costituita in gran parte da boschi, vigneti e dalla macchia mediterranea. Ed è proprio la macchia mediterranea la formazione forestale, che nel passato formava quasi un unico mantello verde, a colpire i diversi popoli che hanno frequentato l’isola, a partire dagli Eubei che nell’VIII secolo a. C. vi fondarono la prima colonia della Magna Grecia e la chiamarono Pithecusa.

La presenza dell’uomo e l’attività agricola portarono nel corso dei secoli a sostituire la macchia con i vigneti e in parte con formazioni forestali di maggior pregio quali le pinete e i castagneti», riferisce il botanico Giuseppe Sollino nella pubblicazione “Ischia verde. Itinerari ecologici e botanici” (Editore Valentino – 2002).

Attraverso i sentieri, spesso percorsi inediti, è possibile conoscere le tipicità naturali e culturali di questa terra in un viaggio affascinante attraverso una natura generosa.

Anche se si sta lavorando alla cartellonistica per mappare e mettere in sicurezza percorsi di differente durata e difficoltà, è possibile affidarsi a una buona guida, come quella del geologo Aniello Di Iorio o della guida escursionista Assunta Calise, per scoprire e sorprendersi della spontaneità dei luoghi, dell’intensità dei colori, della spettacolarità della roccia, del contrasto dei paesaggi. Un’ esperienza che entusiasma il visitatore in tutte le stagioni e permette di rivivere le tradizioni legate ad un luogo, come la raccolta del ghiaccio nel villaggio della Falanga, o l’allevamento del coniglio ischitano.

Si può raggiungere il faro di Punta Imperatore, Piano Liguori con i paesaggi rurali e i panorami mozzafiato sul Golfo di Napoli, la vetta dell’Epomeo, Santa Maria al Monte e la Falanga, il Bosco di Zaro, i Pizzi Bianchi, Piano San Paolo con le sorgenti e i fossili marini a 400 mt, Capo Buttavento con le fantastiche vedute su Ischia, i Campi Flegrei e Procida, i Canyon tra Serrara e Sant’Angelo, l’area parco del Bosco della Maddalena e i Sentieri della Lucertola.

«La macchia mediterranea – spiega Sollino - cresce rigogliosa, formata da piante sempreverdi, xerofile con splendide fioriture brillanti. Le querce, il leccio, l'olivo e il carrubo sono gli elementi arborei che insieme ad arbusti profumati, come l’alloro, le ginestre, il mirto, le filliree ed i cisti conferiscono quelle inimitabili variazioni cromatiche del verde di Ischia… Ancor più significativo è il caso del papiro delle fumarole (Cyperus poljstachius Rottb.), una specie igrofila e termofila che, al di fuori dell’area tropicale e subtropicale, cresce solo ad Ischia, tra le fumarole, ove si crea un microclima particolarmente caldo e umido».

Ecco, sono questi alcuni degli angoli più suggestivi dell’isola verde che Lamartine definì “le chef d'oeuvre du golfe de Naples, d'Italie, du monde” (“Il capolavoro del Golfo di Napoli, dell’Italia, del mondo”).

La cima: Monte Epomeo 787 mt

L’Epomeo è una meta apparentemente irraggiungibile ed aspra, dove la rigogliosa vegetazione cede il passo al tufo verde, ricreando un luogo di meditazione e di energia unico. Dalla vetta, con l’indice si possono toccare tutti i punti, delineando il perimetro dell’isola. Basta spingere lo sguardo un po’ più in la per vedere Capri con la penisola sorrentina, Pozzuoli, il Litorale Domitio. Ecco anche Ponza e Ventotene.

Il modo più semplice per raggiungere il Monte Epomeo, all’inizio strada che diventa poi ripido sentiero ma di una particolare bellezza, è da Fontana con un dislivello di circa 400 mt e una distanza di 3 Km.

In passato, la vetta veniva raggiunta con gli animali da soma. Una tradizione che si è ripetuta da generazione in generazione. I nonni spesso ne parlano ricordando simpatici aneddoti, di quando a Lacco Ameno Angelo Rizzoli parlava già di turismo, mentre a Serrara la popolazione era ancora contadina. Si camminava spesso a piedi e i principali mezzi di trasporto erano quelli in sella a muli, asini e cavalli. Nel periodo estivo, quando non si lavorava nei campi, gli uomini scendevano in piazza con gli animali e guidavano i turisti sul Monte Epomeo. Allora esisteva il capo ciucciaro al quale era affidato il compito di garantire l’ordine e stabilire le precedenze. Era un ruolo ambito, tant’è vero che spesso si faceva anche a botte. Dal tramonto all’alba si poteva salire e scendere anche undici volte.

Grazie all’Epomeo in Sella, nato dall’idea di un gruppo di giovani ischitani, è possibile rivivere questa tradizione. Il luogo d’incontro è il piazzale del negozio di souvenir Miscillo, proprio a piedi del monte. Da qui è possibile salire a cavallo alla volta della vetta più alta. Attraversando il bosco di castagni, che fa da ombrello con le folte chiome, con il pioppo argentato, le querce e un susseguirsi di belvedere colorati dalle ginestre, si giunge alla Chiesa più antica dell’isola, dedicata a San Nicola di Bari, scavata nel tufo. Accanto l’eremo ristrutturato ed ampliato nel 1754 da Giuseppe D’Argouth, all’epoca capitano del Castello Aragonese, che sopravvisse all’attacco di soldati nemici facendo voto e ritirandosi insieme ai compagni d’armi qui, dove morì il 17 Agosto del 1778.

L’avventura tragicomica di Henrik Ibsen tra i sentieri dell’Epomeo

Nessuno rimane immune al fascino del Monte Epomeo. Singolare quanto riferisce Antonina Garise de Palma sull’escursione di Henrik Ibsen, raccontata dall’amico dello scrittore, il danese Vilhelm Bergsoe. Data la sua avversione per i luoghi montani e poco accessibili, Ibsen non sarebbe mai andato all’Epomeo, ma l’amico ricorse a uno stratagemma, «cancellando la paura con la curiosità; infatti promise al suo grande amico che avrebbe letto là sulla vetta la critica non proprio lusinghiera che il signor Petersen aveva fatto al romanzo di Bergsoe intitolato Piazza del popolo. Così Ibsen accetta e in una mattinata estiva, quasi all’alba, i due iniziano la scalata al monte, digiuni data l’ora. Dopo poco, il sole fa sentire il caldo ai due ospiti nordici. Naturalmente Ibsen incomincia a lamentarsi per il caldo e per la fame. Salendo un altro poco, giungono alla dimora alpestre di un contadino situata in un vigneto lungo le pendici del monte. II contadino li accoglie con grande cordialità e offre loro una frittata e del buon vino dell’Epomeo. Sia Bergsoe che Ibsen gradiscono moltissimo quest’ultimo e ne bevono un bel po’. L’ospite norvegese apprezza il nostro vino quanto la birra del suo Paese e forse lo preferisce ad essa perché più gradevole. E’ divertente quanto narra Bergsoe a proposito di Ibsen. Questi beve alla salute ogni volta che l’amico leggeva una parte della critica negativa ed Ibsen lo interrompeva vuotando un altro bicchiere e dicendo Prosit, Jakob (questo era il nomignolo confidenziale che egli aveva dato all’amico danese). Riprendono la scalata dopo aver vuotato un’altra bottiglia di vino, ma non hanno fatto che pochi metri quando sentono il terreno sussultare sotto i loro piedi e i due, allora, decidono di tornare indietro».

Scambiando un dirupo per una scorciatoia, i due malcapitati furono trascinati verso il basso, dentro una fitta nebbia, ma rimasero miracolosamente illesi.

Il sentiero del grande cratere

Vi accompagna la Lucertola Rossa, durata: 2.15 ore ca. difficoltà II°.

Percorso: Fiaiano, Marecoppo, Monte Trippodi, Buceto, Carusiello, Cretaio, Fondo Ferraro, Casa Arcamone, bosco dei conti, Fiaiano.

Caratteristiche: Selva di castagneti, lecci, corbezzoli ed eriche, fonte di "Buceto"; uno dei più grandi carteri dell'isola - il Fondo Ferraro; splendida vista sul Castello Aragonese ed il golfo di Napoli.

Punti di partenza: Fiaiano – Bar Nik.

Punto di arrivo: Fiaiano-piazzetta.

Raggiungibile con: Bus linea 6

Il sentiero delle antiche cantine

Vi accompagna la lucertola gialla. Durata: 2 ore ca. difficoltà III°

Percorso: Buonopane, Candiano, Montegatto, Piano san Paolo, selva del Napoletano, Cannavale, Cirillo, Fiaiano.

Caratteristiche: Vigneti, castagneti, felci, eriche ed erbe aromatiche. Nella zona di Candiano e Cirillo antiche cantine, vista panoramica verso Capri ed il golfo di Napoli.

Punti di partenza: Buonopane-piazzetta.

Punto di arrivo: Fiaiano-fermata autobus linea 6.

Raggiungibile con: Andata: Bus linea CD, CS

Ritorno: Bus linea 6.

Il sentiero del santuario

Vi accompagna la lucertola viola. Durata: 2 ore ca. Difficoltà II°

Percorso: Vatoliere, Chiummano, Schiappone, Scarrupata, Schiappone Terone, Vatoliere.

Caratteristiche: Vigneti e castagneti, il santuario della madonna di Montevergine in località Schiappone, da dove si gode una bellissima veduta di Barano e altre frazioni circostanti, il cratere vulcanico del Vatoliere.

Punti di partenza: Vatoliere.

Punto di arrivo: Vatoliere.

Raggiungibile con: Bus linea 5 (Via Vatoliere).

Il sentiero delle Baie

Vi accompagna la lucertola blu. Durata: 1.15 ore ca. Difficoltà I°

Percorso: Testaccio, Monte Cotto, Testaccio.

Caratteristiche: Vigneti, querce, fichi d'india, vista sulla piccola fortezza "La Guardiola", panorama mozzafiato sulle baie di San Pancrazio, Maronti e Cava Grado.

Punto di partenza: Piazzetta Testaccio.

Punto di arrivo: Piazzetta Testaccio.

Raggiungibile con: Bus linea 5.
 

Naturalmente un buon paio di scarponcini da trekking e un minimo di allenamento costituiscono il requisito indispensabile per tutte le escursioni indicate.

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Info su Ischia

  • Superficie: 46 Kmq
  • Altezza: 789 mt
  • Lat.: 40° 44',82 N
  • Long.: 13° 56',58 E
  • Periplo: 18 miglia
  • Coste: 51.2 Km
  • Comuni: 6
  • Abitanti: 58.029

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